Si è concluso a Nizza il vertice informale dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Unione Europea. Nel comunicato finale si constata che la crescita è più debole del previsto, per effetto di un triplice shock: da inflazione, cambio e per l’impatto della crisi finanziaria. Auspicato, come sempre, il coordinamento europeo nella risposta a tali shock esterni, due dei quali (quello legato al cambio euro-dollaro e quello dei prezzi del petrolio) sembrano in ridimensionamento. Una tendenza che, se confermata anche nei prossimi mesi, potrà contribuire a stabilizzare il quadro macroeconomico e rilanciare la crescita, come suggerito tra mille doverose cautele anche dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi.

Italy’s industrial employers’ association Confindustria said on Friday that the country was already in a recession and that GDP will continue to shrink for the rest of the year.

Confindustria made its observation after national statistics bureau Istat reported that Italy’s industrial output fell 0,6 per cent in July, compared to the same month in 2007, and that the drop would have been much higher, 3,2 per cent, if the same number of days had been worked this July. The July decline meant that output for the first seven months of the year was 1,4 per cent lower than the same period in 2007 and down 1,6 per cent when adjusted for the number of working days.

”The drop in July was very negative and would appear to indicate that the decline in GDP in the third quarter will be much worse than expected,” Confindustria’s studies center (CSC) said.

– “Sono ottimista. La giornata di domani è decisiva. Sarà lunga e impegnativa. Confido che prevarrà la consapevolezza determinata dal fatto che l’alternativa è il fallimento. Questo porterà tutti ad avere un comportamento ragionevole.” (Maurizio Sacconi, 10 settembre 2008);

– “O questa notte o mai più. Purtroppo questa è l’ultima possibilità, non ce n’è una seconda. Non c’è la possibilità di un secondo appello. Domani mattina, quando si apriranno gli uffici, il commissario straordinario Augusto Fantozzi deve avviare con rapidità atti che si fondano sulla presenza o meno dell’accordo” (Maurizio Sacconi, 11 settembre 2008);

– “Le condizioni oggettive fanno temere il peggio”, dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, dopo la lunga mediazione nella notte con Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Quanto alla possibilità che l’amministratore straordinario di Alitalia possa avviare subito le procedure per la mobilità, il ministro ha indicato che “certamente” lo farà, “perché è tenuto a farlo” (Ansa, 12 settembre 2008, ore 7.46);

Alex Tabarrok compie alcune riflessioni che di fatto sposano la tesi obamiana del change e di un’Amministrazione McCain come more of the same. Argomentazioni che possono essere quelle di un “purista” del libertarismo, nostalgico di un’Età dell’Oro che mai è esistita né esisterà. Ma è innegabile che gli otto anni di George W.Bush hanno visto una rilevante crescita nelle dimensioni del governo, a causa dell’eccezionale sforzo bellico ma anche della forte espansione del Medicare e del conto presentato ai contribuenti da una finanza oligarchica e incline al moral hazard, per anni vezzeggiata da Washington dietro laute contropartite, peraltro bipartisan. Elettori del GOP come Tabarrok dovranno quindi preliminarmente decidere sulla veridicità delle promesse elettorali di John McCain, che si presenta come l’unico vero change, pur avendo un record di votazioni indistinguibile dalla posizione della Casa Bianca, nell’ultimo biennio.

Oggi giornata di proclami del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Che, incontrando Roberto Colaninno (capo in pectore della Nuova Alitalia), ha scoperto nuove forme di declinazione del concetto di “economia sociale di mercato” a lui tanto caro. “Colaninno mi ha garantito che Fiumicino non sarà ridimensionato, ma rilanciato”, proclama soddisfatto Alemanno nel lancio Ansa delle 12.53. Nei minuti successivi scopriamo anche perché. Alle 14.10 Alemanno ha finalmente realizzato dove sta il patriottismo della CAI: “Chi tifa ancora per la svendita di Alitalia o per Air France non ha capito che solo una cordata italiana totalmente privata può dare garanzie di responsabilità sociale, cosa che nessuna società esterna può fare in maniera altrettanto forte”.

Ironie del Wall Street Journal sull’ennesimo fine-tuning di politica fiscale di Barack Obama. Che durante le primarie aveva ipotizzato di eliminare immediatamente i tagli d’imposta di Bush, alzare la soglia di reddito sulla quale vengono applicati i contributi sociali, aumentare l’aliquota marginale dell’imposta sui redditi al 39,8 per cento e la cedolare secca sui dividendi dal 15 al 25 per cento. La linea ufficiale della campagna di Obama era quella, molto bill-clintoniana, che sostiene che le tasse non incidono realmente sul livello di attività economica.