Cari e meno cari lettori,

per le prossime due settimane la frequenza di pubblicazione rallenta, per la pausa agostana. Restiamo come al solito pronti a commentare sul nulla degli spasmi di un paese divenuto un social network a cielo aperto e sulla sua ridicola classe politica, ora che inizia l’ultimo tratto del percorso che ci porterà alla naturale scadenza della legislatura, ed in attesa di avere un parlamento nuovo di zecca ed ancor meno funzionale e funzionante dell’attuale.

Giorni addietro il presidente di Acri e Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, ha fatto conoscere il suo pensiero riguardo alla valutazione della quota di Atlante posseduta dalle fondazioni, che nell’opera hanno messo 536 milioni. Come ampiamente anticipato dallo stesso Guzzetti nelle ultime settimane, la quota non si svaluta. E che caspita.

Via l’euro e spariranno tutti i problemi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Tra gli “engagement”, le promesse presidenziali di Marine Le Pen ai francesi, spiccano quelli per l’economia. Per il lavoro, e nella migliore tradizione retorica francese, si parla di “modello patriottico”, da attuare con un ossimorico “protezionismo intelligente”. Ad esempio, riservando le commesse pubbliche ad imprese francesi, purché lo scarto di prezzo con le corrispondenti offerte straniere sia “ragionevole”. Oppure creando niente meno che una “autorità di sicurezza economica” che contrasti gli immancabili “fondi avvoltoio” e tutte le minacce che il mondo rapace porta alla Francia, creando a questo fine un fondo sovrano attraverso la Caisse des Dépots e Consignations, la Cassa Depositi e Prestiti transalpina.

Gli anglosassoni lo chiamano level playing field, che sarebbe l’eguaglianza delle condizioni di gioco, in senso lato. Il concetto, in questi anni disgraziati, tende ad identificarsi con la radice del vittimismo italiano, soprattutto nei rapporti con la Commissione Ue, in massimo grado nel settore bancario. Ad esempio, l’Abi per lungo tempo ha lamentato lo svantaggio rispetto alle banche di altri paesi, che di norma possono detrarre dall’imponibile le sofferenze nello stesso anno in cui si attua lo stralcio, mentre le italiane avevano, nel regime precedente, una lunga transizione. Problema superato qualche anno addietro, dal governo Letta.

C’era una volta un provvedimento legislativo italiano che, nelle intenzioni del legislatore, doveva servire ad aumentare la concorrenza e di conseguenza il benessere dei consumatori. Questo accadeva prima che il nostro paese venisse travolto da un’ondata senza precedenti di neoliberismo, di quelli che Dickens avrebbe magistralmente narrato. Fu così che la “legge sulla concorrenza”, che doveva avere cadenza annuale ed essere l’erede delle “lenzuolate” di liberalizzazioni rese oggi orfane dal loro papà, Pierluigi Bersani, che se ne dice amaramente pentito, finì a stagnare in parlamento o diventare veicolo di emendamenti per preservare il Popolo dall’assalto neoliberista.