Silvio Berlusconi ama definirsi liberale e liberista. Da questa collocazione ideologica sembra talvolta far discendere il corollario secondo il quale nessuna attività governativa dovrebbe interferire nelle scelte degli agenti economici. Posizione genericamente condivisibile, se non fosse che Berlusconi sembra ignorare che liberalismo e liberismo devono incidere a monte delle decisioni economiche, e non a valle. In altri termini, è corretto sostenere che un governo non deve controllare i prezzi, ma è piuttosto bizzarro affidarsi al buon senso e all’oculatezza di casalinghe e casalinghi per far trionfare il mercato soprattutto quando, come spesso accade in Italia, un mercato non è mai esistito. Perché compito primario del legislatore (e quindi anche e soprattutto della maggioranza che esprime l’esecutivo) è creare le condizioni “istituzionali” per far vincere la concorrenza e quindi i cittadini-consumatori. Parlando di costo della vita ed euro, Berlusconi afferma:

“Il governo non può controllare i prezzi. Li controllano i cittadini quando dicono di no ai prezzi eccessivi: è questo che li invito a fare”.
“Guardiamo al futuro, guardiamo avanti. Certo, io so che l’ euro ha fatto e fa delle incursioni negative sui bilanci di tutte le famiglie. L’Italia ne ha subito la negatività molto più di altri Paesi europei, perchè alla nostra moneta è stata data una quotazione che non rispondeva alla realtà dei fatti al momento del changeover; per questo – ribadisce – ci sono delle responsabilità che non si possono attribuire a questo governo che peraltro ha continuato a dire che l’euro è stato ed è una cosa positiva che ci consente di essere presenti sui mercati europei con forza. Il problema è la valutazione eccessiva rispetto al dollaro che danneggia le nostre imprese. I governi – conclude – hanno difficoltà ogni giorno ad intervenire non potendo più svalutare la propria moneta come si faceva una volta”.

Alcune frasi sono condivisibili, altre assai meno.

Nelle università italiane sta rapidamente affermandosi un movimento squadrista e fascista di chiare connotazioni ideologiche, che trova nei centri sociali il proprio brodo di coltura. Questo movimento sembra trarre proficua ispirazione dall’antisionismo e da un filoarabismo manierista, retto dall’abituale equazione che vede nello Stato di Israele la matrice di ogni cospirazione contro le “masse sfruttate” di tutto il pianeta.
L’ultimo episodio, in ordine di tempo, è quello verificatosi all’università di Torino, contro Daniela Ruth Santus, professore associato di Geografia culturale alla facoltà di Lingue e letterature straniere. La docente, lo scorso 20 aprile, è stata contestata ed accusata di “propaganda sionista” dal Collettivo Universitario Autonomi (Cua), con interruzione della lezione, accensione di fumogeni, lancio di uova e pure pesanti insulti e minacce. Il 2 maggio contestazione ripetuta, ma all’esterno dell’ateneo. Un episodio che rappresenta solo l’ultimo caso, in ordine cronologico, di una marea montante antisionista (ci sforziamo di non definirla ancora antisemita) che sta assediando i luoghi dove dovrebbe formarsi la libera coscienza dei cittadini, le Università, ma anche contesti molto diversi, come i campi di calcio, dalle tribune della serie A alle categorie allievi, come dimostra la recente vicenda romana.

Charles Krauthammer, sul Washington Post, compie un’interessante analisi degli espedienti retorici utilizzati dai democratici per logorare la proposta di riforma della Social Security presentata da Bush. Come noto, il presidente vuole riformare il sistema pensionistico pubblico, attualmente basato sul meccanismo a ripartizione, ed introdurre un modello a capitalizzazione pura, cioè basato su conti previdenziali individuali. I Democratici hanno ribattuto sostenendo che il piano Bush nulla dice riguardo il principale problema: la solvibilità della Social Security. A questa obiezione Bush ha risposto proponendo un meccanismo progressivo di riforma, in base al quale le pensioni più ricche avrebbero dovuto essere indicizzate unicamente al costo della vita, e non all’inflazione salariale, mediamente più elevata del primo di circa l’1 per cento. Con la proposta Bush nessuno avrebbe perso potere d’acquisto in termini reali, ma i meno abbienti avrebbero fruito di una maggiore rivalutazione della rendita pensionistica rispetto alle classi agiate.

Interessanti spigolature dal convegno organizzato dalla Fondazione Italianieuropei di D’Alema e Amato. Citiamo dal resoconto de l’Unità (articolo integrale):

Allora, qual è il programma? Cosa si impegna a fare l’Unione? Messa così non va bene. Prodi alza la mano, fermi tutti: «Gli impegni si prendono quando una discussione si è chiusa – ammonisce – non quando si sta aprendo. Ho appena scritto ai segretari di partiti per far partire insieme la cabina di regia del programma. Lì metteremo nero su bianco i nostri impegni. Il programma deve essere sottoscritto da tutti. Per ora si parla solo di principi». Principi, dunque, valori di fondo. Non ancora impegni precisi. Eppure la materia per dibattere non manca. Quali linee per una nuova politica estera? Quali strumenti per rimettere in sesto l’economia? Di questo si parla.

D’accordo, parliamone, professor Prodi. E creiamo pure la classica cabina di regia, che non guasta mai. Ma questo è l’uomo che, giorni addietro, in occasione della crisi di governo, disse: “Chiediamo elezioni anticipate”. Quindi andiamo ad elezioni anticipate ma non abbiamo ancora un programma? Mirabile esempio di onestà intellettuale, non c’e’ che dire…

Notizia rigorosamente vera, pubblicata oggi dall’agenzia Ansa:

GERMANIA: BILD, PROPOSTA TASSA SU GOMMA DA MASTICARE

(ANSA) – BERLINO, 2 MAG – Dalla Germania arriva un’altra proposta originale. Dopo quella del bracciale elettronico per i disoccupati, e’ stato infatti suggerito ora di istituire una speciale tassa sulle gomme da masticare. Obiettivo: impiegare i proventi per ripulire strade e marciapiedi infestati sempre piu’ dagli innumerevoli chewing gum gettati via dopo l’uso.”I nostri politici stanno forse diventando matti?”, si chiede oggi la Bild che riferisce dalla proposta avanzata da
esponenti di vari partiti. Per il leader dei Verdi nella Saar Hubert Ulrich, ”una simile imposta andrebbe istituita in tutto il paese. Impiegando il ricavato per la rimozione delle gomme da masticare dalle strade”. Con lui si dice d’accordo Siegfried Helias, esperto della Cdu di problemi sociali. ”La tassa sul chewing gum e’ una buona idea”, ha detto anch’egli al quotidiano popolare.