L’articolo 105 della Costituzione recita:

“Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.”

Come definire, allora, la deliberazione del plenum del Csm del 23 febbraio, che ha espresso una posizione di forte contrasto nei confronti di un progetto di legge ancora in discussione da parte del parlamento, la cosiddetta legge Cirielli sulla riforma degli istituti di prescrizione e recidiva?

Non sarà (domanda retorica) che il Csm agisce ed opera come un organo di rappresentanza politica, al di fuori delle proprie attribuzioni costituzionali?

“Brillante” esempio di giornalismo investigativo, Punto e a capo, il programma di Raidue dei “separati in casa” Giovanni Masotti (sempre più phonato) e Daniela Vergara, ora addirittura ridotti a condurre due distinte trasmissioni con lo stesso titolo e logo pur di non interagire, fa saltare i nervi all’Unità e a larga parte della sinistra, quella che ha sempre visto in Michele Santoro il campione del giornalismo investigativo e dell’impegno civile. A noi Masotti, in tutta franchezza, non è mai piaciuto, troppo inamidato e vagamente illividito nella conduzione, tenderemmo ad equipararlo ad un esponente della “maggioranza silenziosa” di reazionaria memoria. Ma quello che ci ha colpito, nell’aggettivazione utilizzata dall’Unità, è l’impressionante somiglianza con le tecniche di conduzione televisiva di Santoro.

Visto il clima piuttosto idilliaco scaturito dalla trasferta europea di Bush, in occasione della quale pare che la sinistra italiana abbia perduto i propri idoli degli ultimi due anni, Chirac e Schroeder, che hanno entrambi deciso di prendere atto che George W. sarà, volenti o nolenti, interlocutore dell’Europa per i prossimi quattro anni, ecco che la vulcanica mente del professor Prodi ha partorito un nuovo evento di drammatizzazione mediatica, una nuova “emergenza democratica”: l’informazione Rai. “C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi d’antico”…Prodi chiama a raccolta (o a conclave, secondo i suoi abituali metodi curiali di elaborazione propagandistica) tutti gli esponenti del centrosinistra nella Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai. Ascolta pensoso, scuote la testa, e alfin sentenzia: “La parzialità, e talvolta persino la faziosità, della nostra informazione televisiva, e purtroppo anche di quella affidata al servizio pubblico, sono sotto gli occhi di tutto il Paese. È un problema per l’Italia, è un problema per la nostra democrazia, è un problema per l’effettività stessa dei diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione”.

Ieri si sono svolte in Toscana le prime elezioni primarie ufficialmente organizzate da una regione. Risultato non particolarmente brillante, se è vero che, di fatto, vi hanno partecipato solo gli elettori dei democratici di sinistra. Ma questa notizia offre alcuni spunti di riflessione. In primo luogo, le consultazioni sarebbero costate la modica cifra di 400.000 euro, a carico del bilancio regionale. Sfortunatamente, e malgrado la stessa regione Toscana lo abbia, (come dire?) intuito, i partiti sono solo delle associazioni di privati cittadini, e davvero non si comprende il motivo di utilizzare fondi pubblici (nella deprecata America direbbero “soldi dei contribuenti”) per quello che resta di fatto un passaggio organizzativo eminentemente pre-elettorale, e quindi estraneo alla sfera della tutela pubblica dei diritti politici. Poi, colpisce che alle consultazioni abbiano partecipato solo i Ds, e che nessuna altra lista, non solo del centro-destra, ma anche del centro-sinistra, abbia ritenuto di dover mettere a rischio la privacy degli elettori e le strategie interne ai singoli partiti, forse perché le misure precauzionali a tutela della riservatezza (quali la distruzione delle schede dopo lo spoglio), risultavano del tutto insufficienti.

