A dirla tutta, il titolo di questo post è una lieve forzatura. Quello più appropriato doveva essere, wertmüllerianamente,  “Che significa essere un paese con una classe politica schifosamente cinica ed economicamente analfabeta, avvezza a vendere il Colosseo ad un elettorato di gonzi recidivi“. Anche da una secchiata di realtà gelida come quella che stiamo per segnalarvi si evince che agli italiani servirebbe davvero una banca centrale impegnata a stampare moneta e lanciarla sulle folle festanti.

Oggi, sul Fatto Quotidiano, compare una notizia passata inosservata al resto della nostra stampa: il Fondo Strategico Italiano (FSI), creatura tremontiana della Cassa Depositi e Prestiti, entra con un investimento intorno a 100-120 milioni di euro nella holding della famiglia Brunelli che controlla la società Finiper, che opera nella grande distribuzione attraverso i marchi Iper ed Unes. FSI acquisirà una partecipazione di minoranza qualificata sino al 20 per cento, e potrebbe successivamente ampliare la propria presenza. La domanda sorge spontanea: cosa ci sarà mai di “strategico” nella grande distribuzione organizzata italiana?

Oggi Istat comunica che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione nulla rispetto al mese precedente e aumenta dell’1,1% nei confronti di aprile 2012, con una decelerazione di cinque decimi di punto percentuale rispetto alla variazione tendenziale registrata a marzo (+1,6%). E puntualmente, ecco le lamentazioni delle associazioni di consumatori, che continuano a perdere eccellenti opportunità per farsi una cultura economica ed evitare ogni volta di intasare le agenzie di stampa con comunicati pavloviani di stampo sovietico.

Come ci informano le agenzie di stampa, salta l’introduzione dell’accisa per le sigarette elettroniche. Ma per coprire un emendamento al decreto debiti P.A. arriva un mini taglio da 15 milioni al fondo calo tasse, riduzioni per alcuni ministeri e, dal 2015, un calo dei fondi per l’editoria (17,35 milioni) e per i paesi in via di sviluppo (20 milioni).