Il Consiglio europeo, nella sessione che ha, tra l’altro, approvato la proposta di riforma del Patto di Stabilità e Crescita, ha deciso di accantonare (pardon, di “riscrivere”) il progetto di direttiva sulla prestazione di servizi, che porta il nome del commissario olandese al Mercato Interno nella Commissione Prodi (segnatevi questo nome, lo sentirete ancora…). Il progetto di direttiva Bolkestein aveva come obiettivo il completamento del mercato interno, attraverso la rimozione dei vincoli alla competitività nella prestazione di servizi. Il punto più controverso di tale progetto di direttiva è quello relativo al paese d’origine, in base al quale la prestazione del servizio sarebbe stata regolata non dalle norme del Paese nel quale si realizza, ma da quelle del Paese di provenienza dell’impresa erogatrice. Malgrado si ritenga che salari e condizioni di lavoro debbano essere quelli del paese in cui tali servizi vengono forniti, da più parti si sono levate grida d’allarme sul rischio di “dumping sociale” cioè, ad esempio, che un’impresa polacca fornisca in Germania prestazioni di servizi dopo aver ottenuto l’autorizzazione unicamente nel proprio paese d’origine. Il timore è quindi quello di un livellamento verso il basso degli standard di protezione e tutela sociale. Come spesso accade, l’immanente declino in cui stanno sprofondando paesi come la Francia, che pure restano pateticamente convinti di poter ancora guidare non solo l’evoluzione dell’Unione Europea, ma anche i destini del mondo, ha prodotto una reazione “conservatrice”, in ciò aiutata dalla trascurabile contingenza del referendum transalpino sulla ratifica del Trattato Costituzionale europeo.