La visita di George W. Bush in Europa rappresenta l’ennesima occasione di “puntualizzazione” della linea politica interna all’Unione prodinottiana. La lettera di Prodi a Repubblica rappresenta un momento di ufficialità (oltre che di abituale ostentazione di atteggiamenti da statista), ed è quindi al contempo interessante e trascurabile. Trascurabile, perché rappresenta un condensato di banalità e luoghi comuni caratteristici dei protocolli diplomatici in occasioni ufficiali; interessante perché rappresenta il tentativo prodiano di affermare la propria presunta leadership entro una delle coalizioni più estremiste ed estremizzate dell’attuale panorama europeo ed occidentale. Non a caso abbiamo assistito ad uno spettro di reazioni variamente puntualizzanti e stizzite da parte degli alleati ulivisti di Prodi. Il professor “Pancho” (?) Pardi parla, per darsi una verniciata di sociologismo d’antan, di “fiducia obbligante” di Prodi a Bush, come quella concessa (si parva licet) da Furio Colombo a Sharon.

Possiamo, per una volta, essere d’accordo con Marco Follini? “E’ stata una bella manifestazione. E’ stata una manifestazione intensa e composta. Questa manifestazione ha messo insieme due cose: un sentimento umano votato alla liberazione di Giuliana Sgrena e un sentimento politico votato a chiedere una diversa posizione del nostro paese sull’Iraq. Condivido fino in fondo il sentimento umano, ho una diversa opinione politica. Non esserci è la conseguenza di questa diversa opinione”. Abbiamo seguito la diretta della manifestazione su Rai News 24, emittente satellitare ora presente anche sul digitale terrestre. Doveva essere la Cnn italiana (definizione fin troppo abusata e talvolta assolutamente offensiva nei confronti dell’emittente di Atlanta, come nel caso della definizione di “Cnn del Golfo” data ad Al-Jazeera), è invece un canale dall’orientamento ideologico ancora più distorcente ed unidirezionale del Tg3. Abbiamo sentito molte testimonianze, alcune condivisibili per la caratterizzazione umanitaria della richiesta di liberazione per Giuliana Sgrena (e come potrebbe essere altrimenti?), altre imbevute di disarmante ideologismo.

L’Ecofin ha approvato il programma di stabilità presentato dall’Italia.

Possiamo attenderci che questa notizia passerà prevalentemente sotto silenzio da parte di quella larga parte dei media italiani che sono convinti che questo paese abbia come responsabili di politica economica dei giocatori d’azzardo e pure un po’ bari. La grancassa ed il rigorismo vagamente autolesionistico scatenati sui conti pubblici italiani dalla sinistra e dai suoi “giornali di riferimento” sono piuttosto sconcertanti, se solo si cerca di analizzare e capire il perché delle attuali difficoltà dei conti pubblici italiani, e non solo.

L’economia italiana, dopo l’introduzione della moneta unica europea, è entrata in una crisi strutturale causata da produzioni industriali a generalmente basso valore aggiunto, eliminazione dell’abituale leva strategica delle svalutazioni del cambio, tessuto produttivo prevalentemente costituito da imprese piccole e molto piccole, per ciò stesso strutturalmente inadatte ad investire in ricerca. La moneta unica ha drammaticamente messo a nudo la fallacia dell’ovvietà culturale secondo la quale la “genialità imprenditoriale” italiana, oltre ad alcune peculiarità, quali il lusso, il turismo e la trasformazione agroalimentare, sarebbero state più che sufficienti a consentire al nostro paese un posizionamento strategico vincente.

Romano Prodi, in visita a Jacques Chirac, scolpisce: “Sull’atteggiamento post-elettorale la posizione è chiara : non un soldato, non una divisa, né di Francia, Germania e Spagna, né della Nato in Iraq».

Il messaggio del professore è quindi chiaro: l’Unione lavorerà per riportare l’Italia al centro del processo decisionale europeo che lui, chissà perché, tende ad identificare con Germania, Spagna e Francia, non con il Regno Unito di Blair che siede nell’Internazionale socialista ma è un nemico per i Bertinotti, Diliberto, Pecoraro Scanio che infestano la coalizione di sinistra-sinistra, con complemento d’arredo di qualche neo-doroteo alla Rutelli, e di qualche integralista di estrema sinistra catto-sociale alla Rosy Bindi.