Nei prossimi 13 mesi in America Latina si terranno ben 11 elezioni presidenziali. Malgrado innegabili progressi compiuti negli ultimi anni, la crescita economica della regione resta nel complesso insoddisfacente, sul piano qualitativo e quantitativo. La prevalenza e persistenza di modelli di gestione dell’economia di tipo predatorio spinge ad analizzare l’area come un caso di studio del fallimento della politica economica, soprattutto nel confronto con il dinamismo che caratterizza Asia ed Europa dell’Est. Il rapporto annuale della World Bank, Doing Business in 2006, può essere d’aiuto nell’identificare le cause del fallimento.

In Massachusetts è attualmente in corso un ampio dibattito pubblico circa la necessità di estendere la copertura sanitaria assicurativa ai non abbienti. Ma per la prima volta, per effetto di un’iniziativa legislativa attualmente in esame potrebbe essere imposto, ai soggetti dotati di capacità di spesa, l’obbligo di acquistare un’assicurazione sanitaria per eventi catastrofici . I cittadini soggetti all’obbligo sarebbero quelli privi di copertura fornita dal datore di lavoro, giovani, senza carichi di famiglia ed in buona salute. In tal modo (come abbiamo già discusso) verrebbero introdotti dei correttivi per aumentare efficacia ed efficienza della spesa sanitaria. Ma ciò finirebbe, apparentemente, col contrastare con il principio libertario secondo il quale ognuno dovrebbe essere artefice del proprio destino.

Quella che segue è una storia di ordinaria follia nel cuore dell’Europa delle corporazioni.
C’è un gruppo di giovani musicisti, che potremmo definire freelance, di varie nazionalità, che girano per l’Europa con il solo scopo di fare ciò che più amano: suonare. Questi giovani musicisti sono diretti da un maestro tedesco, Volker Hartung. La Nuova Filarmonica di Colonia ambisce a dar vita al sogno europeo: libero movimento di persone, merci e servizi: musica e cultura incluse. Anche per questo motivo, l’orchestra itinerante fa pagare meno i biglietti per le proprie esibizioni, e paga un pò meno i propri orchestrali. Lo scorso febbraio, a Strasburgo, cuore d’Europa, al termine della rappresentazione del Bolero di Ravel, Hartung torna sul podio, acclamato dagli spettatori, per accingersi a concedere il bis. Ma, prima di riuscire a salire quei gradini, viene bloccato da 80 (diconsi ottanta) poliziotti francesi, che lo trascinano via in manette.

Ha certamente ragione, il presidente della Camera, quando afferma:

“Al di là che sia sacrosanta o inutile, la manifestazione è il disagio di una parte del movimento dei lavoratori e va sempre rispettato”.

Ha un pò meno ragione quando afferma:

“Credo che una classe dirigente seria, come noi siamo si dovrà far carico delle ragioni di chi protesta. Questa è la democrazia, che è fatta da chi va in piazza e da chi governa. Chi governa deve assumere le proprie decisioni, chi va in piazza è bene sia ascoltato”.

Questa affermazione, sulla falsariga delle dichiarazioni di altri esponenti democristian-centristi (Rotondi, Cesa), sembra far trasparire la nostalgia per i bei tempi andati della “concertazione”, quella magica congiuntura astrale che ha regalato al paese un rapporto tra debito e prodotto interno lordo pari al 108 per cento (e non al 120 per cento come scrive, nel numero in edicola da oggi, lo strombazzatissimo Economist nel suo non meno strombazzato dossier sull’Italia). In una democrazia compiuta, i voti auspicabilmente si contano e non si pesano, men che meno nelle piazze.

L’acquisto da parte della Provincia di Milano del 15 per cento della società Milano-Serravalle, che gestisce l’autostrada A7 e le tangenziali milanesi, non ha avuto sui media l’eco che meritava, forse perché trattasi di evento “locale”, oppure perché i nostri occhiuti watchdogs della libera stampa, quando si tratta di fare le pulci ai propri “referenti culturali”, vengono colti da improvvisa afasia e proprio non riescono a tener dritta la schiena. Proviamo quindi a riassumere e a tentare di trarre qualche insegnamento, fuor di moralismo.

All’indomani della definitiva approvazione di una riforma costituzionale che l’opposizione ha, come da copione, ribattezzato dissolution e dipinto come portatrice di sciagure bibliche, è utile fare una piccola epitome.
La riforma prevede, in estrema sintesi, l’attenuazione del bicameralismo perfetto, retaggio dell’arcaismo istituzionale italiano, e l’introduzione di un Senato federale che dovrà legiferare, secondo un principio di sussidiarietà verticale (che non garantisce affatto contro il centralismo), sulle materie di competenza comune tra Stato e Regioni. La Camera legifererà sulle materie relative alla competenza statale, con alcuni correttivi a favore della richiesta di revisione da parte del Senato. I punti centrali della riforma sono rappresentati da devolution e poteri di Primo ministro e capo dello Stato.