Dedicato a chi crede ancora nei valori dello sport, a chi è convinto che si dovrebbe sempre giocare secondo le regole, a chi pensa che aggirare una regola salvando la forma ma violando la sostanza debba comunque essere considerato moralmente inaccettabile, a chi pensa che una società sportiva, organizzata come società di capitali in regime privatistico, dovrebbe essere assogettata alle regole del mercato, e non a quelle della piazza. A chi lotta contro ogni doping, sanitario ed amministrativo:

Le dimissioni di Antonio Fazio hanno immediatamente innescato il solito giochino scemo di società che tanto va di moda presso larga parte della stampa italiana: chi sarà il successore? Peccato che il punto non sia quello. Ciò che occorre, ora, è una modifica a quel morticino che pomposamente è stato definito “legge di tutela del risparmio”, per stabilire alcune linee di principio.

In primo luogo, la fine dell’autocrazia del governatore. Occorre introdurre criteri di collegialità nell’assunzione delle decisioni, con il governatore visto nel ruolo di primus inter pares, e non di autocrate che decide in splendida solitudine. In conseguenza di ciò, occorre introdurre il criterio dell’accountability: il soggetto decisore di Bankitalia deve motivare e rendere conto del proprio operato. Finora, è sempre accaduto che il governatore non motivasse le proprie decisioni, anche quelle relative a progetti di aggregazione tra banche italiane. Ricordate, anni addietro, il tentativo di Unicredito di acquisire l’allora Comit? Bocciato senza motivazioni, secondo un criterio che ricorda molto le monarchie assolute di qualche secolo fa, o le “spiegazioni” che Virgilio forniva alla curiosità di Dante: “Vuolsi così colà ove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare.”

L’esempio che segue serve ad illustrare l’effetto nocivo dell’elevata tassazione sui redditi prodotti dal risparmio.

Ipotizzate che vi sia un cittadino, di nome Joe, che guadagna 1000 dollari di reddito aggiuntivo. Se la sua aliquota d’imposta è il 35 per cento, gli rimangono in tasca 650 dollari. Joe ne risparmia 100, per quando andrà in pensione, e spende gli altri 550. Se Joe investe questi 100 dollari in obbligazioni aziendali, riceverà il 6 per cento lordo. Poichè il reddito da interessi è tassato secondo l’aliquota marginale personale sul reddito (in altre parole, viene dichiarato al fisco e non è sottoposto, come ad esempio avviene oggi in Italia, a tassazione forfettaria) Joe riceverà , dopo le imposte, il 3.9 per cento. Con un’inflazione del 2 per cento il rendimento dell’investimento, dopo le tasse e la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione, è di solo l’1.9 per cento. Se Joe ha 40 anni, questo 1.9 per cento reale annuo implica che i 100 dollari di risparmio di oggi diverranno 193 dollari quando Joe compirà 75 anni.
Quindi, il compenso che Joe ottiene per prestare del lavoro aggiuntivo è dato da 550 dollari di consumi immediati, e altri 193 dollari di consumi quando avrà 75 anni.

I sovietici ottennero grandi risultati manipolando le menti dei loro concittadini, sottoponendo gli anziani a una “riprogrammazione” sia diretta sia indiretta e costringendo la gioventù ad assorbire il verbo ufficiale del governo sovietico. La voluminosa enciclopedia di Stato che mio padre aveva in casa era un costante monito di quanto malleabile fosse la storia sovietica. A distanza di pochi anni, dopo un processo o l’eliminazione di qualche alto papavero, la nostra famiglia riceveva le pagine ufficiali revisionate, e le autorità ci avvertivano di collocarle al posto giusto, bruciando quelle che andavano sostituite.

Natan Sharansky, In difesa della democrazia, ed.it., 2005

Quelli che seguono sono alcuni punti qualificanti del pensiero di Romano Prodi, il “bambino della politica”, raccolti dall’Espresso nel corso di un’intervista al Professore, ai tempi presidente dell’Iri, nel lontano marzo 1987:

Professore, in questi anni lei ha dovuto affrontare alcuni casi spinosi […] Lei è stato censurato dalla Corte dei conti per aver tentato di vendere la Sme a trattativa privata. Oggi rifarebbe quello che ha fatto?

“Non c’erano alternative, perché nessuno voleva la Sme prima che si sapesse dell’accordo con Carlo De Benedetti: solo dopo si sono concretamente candidati gli altri. E poi le nostre, dal punto di vista del diritto, sono imprese di diritto privato ed è quindi nostra facoltà scegliere le vie che reputiamo migliori per vendere un’azienda.”

In un interessante articolo, pubblicato all’indomani della giornata mondiale di lotta all’Aids, il Guardian riesce a confermare la schizofrenia planetaria della dissociazione tra titolo e contenuto dell’articolo. La Nigeria è uno dei paesi africani più ricchi, dispone di una leadership politica (quella del presidente Obasanjo) rispettata ed ascoltata dalle Cancellerie occidentali. I due più gravi problemi del paese sono rappresentati da un’elevata incidenza dell’Aids (superata solo da quella che flagella il Sudafrica) e da una corruzione capillare ed ubiqua, che permea ogni struttura politico-amministrativa della grande federazione.