Tra i punti programmatici di Italia Unica, il partito di Corrado Passera che nei giorni scorsi si è presentato ufficialmente al pubblico, vi è anche la restituzione del 50% dell’Iva pagata dai consumatori su acquisti effettuati con moneta digitale (carte di credito e di debito). Obiettivo della misura è quello di contrastare l’evasione fiscale e stimolare i consumi. Il problema è che la proposta, ultima di una lunga serie a cui sono state immolate preziose energie, altro non è se non l’ennesima rimasticatura del famigerato contrasto d’interessi, che evidentemente in questo paese è sempre molto amato.

Quelli tra voi che usano come esclusiva fonte di informazione la stampa domestica, tra teatrini televisivi e buche delle lettere partitiche su carta stampata, negli ultimi giorni devono aver tratto motivo di conforto e di rinnovato orgoglio nazionalistico. Si narra infatti, di qua delle Alpi, di una Germania messa all’angolo anche in sedi europee, che ora “deve spendere, e poche storie”, e di un’Italia che praticamente ha preso per mano l’Europa e la sta conducendo verso le praterie del deficit “a fin di bene”, quello che toglie i peccati ordoliberisti dal mondo.

Intervistato sul Corriere da Lorenzo Salvia, il vice ministro all’Economia, Luigi Casero (un ex Forza Italia passato con Alfano con fama di competente che da tre anni alberga a via XX Settembre), presenta un paio di idee meravigliose per contrastare l’evasione fiscale grazie all’innovazione della fatturazione elettronica estesa ai privati, che Casero vede come la scoperta del fuoco. L’effetto finale è esilarante ma anche la conferma dello stato pre-terminale del paese e della sua classe politica.

Come ogni anno, anche quest’anno il governo pro tempore è impegnato a quadrare il cerchio tra le enormi aspettative insufflate nell’opinione pubblica, di solito testimoniate dal rimbalzo degli indici di fiducia dei creduli consumatori, e la realtà di risorse pressoché inesistenti. Perché inesistenti? Perché, nella patria dei “diritti acquisiti”, spostare voci di spesa causa sollevazioni popolari. Come altrove, più che altrove.

Venerdì scorso il consiglio dei ministri ha approvato il decreto fiscale, che contiene 21 articoli in cui c’è di tutto, tra rottamazione delle cartelle esattoriali, norma e sanzioni del Golden Power per evitare le famose “scorrerie” dello Straniero sul patrio suolo, e quant’altro. Intanto arrivano le prime indiscrezioni sulla legge di Bilancio, la suprema ordalia della democrazia. Due “dettagli” balzano all’occhio, e non è un bel vedere.

Come ogni anno, impazzano le “soluzioni” da inserire nella legge di bilancio per raggiungere la felicità. Quest’anno, un gradito ritorno: lotta all’evasione e criminalizzazione del contante. Leggiamo di “proposte” che durano lo spazio di un mattino ma sono comunque suggestive perché illustrano vividamente a cosa può arrivare un paese profondamente malato. Un vero brainstorming ma senza il cervello, in pratica.

Il 2 settembre giungerà alle Camere il progetto di legge di iniziativa popolare voluto dalla Cisl per erogare mille euro annui in più, su base pressoché universalistica (lavoratori, pensionati, incapienti). E sin qui, tutto molto bello, come avrebbe detto Bruno Pizzul. I problemi sorgono nelle coperture e nella filosofia ad esse sottostante. Oggi la segretaria generale Cisl, Annamaria Furlan, ha inviato una bella letterina al direttore de La Stampa, per illustrare il dettaglio dell’iniziativa. Il testo della quale trovate qui. Noi abbiamo già commentato nel (de)merito, molti mesi addietro.

Puntata di Piazzapulita di ieri, condotta da Corrado Formigli su La7. Qui sotto i due interventi del vostro titolare: sul decreto fiscale, e sull’apparente incapacità del nostro esecutivo a comprendere la differenza tra evasione e frode fiscale; e sulla ripresa, sul suo influsso sulla creazione di occupazione e sulle determinanti di tale “crescita”. Merito del governo o di una favorevole congiuntura internazionale?