Negli Stati Uniti, il dato sulla spesa per consumi personali in novembre, pubblicato la vigilia di Natale, mostra un calo dello 0,6 per cento in termini nominali. Un dato certamente non positivo, ma forse destinato a contribuire ad una spesa per consumi del quarto trimestre meno disastrosa del previsto. Utilizzando la stima dei primi due mesi del trimestre, si otterrebbe infatti un calo della spesa reale per consumi personali nel quarto trimestre del 2,9 per cento, su base annualizzata. E’ verosimile che altri componenti del Pil, soprattutto gli investimenti, saranno molto deboli nel quarto trimestre, ma occorre considerare che l’attuale stima di consenso del Pil nel trimestre, pari a meno 5 per cento annualizzato, è basata su un calo della spesa dei consumi dell’ordine del 4-4,5 per cento. Quindi, se la tendenza dei primi due mesi del trimestre sarà confermata, e se non vi saranno crolli di altre componenti, è verosimile attendersi una revisione al rialzo del Pil del quarto trimestre, nel senso di una contrazione minore del previsto. Visti i tempi che corrono, bisogna farsi andar bene anche questo.

Nella definizione di Nicolas Nassim Taleb, il cigno nero è un evento di difficile previsione, grande (o enorme) impatto, e soprattutto raro, oltre l’ambito delle normali aspettative. O delle aspettative normali, intese come gaussiana, che nessuno usa più tranne i risk management delle società di gestione (questa è una battuta-forzatura, non prendeteci alla lettera). Il cigno nero si manifesta su differenti scale rilevanti: può interessare un’intera popolazione o un singolo soggetto, ed il concetto non è necessariamente assimilabile ad un evento catastrofico, ma solo di vasto o vastissimo impatto. Sulla base di tale definizione, è piuttosto agevole ricomprendere nell’ambito del cigno nero quello che sta accadendo al produttore di scarpe dello stesso tipo di quelle lanciate contro Bush dal giornalista Muntadar al-Zeidi.