• Per la legge fiscale americana, BP ha un credito d’imposta di 10 miliardi di dollari in conseguenza dell’incidente del Golfo del Messico. Il che significa che i contribuenti statunitensi finiranno col partecipare ai costi della catastrofe. E’ la legge, qualcuno vorrà “interpretarla”?
  • Un consumatore americano su quattro ha un credit score da subprime, cioè al livello che praticamente preclude l’accesso al credito immobiliare garantito da Fannie e Freddie ed alle carte di credito. Considerando che, in condizioni normali (cioè non in questa congiuntura), occorrono alcuni anni per recuperare un punteggio di credito sufficiente, ci sono due possibilità: o i consumi resteranno depressi per anni, per mancanza di credito, oppure ad un certo momento gli intermediari creditizi e finanziari torneranno alle vecchie (e cattive) abitudini di concedere credito a chi non lo merita;
  • Iniziata ufficialmente la stagione degli uragani, si comincia con Alex (gli eventi sono battezzati con la sequenza delle lettere dell’alfabeto), che per ora è ancora tempesta tropicale, già pronti sul Pacifico Darby e Celia. Non è dato sapere che potrà accadere quando un uragano si troverà a passare sopra la maledetta chiazza petrolifera sul Golfo del Messico;
  • Il Senato americano ridimensiona il mini-pacchetto di stimolo, eliminando l’ennesima proroga ai sussidi di disoccupazione. Da oggi 1,3 milioni di persone sono senza reddito di sostegno, saliranno a 2 milioni il mese prossimo. In una economia che ha ormai una quota “italiana” di disoccupati di lungo termine e che non crea nuovi posti di lavoro al passo che ci si attenderebbe, l’esito non sarà piacevole;
  • Esemplare post (in realtà un mini-saggio) di Serena Sileoni sulle ipotizzate (meglio, minacciate) modifiche agli articoli 41 e 118 della Costituzione. Quest’ultimo articolo, in particolare, sembra riscritto dal capo-geometra dell’Edilizia Privata di un comune. Come conclude Serena: “Nel lodevole intento di sfoltire, snellire, semplificare e ridurre le tortuosità burocratico-amministrative introdotte con leggi e regolamenti, si finisce per appesantire e intricare la massima legge dello Stato, che dovrebbe essere strutturata solo su principi generali. Altro che opera di dimagrimento della burocrazia, questa è un’operazione di ingrassamento della Costituzione!”;
  • Su nFA, analisi delle proposte di liberalizzazione del Partito democratico. Alcune idee bislacche, soprattutto quelle relative ai carburanti, nel complesso una sufficienza risicata. Ma sempre un enorme passo avanti rispetto alla controriforma di quei liberali all’amatriciana del Pdl. Sul tema, leggasi anche Carlo Stagnaro;
  • La prova provata che intervenire sull’articolo 41 della Costituzione (e su altri articoli della Parte Prima) è del tutto inutile, la si ha leggendo il protocollo d’intesa tra Fiat e le organizzazioni sindacali (Fiom-Cgil esclusa) sul futuro di Pomigliano, quando in Campania verrà trapiantato un lembo di Polonia. Leggete attentamente, e vi accorgerete che lì l’articolo 41 è già disapplicato: indovinate in quale punto;
  • La stupidità leghista non ha più freni, se non quelli di ritrovarsi presto con carenze di organici nelle strutture pubbliche coinvolte in questo uso demenziale della burocrazia come forma di “protezionismo” d’accatto. Come si dice deregulation in Veneto? E soprattutto, in quale dialetto veneto?
  • In Francia prosegue un dibattito molto italiano (cioè parolaio) sulla manovra, ma finora nulla di deciso. Con un rapporto deficit-Pil all’8 per cento, i mercati potrebbero innervosirsi. Per il momento il premier François Fillon vorrebbe abbattere il totem dell’età di pensionamento a 60 anni con le solite sequenze solenni alla francese (“verità, equità, giustizia e progressività”), ma si parla anche di una addizionale Irpef, e non solo sulle pensioni, visto che la metà della manovra da 100 miliardi di euro dovrà essere fatta dal lato delle entrate;