L’Uomo antropologicamente e moralmente superiore si riconosce, di solito, da alcune caratteristiche: l’attitudine a disegnare grandi scenari futuri, tutti rigorosamente kantiani, improntati all’armonia ed alle magnifiche sorti e progressive dell’umanità, purché la medesima si conformi gesuiticamente (perinde ac cadaver) ai dettami ed ai precetti morali del progressismo chiaroveggente. Oppure, si può riconoscere dalla propensione a riabilitare eventi, persone ed idee a distanza di molti anni o decenni. Ma soprattutto, l’homo sinister si riconosce dalla caratteristica amnesia selettiva, che lo porta a reinterpretare la storia (e la cronaca) omettendo tutti quei “dettagli” che non si adattano al proprio teorema. Anche Ezio Mauro appartiene a pieno titolo alla categoria, e non poteva essere diversamente, essendo stato scelto per succedere, nella direzione della Pravda di Largo Fochetti, al nouveau philosophe Eugenio Scalfari.

L’iniziativa Patti Chiari è stata lanciata dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI), per rispondere all’esigenza di trasparenza nei rapporti con la clientela bancaria, all’indomani dei gravi scandali delle obbligazioni Cirio, Parmalat ed Argentina. L’iniziativa è finalizzata anche a consentire ai risparmiatori un confronto con il costo dei servizi bancari offerti dalle banche aderenti. Tutto molto bello, avrebbe detto l’ottimo Bruno Pizzul. Però…

…Però questa farisaica operazione di ricostituzione di una verginità etica da parte del ventre molle dell’economia italiana si è subito infranta sugli scogli del mercato e del buon senso.

La firma apposta al rinnovo del contratto della pubblica amministrazione, nella tarda serata di ieri, sembra essere la riproposizione di un vecchio schema: gli aumenti li diamo subito, la ristrutturazione e riorganizzazione della pubblica amministrazione la rinviamo ad un momento successivo, che di solito tende ad essere differito sine die. E’ finita, quindi, che il governo ha concesso esattamente l’incremento del 5.01 per cento richiesto dalla Triplice; che si è impegnato a trovare le risorse aggiuntive rispetto a quanto inizialmente stanziato per il rinnovo (4.3 per cento) con la prossima legge finanziaria che, parecchi mesi prima della sua elaborazione, si trova già con nuovi impegni di spesa da coprire.

Tra le pieghe della torrenziale requisitoria compiuta da Luca Cordero di Montezemolo all’assemblea annuale di Confindustria, tutta improntata alla strenua difesa dell’imprenditoria italiana e dei suoi atrofizzati animal spirits, si segnala il grido di dolore sull’Irap, che va abolita d’urgenza, per recuperare competitività. In sala, un diligente Romano Prodi prende appunti. Al termine della relazione di Montezemolo, il Professore scolpisce:

«La relazione di Montezemolo è forte e bella. Non ha nascosto i problemi del paese. E’ però responsabilità della classe politica di questo paese essere uniti. E proprio per questo “ ha continuato il Professore – ho chiesto l’unità dell’Ulivo. La sua forza è indispensabile per salvare l’Italia».

Su LaVoce.info appare un solenne ed inacidito “appello” della redazione al ministro dell’Economia, Siniscalco. Più che di un appello, si tratta di un esplicito invito a dimettersi. Fin qui, non si tratta di un avvenimento destinato a lasciare profonde tracce nelle nostre esistenze. In Italia, per tradizione ancestrale, l’iniziazione alle tecniche dialettiche e retoriche avviene di norma chiedendo le dimissioni di qualcuno, come insegna l’unità primigenia di socializzazione politica del nostro paese, il condominio, dove abitualmente si svolge il rito di passaggio della richiesta di dimissioni dell’amministratore. Quello che tuttavia colpisce è il tono dell’”appello”, molto simile ad un anatema, e le argomentazioni utilizzate. Si parte con un incipit da Fine dei Tempi:

Si riapre pericolosamente lo spread fra Btp e Bund e, con la decisione Eurostat, il rapporto fra debito pubblico e Pil torna ad aumentare dopo 10 anni. Ci vorrebbero mani salde alla conduzione della politica economica. Ma non c’è spazio per i tecnici in questo governo. E non c’è controllo democratico su chi davvero decide. Inquietante.

E si sviluppa il tema, peraltro con scarsa coerenza:

Che volete farci, siamo assuefatti e spossati, dicono i pacifinti…

IMBARAZZO TRA I PACIFISTI. «I CORTEI? SIAMO STANCHI»
Il manifesto : «Giuliana aveva dietro una famiglia»

ROMA – Non è il momento di chiedere a che ora, e dove, e quando, ci sarà un corteo per invocare la liberazione di Clementina, perché i grandi capi del movimento pacifista italiano non sanno cosa risponderti, perché allargano le braccia e scuotono la testa: perché non hanno organizzato ancora niente, nemmeno un sit-in, nemmeno una fiaccolata.