La Banca centrale europea ha realizzato un gioco interattivo che simula la gestione della politica monetaria. Controllando una sola leva, il tasso d’interesse di riferimento, il vostro obiettivo dovrà essere quello di mantenere l’inflazione stabile e poco sotto il 2 per cento. Dopo ogni intevento sui tassi (la cui variazione minima è di un quarto di punto percentuale), cliccate su Ok, e potrete monitorare l’impatto della vostra decisione su variabili quali offerta di moneta, crescita della produzione e disoccupazione.

Qui sotto le proiezioni di crescita dei paesi dell’Eurozona nel quinquennio 2010-2014, elaborate da Ernst & Young. Si tratta di valori non dissimili da quelli ottenuti da altri modelli. Salta immediatamente all’occhio che i paesi che cresceranno meno della media di Eurolandia sono proprio i PIIGS, incluso il paese che ne uscirà meglio di altri. Riusciamo a comprenderne il motivo? Troppe tasse, che rallentano la crescita? Oppure una bassa crescita tende a produrre deficit più elevati, che finiscono con l’essere colmati non attraverso tagli alla spesa bensì soprattutto per mezzo di aumenti d’imposta?

di Mario Seminerio  – Libertiamo

Il lussemburghese Jean-Claude Juncker e l’italiano Giulio Tremonti, con un editoriale sul Financial Times, hanno proposto di affrontare la forte turbolenza in corso sui mercati del debito sovrano dei paesi periferici di Eurolandia attraverso la creazione di un bond sovranazionale europeo. L’ipotesi non è inedita, essendone Tremonti da sempre grande sostenitore, ma è la prima volta che esce dalla dimensione del pour parler per assumere un discreto grado di strutturazione operativa. Cerchiamo quindi di analizzare tale proposta.

Secondo un analista di JPMorgan, una decurtazione di “solo” il 20 per cento del valore di rimborso di titoli di stato greci, irlandesi, spagnoli e portoghesi determinerebbe l’azzeramento del capitale proprio delle banche francesi. E’ sempre più drammaticamente chiaro che fare ciò che andrebbe fatto (colpire gli obbligazionisti senior) determinerebbe il crollo del sistema bancario europeo.

Da dove cominciamo, volendo peraltro essere sintetici? Da una circostanza che ci ha colpito nei giorni scorsi: un numero ampio e crescente di cittadini irlandesi si dicono favorevoli al default dello stato nei confronti degli obbligazionisti bancari, in luogo di un devastante programma di austerità che lascerà il paese in condizioni di prostrazione per molti anni a venire. Eppure, le idee di Unione europea e FMI sono molto chiare: nessuna ristrutturazione per le obbligazioni bancarie senior.