In una bella intervista concessa ad Aldo Cazzullo del Corriere, Mogol ripercorre il clima culturale degli anni Settanta, quello degli opposti estremismi e conformismi, quello in cui bastava una semplice gestualità per essere etichettato di destra o di sinistra. L’avvilente riflesso pavloviano del muro contro muro, il nemico da abbattere (all’epoca anche e soprattutto in senso letterale, con spranghe e P38), le sedicenti avanguardie culturali di un paese provinciale, perbenista ed ipocrita. La rigorosa assenza di una borghesia “laicamente sana”. Tracce culturalmente irrilevanti di una moral majority bigottamente conservatrice, che all’epoca si autodefiniva “maggioranza silenziosa”. E già allora, la robusta egemonia culturale della sinistra, lo schieramento più attrezzato in questo senso, a confronto della muffita simbologia tardo-fascista della destra italiana dell’epoca. Mogol parla di individualismo, e della solitudine di chi rifiuta d’intrupparsi. A lui e a Battisti andò comunque bene, ma è triste constatare come quei tempi sembrino ancora così attuali, nell’Italia pietrificata e berciante degli slogan e delle ideologie malate che tutto corrompono:

In attesa della definizione delle modalità con cui si svolgeranno le primarie per designare il candidato premier dell’Unione, osserviamo che l’entusiasmo unionista per questa forma di democrazia diretta è talmente travolgente da aver oscurato alcune elementari considerazioni di forma, oltre che di sostanza. Nei giorni scorsi abbiamo sentito Prodi declamare che non avrebbe mai accettato di “regnare senza governare”. Oltre che di un ego ipertrofico, che sta rapidamente surclassando quello di Berlusconi nel ruolo di Uomo della Provvidenza, Prodi soffre della sindrome del candidato dimezzato, destinato a guidare una coalizione ma privo di una leadership in un partito proprio. Memore dell’esito catastrofico della precedente esperienza governativa, quando fu defenestrato dall’impuntatura di Bertinotti sulle 35 ore, oggi Prodi sta tentando in tutti i modi di imporre la disciplina ad una coalizione-patchwork, sostenuto (almeno finora) dal grande sforzo dei Ds, che in queste primarie metteranno una robusta moral suasion verso i propri militanti e la loro poderosa macchina organizzativa, il tutto pur di non schierare un proprio candidato, per motivi talmente oscuri da risultare chiarissimi. E così, ecco l’ultima idea del Professore: un patto di legislatura con i partiti del centrosinistra.

EurocicciobelloNuovo sasso lanciato nella piccionaia prodiana da Francesco Rutelli che, in un’intervista apparsa oggi su Repubblica, tenta di sovvertire alcuni dei dogmi su cui il Professore tenterà di costruire la propria investitura “popolare” alle primarie del prossimo ottobre. Rutelli analizza la crisi politica dell’Unione Europea secondo schemi originali e politicamente anticonformisti, almeno in relazione all’asfittico dibattito italiano sull’argomento. Ecco quindi la critica dell’adesione compulsiva all’asse franco-tedesco, ed il rifiuto a considerare la Perfida Albione blairiana come responsabile di tutte le nequizie dell’Ue:

“Prima di tutto non dobbiamo nasconderci la realtà dei fatti, che è drammatica. L’Europa attraversa una crisi profonda. La più grave di questo mezzo secolo di storia. Le responsabilità sono diffuse. Ma è certo che non possiamo continuare ad analizzarle usando gli schemi interpretativi del passato. Dopo quello che è accaduto, non possiamo dire che la colpa è tutta di Blair, il solito filo-americano, e che per ripartire dobbiamo salire sul carro franco-tedesco, che sicuramente ci porterà lontano”.

Viale MazziniE’ nato il primo blog gestito da (alcuni) giornalisti Rai. Si intitola, manco a farlo apposta, “Schiena dritta“, citando le parole rivolte tempo addietro, ed in ben altro contesto, agli operatori dell’informazione dal presidente Ciampi. Come recita il chi siamo del sito, gli animatori del blog sono professionisti che lavorano nell’informazione Rai, i cui valori di riferimento sono:

“l’autonomia della professione e l’indipendenza di un servizio pubblico all’altezza della sua missione sociale, così come previsto dal Contratto di Servizio. Il nostro scopo è avviare in collaborazione con l’Usigrai un dibattito il più possibile ampio e articolato sulla riforma della Rai, che coinvolga non solo gli addetti ai lavori ma tutti quei settori della società italiana convinti che un servizio pubblico libero, moderno e di qualità sia una risorsa per il Paese. In questa direzione proponiamo cinque idee guida:

