Quelli che seguono sono alcuni punti qualificanti del pensiero di Romano Prodi, il “bambino della politica”, raccolti dall’Espresso nel corso di un’intervista al Professore, ai tempi presidente dell’Iri, nel lontano marzo 1987:

Professore, in questi anni lei ha dovuto affrontare alcuni casi spinosi […] Lei è stato censurato dalla Corte dei conti per aver tentato di vendere la Sme a trattativa privata. Oggi rifarebbe quello che ha fatto?

“Non c’erano alternative, perché nessuno voleva la Sme prima che si sapesse dell’accordo con Carlo De Benedetti: solo dopo si sono concretamente candidati gli altri. E poi le nostre, dal punto di vista del diritto, sono imprese di diritto privato ed è quindi nostra facoltà scegliere le vie che reputiamo migliori per vendere un’azienda.”

In un interessante articolo, pubblicato all’indomani della giornata mondiale di lotta all’Aids, il Guardian riesce a confermare la schizofrenia planetaria della dissociazione tra titolo e contenuto dell’articolo. La Nigeria è uno dei paesi africani più ricchi, dispone di una leadership politica (quella del presidente Obasanjo) rispettata ed ascoltata dalle Cancellerie occidentali. I due più gravi problemi del paese sono rappresentati da un’elevata incidenza dell’Aids (superata solo da quella che flagella il Sudafrica) e da una corruzione capillare ed ubiqua, che permea ogni struttura politico-amministrativa della grande federazione.

Dall’interessante sito di Johan Norberg, scrittore liberale e libertario svedese, un contributo al debunking del principale mito dell’economia svedese: il ridotto tasso di disoccupazione.
Ad oggi i senza lavoro svedesi, secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica, sarebbero il 5.4 per cento della popolazione attiva. Un tasso “anglosassone”, ottenuto tuttavia (secondo la vulgata comune) senza smantellare la generosa sovrastruttura welfaristica svedese. Ma le cose stanno proprio così?

Il Partito Comunista cinese ha lanciato una campagna tra leader politici e personalità accademiche per tentare di modernizzare il marxismo cinese, e riconciliare le stridenti contraddizioni esistenti tra l’ideologia governativa e le ampie e profonde riforme economiche, che vanno in direzione dell’affermazione del libero mercato. Milioni di dollari saranno spesi per aggiornare i testi universitari e delle scuole secondarie nel tentativo, piuttosto surreale, di conciliare marxismo e libera impresa privata. La “rilettura” dei sacri testi marxisti rappresenta parte del tentativo di rivitalizzare il partito, nel quale funzionari di vario grado sono attivamente coinvolti in attività economiche svolte in regime privatistico.

Torniamo sul caso Sofri. E lo facciamo da un’ottica “laica”, consentiteci per una volta di non utilizzare l’abusato (ma a noi sempre caro) aggettivo “liberale”. Abbiamo seguito con interesse le ricostruzioni, storiche e personali, della vicenda. Quella a cui stiamo assistendo, per molti aspetti, è la reiterazione della “maledizione italiana”, l’incapacità di chiudere i conti con il proprio passato. Sembra un’assurdità, a distanza di sessant’anni, parlare di “riconciliazione nazionale”. In altri paesi, usciti in macerie da una guerra mondiale ed una guerra civile, avremmo probabilmente misurato quell’arco temporale in mesi, o in pochi anni. Qui, no.