Se dovessimo scommettere sulla definitiva conclusione del feuilleton di Alitalia, dopo l’abbandono da parte della cordata guidata da Roberto Colaninno, non lo faremmo. Con buona pace di qualche speranzoso supporter del centrodestra, questo non è un paese per decisionisti veri. Nessun Reagan contro i controllori di volo, nessuna Thatcher contro i minatori. E’ un Truman show senza fine, dove apparire è essere. E dove vi sono molte verità ma nessuna verità. La crisi di Alitalia è vecchia di almeno un quindicennio, e dall’inizio del secolo ha subìto un’accelerazione, a cui i governi che si sono succeduti non hanno saputo rispondere in modo efficace e rispettoso dei contribuenti.

Il governo svedese ha annunciato tagli alle imposte sui redditi per 15 miliardi di corone (circa 1,5 miliardi di euro), che rappresentano poco più del 2 per cento del pil, con l’obiettivo di stimolare il mercato del lavoro. La proposta, che sarà presentata al parlamento il 22 settembre come parte della legge di bilancio del 2009, rappresenta il terzo modulo di un programma di tagli d’imposta introdotti nel gennaio 2007 per stimolare l’occupazione. Con l’approvazione di questo modulo, circa il 97 per cento dei lavoratori a tempo pieno otterranno riduzioni d’imposta di oltre 1000 corone al mese, rispetto al 2006.

Con grande reattività, il sito Pattichiari, il consorzio promosso dall’Associazione Bancaria Italiana allo scopo di offrire strumenti “semplici e moderni” che aiutino il risparmiatore a “capire meglio i prodotti finanziari” e “scegliere quelli più adatti” alle esigenze del consumatore, comunica che

In data 15/09/2008 tutti i titoli Lehman Brothers sono usciti dall’Elenco Pattichiari “Obbligazioni Basso Rischio Basso Rendimento” a seguito della comunicazione della stessa società di voler depositare la dichiarazione di fallimento (Chapter 11 of the U.S. Bankruptcy Code).

Basso rischio e basso rendimento per una banca d’affari che mai ha avuto il rating massimo?