La caratteristica principale di questo paese, mai come in questo momento storico, è di dibattere sul nulla mentre fuori il mondo evolve. Caratteristica che si è ulteriormente accentuata in questo periodo di massima impotenza della politica davanti alla gravità di una crisi irrisolvibile ed incompresa nelle sue dinamiche fondamentali, e che si tenta di esorcizzare con una sorta di pensiero magico in cui ad esempio l’improbabile eliminazione di una patrimoniale sulla prima casa sarà risolutiva. Poi si cerca di venire incontro alle frustrazioni dell’elettorato promettendo tagli ai costi della politica, ma quei tagli mai arriveranno, perché il sistema ha un’altissima inerzia, resiste con le unghie e con i denti, è un parassita che sta portando a morte l’organismo ospite e forse è consapevole di ciò, ma non può comportarsi diversamente, e quindi procede verso la perdizione. Ed ora la rappresentazione catartica è giunta al finanziamento pubblico dei partiti.

Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, parlando questo pomeriggio ad Assisi, nell’ambito di un confronto con il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha invocato una “lotta rigorosissima” all’evasione fiscale, da attuarsi soprattutto con uno strumento. Bonanni ha scolpito:

«(…) è ora di vedere persone in manette, altrimenti non si metterà fine al fatto che lavoratori, pensionati e imprese oneste continuano a pagare le tasse mentre c’è gente che, evadendo il fisco, si permette di giocare con gli interessi di un Paese dove l’evasione arriva a 150 miliardi di euro»

Suggestivo ma non particolarmente informato.

Pare che Beppe Grillo sia fortemente frustrato ed adirato con l’elettorato italiano, o meglio con quella parte di elettorato italiano che vive di privilegi: quelli che vivono di politica e del suo pletorico e putrefatto sottobosco, i pensionati ma non quelli minimi, che vengono salvati perché prendono “una vergogna”, senza che Grillo si chieda per quale motivo in Italia esiste un esercito di percipienti di pensioni minime che, con tutta probabilità, sono frutto di rendimenti stratosferici di contribuzioni risibili. Poi ci sono i pubblici dipendenti, il capro espiatorio per definizione. Queste sono le categorie del “tengo famiglia”, secondo Grillo, i conservatori che affamano l’Italia B, lavoratori autonomi, cassintegrati, precari, piccole e media imprese, studenti. Da qui origina l’esito elettorale, secondo Grillo. Può essere.

Puntata di giovedì 23 maggio di Coffee Break, condotto su La7 da Tiziana Panella con gli editoriali di Enrico Vaime. Siamo destinati al declino? Pare di sì. Soprattutto se proseguiremo a discutere sul nulla o su bacchette magiche che con la crisi nulla c’entrano, come il mantra del taglio al programma degli F-35 (qui potete farvi un’idea sul tema), o continuando ad esprimere wishful thinking sull’Europa e costruendo castelli in aria fatti di regole auree su esclusione dal deficit-Pil di investimenti o sussidi all’occupazione, che puntualmente non accadono, invocando patrimoniali salvifiche.

“Ridurre il cuneo fiscale, al 53% nel 2012, eliminando il costo del lavoro dalla base imponibile Irap e tagliando di almeno 11 punti gli oneri sociali che gravano sulle imprese manifatturiere”. Così il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. “Più della metà di quello che le imprese pagano ai lavoratori va nelle casse dello Stato” Questo è l’unico punto che dovrebbe figurare nel programma economico di un paese che sta cercando di uscire dal baratro.

Su Giornalettismo, una chiacchierata del vostro titolare con la grande Chiara Lalli su un video che -dicono- sia diventato virale in rete: l’intervento alla Camera del cittadino-deputato del M5S Carlo Sibilia. Il quale, in poco più di sei minuti, riesce a sciorinare lo scibile umano del cospirazionismo, tra signoraggio, Bilderberg, Banca d’Italia “privata” e consimili amenità. Del resto, hanno “studiato” per riuscire a produrre simili perle, ed è giusto che si godano il loro quarto d’ora di popolarità. Poi arriverà la realtà con un randello nodoso e li/ci metterà tutti a cuccia.