di Mario Seminerio – Libertiamo

Nel pomeriggio di venerdì 6 maggio, un lancio dello Spiegel Online ha causato il panico sui mercati finanziari, europei e non solo, già reduci da una settimana di forti ribassi delle materie prime. Il giornale segnalava la convocazione di un meeting straordinario tra ministri delle Finanze della zona euro per affrontare la minaccia della Grecia di uscire dall’euro. Tentiamo di decodificare i segnali, e di capire cosa potrà accadere ora.

di Mario Seminerio – Linkiesta

I 78 miliardi che saranno presto versati al Portogallo rispondono alle esigenze di un paese con un cattivo rapporto deficit/Pil, che cresce pochissimo da un decennio e che ha bisogno di riforme strutturali profonde.
Un paese, insomma, che potrebbe diventare perfino l’Avatar dell’Italia se non procediamo al più presto con una manovra di rilancio e riforme vere.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

L’ultimo dato di inflazione, riferito al mese di marzo, segna curiosamente lo stesso risultato numerico sui due lati dell’Atlantico. Il 2,7 per cento su base annua per l’Eurozona, altrettanto per gli Stati Uniti. Eppure, mentre la Banca centrale europea ha iniziato ad alzare i tassi, la Fed di Ben Bernanke non dà segno di voler intraprendere presto la stessa strada. Dietro lo stesso numero ci sono situazioni e valutazioni differenti delle due banche centrali.

Dopo la decisione del governo del fare di seppellire il nucleare ancor prima di aver posato la prima pietra, merita segnalare, sempre in ambito di politica energetica, l’ammonimento all’Italia del commissario Ue all’Energia, Guenther Oettinger, che ha scritto al ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani,dicendosi preoccupato per il rapido cambiamento dello schema italiano di incentivi alle rinnovabili, e per le conseguenze che ciò potrebbe avere sugli investimenti.

Pregevole infografica dello Spiegel che mostra quanta parte di elettricità è prodotta, nel vecchio continente, dall’energia nucleare, aggiornato al 2009. I quadratini blu indicano gli impianti in costruzione, attività in cui spicca la Polonia, che potrebbe tenere un referendum in materia. Nel frattempo, le quattro maggiori utilities operanti in Germania (E.on, RWE, Vattenfall ed EnBW) hanno comunicato al governo federale che cesseranno i versamenti al fondo che sostiene la promozione di energie rinnovabili. Tale fondo era stato istituito lo scorso autunno ed aveva come motivazione anche quella di evitare che il prolungamento della vita utile di centrali già completamente ammortizzate si risolvesse in un gigantesco regalo alle utilities proprietarie degli impianti.