In una bella intervista concessa ad Aldo Cazzullo del Corriere, Mogol ripercorre il clima culturale degli anni Settanta, quello degli opposti estremismi e conformismi, quello in cui bastava una semplice gestualità per essere etichettato di destra o di sinistra. L’avvilente riflesso pavloviano del muro contro muro, il nemico da abbattere (all’epoca anche e soprattutto in senso letterale, con spranghe e P38), le sedicenti avanguardie culturali di un paese provinciale, perbenista ed ipocrita. La rigorosa assenza di una borghesia “laicamente sana”. Tracce culturalmente irrilevanti di una moral majority bigottamente conservatrice, che all’epoca si autodefiniva “maggioranza silenziosa”. E già allora, la robusta egemonia culturale della sinistra, lo schieramento più attrezzato in questo senso, a confronto della muffita simbologia tardo-fascista della destra italiana dell’epoca. Mogol parla di individualismo, e della solitudine di chi rifiuta d’intrupparsi. A lui e a Battisti andò comunque bene, ma è triste constatare come quei tempi sembrino ancora così attuali, nell’Italia pietrificata e berciante degli slogan e delle ideologie malate che tutto corrompono:

La scorsa settimana la Cina ha ufficializzato il proprio ingresso nel mondo della simbologia capitalista, e lo ha fatto con un atto molto concreto: l’offerta da parte di China National Offshore Oil Corporation (controllata dallo stato cinese) di acquistare per contanti, al prezzo di 18.5 miliardi di dollari la società petrolifera statunitense Unocal. I dirigenti cinesi hanno sottolineato che la mossa non ha carattere ostile, anche se in effetti giunge circa due mesi dopo che il consiglio di amministrazione di Unocal ha accettato l’offerta di acquisizione proveniente da Chevron, pari a 16.4 miliardi di dollari. Parlare di Cina dalle parti di Capitol Hill, di questi tempi, equivale a mostrare un drappo rosso fuoco ad un toro sovreccitato, soprattutto alla luce del contenzioso sul tessile che gran parte della classe politica americana sta tentando di condurre all’esito di sanzioni contro l’import cinese. L’obiezione politica americana contro l’acquisizione di Unocal ha delle basi razionali: la Cina, con la propria smodata sete di petrolio, sta progressivamente incettando riserve petrolifere in giro per il mondo, mentre gli Stati Uniti negli ultimi anni hanno visto crescere la propria dipendenza energetica dall’estero.

In attesa della definizione delle modalità con cui si svolgeranno le primarie per designare il candidato premier dell’Unione, osserviamo che l’entusiasmo unionista per questa forma di democrazia diretta è talmente travolgente da aver oscurato alcune elementari considerazioni di forma, oltre che di sostanza. Nei giorni scorsi abbiamo sentito Prodi declamare che non avrebbe mai accettato di “regnare senza governare”. Oltre che di un ego ipertrofico, che sta rapidamente surclassando quello di Berlusconi nel ruolo di Uomo della Provvidenza, Prodi soffre della sindrome del candidato dimezzato, destinato a guidare una coalizione ma privo di una leadership in un partito proprio. Memore dell’esito catastrofico della precedente esperienza governativa, quando fu defenestrato dall’impuntatura di Bertinotti sulle 35 ore, oggi Prodi sta tentando in tutti i modi di imporre la disciplina ad una coalizione-patchwork, sostenuto (almeno finora) dal grande sforzo dei Ds, che in queste primarie metteranno una robusta moral suasion verso i propri militanti e la loro poderosa macchina organizzativa, il tutto pur di non schierare un proprio candidato, per motivi talmente oscuri da risultare chiarissimi. E così, ecco l’ultima idea del Professore: un patto di legislatura con i partiti del centrosinistra.

La recente decisione della Corte Suprema statunitense di invalidare la legge californiana sull’utilizzo a fini terapeutici della marijuana è stato criticato da destra e da sinistra con l’accusa di attentare ai principi del federalismo. I due giudizi dissenzienti, Clarence Thomas e Sandra Day O’Connor, hanno spiegato il problema nella loro relazione di minoranza. Concedere al Congresso l’autorità di regolamentare la coltivazione di modiche quantità di marijuana nel giardino di casa (marijuana che non sarà mai commerciata né mai attraverserà i confini statali), rappresenterebbe un vulnus agli sforzi che i Costituenti americani posero in essere per limitare i poteri federali. Come ha scritto il giudice Thomas, che si rifà alla scuola di pensiero originalista e libertaria, “se il Congresso può regolamentare ciò, allora può regolamentare pressoché ogni cosa, ed il Governo federale cessa di essere una forma di governo di limitati ed enumerati poteri“.

