Chi di noi non vorrebbe avere un angelo custode? Una sorta di entità superiore, che possa guidarci nei nostri atti quotidiani, consigliarci ed impedirci di compiere sciocchezze di varia natura? Sfortunatamente, non tutti possono avere una simile guida al proprio fianco. Altri, più fortunati, dispongono di questo “benefit”. E’ il caso di Giovanni Consorte, presidente di quella Unipol che si accinge ad acquisire il controllo di Banca Nazionale del Lavoro, dopo aver messo in cantiere un aumento di capitale da far tremare le vene ai polsi di entità ben più robuste della pur solida cooperativa bolognese. Ma tant’è, anche a distanza di molti anni il fascino della bancassurance è sempre forte, malgrado risultati non propriamente eclatanti, perlomeno in Italia. E poi, quando il Partito chiama, i piani industriali sgorgano come ruscelli di montagna, rinfrescanti ed incontaminati. L’angelo custode di Consorte è niente meno che un magistrato, di quelli che scioperano contro il governo accusandolo, con la sua riforma della giustizia, di attentare all’indipendenza dell’ordine giudiziario.

Ricordate quel brano cantato (si fa per dire…) da Claudia Mori, parecchi anni fa? Era, molto banalmente, una storia di corna. C’era una lei che telefonava ad un lui, sfortunatamente impegnato ed impossibilitato, in quel momento, ad esternare appieno i propri sentimenti. Il poveretto era costretto a fingere, con tono assolutamente asettico, che all’altro capo del filo vi fosse un non meglio specificato “dottore”.
Questa canzone ci è tornata in mente rileggendo le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche tra Gian Piero Fiorani, amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, ed il suo arcigno controllore, il governatore della Banca d’Italia.

In Italia, l’emersione del fenomeno blairiano coglie la sinistra in una delle sue innumerevoli, abituali transizioni, quella causata dalla sconfitta elettorale del 1994, e che Andrea Romano definisce dell’“oltrismo”: l’aspirazione fumosa e confusa al superamento di comunismo e socialdemocrazia, che come un fiume carsico periodicamente riemerge nella elaborazione psicanalitica della sinistra italiana. Tale aspirazione, di fatto, era figlia del moralismo berlingueriano, che alimentava la mitologia dell’eccezionalismo della sinistra italiana, e che era destinata a giungere ai giorni nostri attraverso Mani Pulite e il persistente giustizialismo, che ancora oggi rappresenta il tratto distintivo di ampia parte della sinistra e le fondamenta del collateralismo di una componente non marginale della magistratura italiana. Dunque, all’indomani della sconfitta del 1994, per opera di Berlusconi, il gruppo dirigente dell’allora Pds è impegnato nell’ennesima ridefinizione strategico-identitaria. E decide di perseguire un duplice obiettivo: collocare stabilmente la sinistra italiana nell’alveo di quello che viene evocativamente definito socialismo europeo; e, sul piano interno, annunciare la metamorfosi verso quella “rivoluzione liberale” strumentale a fare dell’Italia un “paese normale”.

Scrive Eugenio Scalfari, nel suo consueto contro-angelus illuminista domenicale:

La nostra lotta contro il terrorismo “qaedista” si gioca in gran parte – per quanto riguarda il secondo fronte che si è ormai aperto in Europa – sulla riconquista di quella zona grigia delle seconde e terze generazioni musulmane agli ideali di un Islam civile, pacifico, rispettato e rispettabile. Inserito nel tessuto economico delle società ospitanti. Lasciando ai suoi membri la scelta tra l’integrazione o la convivenza separata o una possibile mescolanza tra questi due principi.

Gli risponde la madre di Theo Van Gogh:

Della bella biografia politica di Tony Blair, scritta da Andrea Romano, ci ha colpito soprattutto il capitolo dedicato al confronto tra il leader del New Labour e le altre sinistre europee. La rivitalizzazione del laburismo britannico ad opera di Blair ha rappresentato un’autentica sassata nella piccionaia della sinistra continentale. Da partito destinato e condannato a governare poco e male, privo di radici autenticamente marxiste e visto, non senza ragione, come pura cinghia di trasmissione sindacale nella dinamica politica (tradeunionismo), il Labour è improvvisamente assurto a modello di modernizzazione ed innovazione, guidato da un leader ipermediatizzato, a cui sono stati associati aggettivi abitualmente estranei alla tradizione della sinistra, britannica e continentale: “giovane”, “pragmatico”, “vincente”, “moderno”. A partire dal 1997, dunque, il blairismo viene letto dai socialismi continentali come misura di confronto, con la classica polarizzazione: ora per prenderne le distanze, come farà, molto transalpinamente, Lionel Jospin; in altre circostanze, e soprattutto per finalità di bassa cucina politica interna, per chiederne riconoscimento e legittimazione.

Sul sito web di Yahoo China si può leggere che agli utenti è fatto divieto di postare contenuti che “divulgano segreti di stato, sovvertono l’ordinamento di governo o minano l’unità nazionale”. Malgrado simili amenità, Yahoo ha investito, un paio d’anni fa, 120 milioni di dollari per acquisire un motore di ricerca cinese. Lo scorso anno la società di Sunnyvale ha avviato un sito di aste online, un mercato che in Cina genera 1,1 miliardi di dollari l’anno, e che quest’anno è atteso crescere del 30 per cento. Le restrizioni sui contenuti non hanno disincentivato le aziende americane dall’investire nel mercato cinese della tecnologia.

La Cina conta attualmente 94 milioni di navigatori internet, agevolati dall’ampia disponibilità di linee telefoniche: tra fisso e mobile se ne contano 667 milioni, una ogni 1.9 abitanti. Per poter accedere al promettente mercato cinese, compagnie quali Microsoft Networks, sussidiaria dell’azienda di Redmond, sono disposte a conformarsi alla legislazione sulla censura. Ad esempio, MSN ha costituito in maggio una joint venture con la società statale Shanghai Alliance Investment, per dar vita al portale MSN China, che fornisce anche servizi di blog. Quando un utente digita, nel titolo di un post, le parole cinesi che equivalgono a “libertà” o “democrazia”, ottiene un messaggio d’errore che recita: “Dovete inserire un titolo per il vostro contenuto. Il titolo non deve contenere linguaggio proibito. Si prega di digitare un titolo differente.”