Il 2 settembre giungerà alle Camere il progetto di legge di iniziativa popolare voluto dalla Cisl per erogare mille euro annui in più, su base pressoché universalistica (lavoratori, pensionati, incapienti). E sin qui, tutto molto bello, come avrebbe detto Bruno Pizzul. I problemi sorgono nelle coperture e nella filosofia ad esse sottostante. Oggi la segretaria generale Cisl, Annamaria Furlan, ha inviato una bella letterina al direttore de La Stampa, per illustrare il dettaglio dell’iniziativa. Il testo della quale trovate qui. Noi abbiamo già commentato nel (de)merito, molti mesi addietro.

Puntata di Piazzapulita di ieri, condotta da Corrado Formigli su La7. Qui sotto i due interventi del vostro titolare: sul decreto fiscale, e sull’apparente incapacità del nostro esecutivo a comprendere la differenza tra evasione e frode fiscale; e sulla ripresa, sul suo influsso sulla creazione di occupazione e sulle determinanti di tale “crescita”. Merito del governo o di una favorevole congiuntura internazionale?

Poiché ogni giorno ha la sua croce ed ogni mese italiano ha la sua patrimoniale, oggi analizziamo per puro diletto la proposta di legge di iniziativa popolare sulla riforma del fisco lanciata di recente dalla Cisl. Diciamo subito che queste iniziative fanno parte dello strumentario di posizionamento di partiti, sindacati e movimenti politici. In altri termini, sono specchietti per le allodole (a volte, pure per i gonzi), quindi analizziamole per quello che sono: un simpatico passatempo.

Sono i mercati che bullizzano la Fed, non Trump

Da qualche tempo, i mercati stanno invocando massicci tagli dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. In questo, si sono affiancati ai tweet da bullo di Donald Trump, che non perde occasione per ribadire tutta la rozzezza del suo armamentario ideologico, sostenendo che la Fed starebbe legando mani e braccia all’economia statunitense, ponendola a svantaggio competitivo rispetto a Cina ed Eurozona.

“Rendere deducibili tutte le spese di manutenzione della prima casa. Questo potrebbe essere un segnale che secondo me dovrebbe essere colto”. E’ la proposta fatta oggi dalla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, rispondendo a una domanda su evasione e elusione fiscale. Serracchiani ha ipotizzato un “patto come avviene in altri Pesi del mondo, ad esempio gli Usa, tra chi deve rilasciare la fattura e chi ha interesse ad avere il servizio”. Certo, come no.

Oggi, su Libero, c’è una letterina al direttore firmata dal presidente della Commissione Finanze della Camera, e da sempre uno dei più sopravvalutati esponenti di una classe politica di illusionisti. E cosa scrive, il buon Daniele Capezzone, a Maurizio Belpietro? Una cosina proprio geniale, innovativa, inedita. Che poi è parte integrante dello strumentario del perfetto parolaio.

Dell’assertivo “discorso” del presidente della Consob, Paolo Savona, in occasione dell’annuale “incontro” con la comunità finanziaria (che Savona, assai più dei predecessori, ha invece scambiato per l’equivalente delle “Considerazioni finali” del governatore di Bankitalia), merita segnalare un punto dietro cui si cela il Grande Piano di Rinascita Nazionale.

Quando un paese ha smarrito la rotta, forse irrimediabilmente, e si trova percosso quotidianamente da eventi che sono la giusta punizione per essersi cullati in una sorta di pensiero magico ed aver liquidato le dissonanze cognitive come un complotto dei poteri forti (meglio se di oltre confine), capita che sulla scena arrivino personaggi che sono solidamente inconsistenti, biascicano filastrocche ruminate per anni e sono completamente clueless su quello che servirebbe fare per trarsi d’impaccio.

In Brasile, il presidente Michel Temer sta cercando di porre un freno alla vivace dinamica della spesa pubblica, che è praticamente incastonata nella costituzione del paese sotto forma di entitlements, quelli che noi italiani chiamiamo “diritti acquisiti”. La strategia ha preso corpo attraverso la modifica costituzionale che ha previsto per i prossimi vent’anni aumenti di spesa pubblica non superiori al tasso d’inflazione, cioè a crescita reale pari a zero. Ma dopo la cornice, servono tela e dipinto. Ecco quindi che Temer ha presentato una riforma del generoso sistema pensionistico brasiliano, che sta già provocando rabbia e tensioni.