1. La costituzionalizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo;
2. una riforma che ne garantisca davvero libertà e indipendenza;
3. l’impegno personale in difesa della nostra autonomia professionale contro ogni tentativo di censura, manipolazione, mistificazione delle notizie;
4. la pubblica denuncia agli organismi sindacali e professionali di qualsiasi tentativo di indebite influenze dall’esterno e dall’interno tese a limitare il diritto alla libertà dell’informazione attraverso il servizio pubblico;
5. un largo confronto sul servizio pubblico che coinvolga tutte le professionalità della Rai, gli utenti, le associazioni dei consumatori e della società civile.”

Dopo alcune settimane trascorse tra ultimatum, conciliaboli, estemporanee manifestazioni di piazza di attempati girotondini bercianti, minacce di scissione ed anatemi vari, è finalmente tornato il sereno nella caotica disUnione. Romano Prodi, dopo aver definito “un suicidio politico” la scelta di Rutelli di schierare il simbolo della Margherita nel proporzionale, e dopo aver minacciato la scissione di quel 20 per cento del partito che non aveva accettato la scelta di Rutelli, estrae dal cilindro un coniglio piuttosto spelacchiato, e trova la “quadra”: niente lista unitaria, e reintroduzione delle primarie per definire il candidato premier della coalizione. In tal modo, il Professore spera di ottenere quella mitologica investitura popolare che risulta necessaria per un leader politico che di fatto è privo di un proprio partito.

I risultati dell’autopsia, pubblicati mercoledì, dovrebbero suscitare un lieve imbarazzo in tutti gli agitatori ed i politici che hanno starnazzato nel doloroso caso di Terri Schiavo e del suo diritto a morire. Non è stata trovata prova delle nequizie che sono state attribuite al marito di Terri, ed è stato accertato che il suo cervello non aveva alcuna speranza di recupero. Le innumerevoli corti chiamate a pronunciarsi avevano quindi ragione a concludere che alla donna dovesse essere consentito morire dopo 15 anni di un persistente stato vegetativo senza speranza di ripresa. L’autopsia e le ampie investigazioni compiute dai medici legali della Florida lasciano inevitabilmente aperte alcune questioni. Ma l’esito dell’indagine lascia pochi dubbi in merito al fatto che la morte di Terri sia stata il pietoso esito di questo tragico caso.

Gianni Alemanno è talmente ansioso di ricostituire munizioni per alimentare il sottobosco elettorale ed elettoralistico del proprio partito, che non perde occasione per sbandierare ai quattro venti la propria ricetta di politica economica: aumentare la tassazione sulle attività finanziarie, che la vulgata propagandistica tradizionale definisce, da sempre, “rendite”. Anche stasera, nel corso di Ballarò, l’esponente della “destra sociale” di An non si è smentito: pesantemente rimbrottato nei giorni scorsi per aver cercato di sostituirsi a Siniscalco, sconfessato a più riprese dalle prese di posizione di Berlusconi, questa volta ha usato il suggerimento subliminale:

Unicredito Italiano, la seconda banca italiana per attivi, acquisirà la tedesca HVB Group per 19.2 miliardi di euro in azioni, e darà vita alla più grande banca dell’Europa centrale ed orientale. Gli azionisti HVB otterranno cinque azioni Unicredito per ogni azione posseduta. L’acquisto, che rappresenta il maggior takeover bancario transnazionale in Europa, darà origine ad una compagnia con circa 11 milioni di clienti, soprattutto nell’Europa centrale ed orientale, dove il credito bancario cresce a tassi tripli rispetto alle nazioni dell’Area Euro. Dopo l’acquisizione, Unicredito diverrà l’ottavo gruppo bancario europeo, con 733 miliardi di euro di attivi, sopravanzando concorrenti quali il Credit Suisse e l’olandese Abn Amro. Unicredito, guidato da Alessandro Profumo, si aspetta dall’operazione risparmi netti annui per circa 745 milioni di euro entro il 2008, e mira ad un ritorno sul patrimonio netto (ROE) di circa il 18 per cento nel 2007. La forza lavoro complessiva, pari attualmente a circa 125.000 persone, verrà ridotta in media del 7 per cento.