PROPOSTA DI PATTO FEDERATIVO TRA
“RIFORMATORI LIBERALI-RADICALI PER LE LIBERTÀ” E FORZA ITALIA

I Riformatori Liberali-“Radicali per le Libertà” (RL) e Forza Italia convengono sulle scelte di politica internazionale compiute dal governo Berlusconi nel quadro dello stretto rapporto col governo Bush e i suoi alleati, e sulla necessità di svilupparle nella chiave di una costante promozione della democrazia e delle libertà civili nei paesi soggetti a dittatura e perciò promotori attivi o passivi del terrorismo internazionale.

Convengono inoltre sulla necessità di procedere ad una forte accelerazione sul cammino delle riforme liberali nei campi della concorrenza economica, del mercato del lavoro, dello stato sociale e delle privatizzazioni anche a livello locale, volte a promuovere mercati aperti in ogni settore, compreso quello bancario e quello dei servizi, mettendo al centro della politica economica del governo la libertà di scelta dei consumatori.

“L’Unione di Centro-sinistra ha prodotto 284 pagine (spazio uno!) di programma elettorale. Con esse vuole dimostrare serietà di intenti, una qualità senz’altro apprezzabile in una campagna elettorale in cui il nostro presidente del Consiglio si è paragonato prima a Napoleone e poi a Gesù Cristo, evidentemente corteggiando a turno i voti laici e quelli cattolici.”

“Ma 284 pagine sono inutili e fuorvianti. Sono inutili per almeno quattro motivi. Primo: pochissimi elettori le leggeranno; la prolissità di questo documento è strabiliante e riflette in pieno la verbosità della nostra cultura politica che produce ogni sera tre o quattro interminabili talk-show di 4 o 5 ore l’uno. Secondo: è pieno di luoghi comuni come i frequenti riferimenti al deus ex machina del “Processo di Lisbona”, un altro esempio di vacua ampollosità pianificatoria (questa volta europea) che ben poco ha prodotto, se non voluminosi quanto sterili libri bianchi (e di altri colori). Terzo: parla di tutto (e quasi del contrario di tutto) e non dà alcuna idea delle priorità, né spiega come tutte le proposte di spesa pubblica (ce ne sono tante) siano compatibili con la critica situazione del bilancio. Quarto: anche le buone idee (e ce ne sono non poche) si perdono in un mare di parole, che servono a dare alternativamente un colpo al cerchio della sinistra conservatrice di Bertinotti e un altro alla botte del riformismo innovatore.”

In economia, un’esternalità si verifica quando una decisione causa costi o benefici a soggetti diversi dalla persona che ha assunto quella decisione. In conseguenza di ciò, in un mercato competitivo il bene interessato da esternalità verrà consumato troppo o troppo poco. Se le mie azioni forniscono benefici ad altre persone, ed io non sono in grado di farmi pagare per essi, il mio incentivo ad intraprenderle viene meno. Analogamente, se le mie azioni impongono ad altre persone dei costi, dei quali non sono chiamato a rispondere attraverso il pagamento di un indennizzo, mi troverò incentivato a compierli. Questa è la motivazione teorica in base alla quale il governo sussidia o impone la produzione di esternalità positive, attraverso la tassazione, con l’obiettivo di migliorare il benessere della collettività.

FERRANDO: DIRITTO IRACHENI SPARARE AI NOSTRI SOLDATI

(ANSA) – ROMA, 13 FEB – ”Siamo per la rivendicazione del diritto alla sollevazione popolare irachena contro le nostre truppe. Tutti gli episodi in cui ci sono stati nostri caduti, rientrano in tutto e per tutto nelle responsabilità d’una missione militare al servizio dell’Eni”. Lo dice Marco Ferrando, leader di ‘Progetto comunista’, minoranza interna a Rifondazione.

”C’è- dice in un’intervista al CORRIERE DELLA SERA – un diritto sacrosanto all’autodeterminazione e a resistere a forze d’occupazione militare che stanno lì per interessi colonialistici. (…) La lotta armata contro l’occupazione militare è giusta”.

Sul New Perspectives Quarterly una interessante intervista a Milton Friedman su benefici e rischi dell’euro.
Il premio Nobel per l’economia ha le idee molto chiare sul nocciolo duro della Vecchia Europa:

NPQ | The so-called “old Europe” of France, Germany and Italy has been stagnating with high levels of unemployment. Germany—one of the last bastions of the Cold War Keynesian welfare state—now has a conservative leader, Angela Merkel.What should be done to get Germany, and by extension old Europe, back on track?

Friedman | They all ought to imitate Margaret Thatcher and Ronald Reagan; free markets in short.

Friedman attribuisce il merito dell’apparente sconfitta dell’inflazione all’azione delle banche centrali, segnatamente della Fed.

Analizzando la distribuzione del reddito ante-imposte delle famiglie americane si scopre che, oggi, l’1 per cento più ricco possiede il 14 per cento del reddito totale, mentre nel 1980 il primo percentile controllava solo l’8 per cento del reddito complessivo. Questa è, abitualmente, una delle constatazioni che offrono ampio spazio di polemica politica, con le accuse di egoismo (o più propriamente di darwinismo sociale) che vengono abitualmente mosse alla struttura socioeconomica degli Stati Uniti. Esiste, tuttavia, anche una interpretazione alternativa di questo fenomeno, fondata su mutamenti demografici, tecnologici e di stili di vita, che non conduce necessariamente a validare le accuse di “distruzione della classe media” abitualmente rivolte a liberismo e globalizzazione.