FRENCH TROOPS IN IVORY COAST CONVICTED OF BANK ROBBERY 2005-06-22 05:16 (New York)

Nairobi (dpa) – Twelve French troops were convicted in a Paris military court of stealing cash last year from an Ivory Coast bank they supposedly were protecting, the Ivorian daily Fraternite reported Wednesday. The troops stole about 400,000 dollars from the bank in the rebel-held town of Man in the country’s northwest.

EurocicciobelloNuovo sasso lanciato nella piccionaia prodiana da Francesco Rutelli che, in un’intervista apparsa oggi su Repubblica, tenta di sovvertire alcuni dei dogmi su cui il Professore tenterà di costruire la propria investitura “popolare” alle primarie del prossimo ottobre. Rutelli analizza la crisi politica dell’Unione Europea secondo schemi originali e politicamente anticonformisti, almeno in relazione all’asfittico dibattito italiano sull’argomento. Ecco quindi la critica dell’adesione compulsiva all’asse franco-tedesco, ed il rifiuto a considerare la Perfida Albione blairiana come responsabile di tutte le nequizie dell’Ue:

“Prima di tutto non dobbiamo nasconderci la realtà dei fatti, che è drammatica. L’Europa attraversa una crisi profonda. La più grave di questo mezzo secolo di storia. Le responsabilità sono diffuse. Ma è certo che non possiamo continuare ad analizzarle usando gli schemi interpretativi del passato. Dopo quello che è accaduto, non possiamo dire che la colpa è tutta di Blair, il solito filo-americano, e che per ripartire dobbiamo salire sul carro franco-tedesco, che sicuramente ci porterà lontano”.

Rick WagonerViviamo in un mondo interconnesso e globalizzato: dietro questa reiterata banalità, si celano interdipendenze inimmaginabili. Ad esempio, che c’entra General Motors con il sistema sanitario statunitense? Perché i conti del carmaker di Detroit sono sempre in affanno, mentre quelli di Toyota brillano, trimestre dopo trimestre, pur in un contesto competitivo globale fortemente avverso? Il tradizionale kaizen nipponico ed altre amenità c’entrano assai poco, soprattutto ove si consideri che Toyota ha impianti di assemblaggio negli Stati Uniti, con manodopera locale. Eppure, i crescenti costi di mantenimento dell’healthcare stanno progressivamente destabilizzando il sistema aziendale americano, e costringeranno, prima o poi, Congresso e Amministrazione Bush ad assumere iniziative correttive.

Viale MazziniE’ nato il primo blog gestito da (alcuni) giornalisti Rai. Si intitola, manco a farlo apposta, “Schiena dritta“, citando le parole rivolte tempo addietro, ed in ben altro contesto, agli operatori dell’informazione dal presidente Ciampi. Come recita il chi siamo del sito, gli animatori del blog sono professionisti che lavorano nell’informazione Rai, i cui valori di riferimento sono:

“l’autonomia della professione e l’indipendenza di un servizio pubblico all’altezza della sua missione sociale, così come previsto dal Contratto di Servizio. Il nostro scopo è avviare in collaborazione con l’Usigrai un dibattito il più possibile ampio e articolato sulla riforma della Rai, che coinvolga non solo gli addetti ai lavori ma tutti quei settori della società italiana convinti che un servizio pubblico libero, moderno e di qualità sia una risorsa per il Paese. In questa direzione proponiamo cinque idee guida:

1. La costituzionalizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo;
2. una riforma che ne garantisca davvero libertà e indipendenza;
3. l’impegno personale in difesa della nostra autonomia professionale contro ogni tentativo di censura, manipolazione, mistificazione delle notizie;
4. la pubblica denuncia agli organismi sindacali e professionali di qualsiasi tentativo di indebite influenze dall’esterno e dall’interno tese a limitare il diritto alla libertà dell’informazione attraverso il servizio pubblico;
5. un largo confronto sul servizio pubblico che coinvolga tutte le professionalità della Rai, gli utenti, le associazioni dei consumatori e della società civile.”