Durante l’Assemblea Costituente del Partito democratico, sabato scorso a Roma, Walter Veltroni ha fatto una scoperta fondamentale: senza crescita non ci può essere neppure redistribuzione. E’ con profonda commozione che vi segnaliamo questa svolta epocale per gli italici destini:

Il programma del Partito Democratico assume quindi l’aumento della ricchezza nazionale come obiettivo principale della sua strategia politica e di governo. Anche perché, senza crescita, non c’è politica redistributiva che tenga.
Detto con ancora più chiarezza: senza crescita, senza più ricchezza, non c’è giustizia sociale.
Se l’economia e le imprese vanno male, ogni obiettivo di equità sociale e di creazione di opportunità si allontana.

Fine degli anni ruggenti della sinistra plurale neopauperista, quella egemonizzata dai Giordano e dai Diliberto, che sentenziavano a giorni alterni “ora basta regali alle imprese?”.

In un articolo pubblicato su La Stampa, il professor Tito Boeri elogia la proposta di Walter Veltroni di corrispondere un “compenso minimo” ai precari. Boeri non comprende perché Veltroni abbia parlato di “compenso” e non di “salario” (e non è l’unica parte criptica del “programma” economico veltroniano), ma si lancia egualmente nella perorazione dell’istituto del salario minimo che non provocherebbe necessariamente, a suo giudizio, aumenti di sommerso. Il salario minimo, per Boeri, dovrebbe essere calibrato su anzianità dei lavoratori (una proxy della loro produttività), ed ulteriormente differenziato per macroregioni (riconoscendo finalmente che la produttività non è la stessa in giro per l’Italia) e sulla paga oraria, per coprire anche i part-timers.

Del programma economico del Pd delineato ieri da Walter Veltroni a Porta a porta, un punto ci pare degno di analisi. Veltroni ha detto:

“Proporremo un compenso minimo legale che, per esempio per un contratto atipico, non potrà essere meno di 1.000-1.100 euro e daremo incentivi fiscali alle imprese per contratti a lungo termine. Alla domanda di Vespa se il resto dei soldi li metterà lo Stato per aiutare le imprese, il segretario del Pd risponde: “No, utilizzeremo la leva degli incentivi fiscali per i contratti a lungo termine”.

Pare di capire che Veltroni voglia introdurre un “incentivo” alle imprese che assumono a tempo indeterminato (tenderemmo ad interpretare così l’espressione “contratti a lungo termine”), e contemporaneamente introdurre un salario minimo legale per il tempo determinato. Se abbiamo correttamente tradotto dal veltronese, si tratterebbe null’altro che di un’idea balzana. In primo luogo, i contratti “atipici” nascono e servono per fornire la flessibilità necessaria ad un sistema “two tiered“, diviso tra insiders ultragarantiti ed outsiders mazziati.