Su lavoce.info Michele Polo tenta di capire chi ha vinto e chi ha perso la scommessa-Alitalia, raffrontando il Piano Fenice con quello Air France-KLM. Noi riteniamo, in base al quadro attuale, che il sicuro perdente tra le due proposte è il contribuente italiano, e che tra i vincitori vi è Jean Cyril Spinetta, che potrà acquisire una partecipazione di minoranza in un vettore locale reso redditizio dalle condizioni di quasi-monopolio in cui opererà. Il tutto senza dannarsi l’anima in qualità di azionista di controllo. Ma vi è soprattutto un punto dell’analisi di Polo che occorre sottolineare: la posizione tenuta dalla stampa italiana in questa vicenda.

Il presidente della commissione Lavoro della Camera Stefano Saglia è, come recita il suo profilo sul sito della Camera, un diplomato ragioniere, oltre che giornalista professionista. Il suo sito personale, inoltre, ci informa che egli è “amante della lettura, della buona cucina e del cinema”, e che “ha sempre avuto un particolare interesse per le materie economiche e per il rapporto esistente tra attività produttive, formazione e problematiche sociali.” Forte di queste indiscutibili credenziali, ieri Saglia ha auspicato che ”il Governo non affronti il tema degli esuberi di Alitalia solo con la vecchia logica della mobilità e degli ammortizzatori sociali.” Applausi a scena aperta da parte nostra.

di Mario Seminerio – © LiberoMercato

La recente guerra tra Russia e Georgia e la sequenza di azioni e reazioni che hanno condotto al congelamento delle relazioni diplomatiche e militari tra Mosca e l’Occidente, hanno suscitato timori di una nuova Guerra Fredda. Per tentare di comprendere lo scenario evolutivo della crisi può essere utile analizzare le attuali condizioni economiche della Russia. L’ultimo dato del pil russo, relativo al periodo gennaio-maggio, indica una crescita del 7,9 per cento annuale, in linea con quella che può essere considerata la velocità di crociera dell’economia della Federazione. Ma dietro questo numero di sintesi si celano irrisolti problemi strutturali.

Sarah Palin, da ieri running mate di John McCain, è alla ricerca di un piano per l’Iraq, e sembra anche avere un’idea piuttosto “focalizzata” del concetto di indipendenza energetica. Almeno questo è quanto dichiarava a Time il 14 agosto:

The GOP agenda to ramp up domestic supplies of energy is the only way that we are going to become energy independent, the only way that we are going to become a more secure nation. And I say this, of course, knowing the situation we are in right now — at war, not knowing what the plan is to ever end the war we are engaged in, understanding that Americans are seeking solutions and are seeking resolution in this war effort. So energy supplies and being able to produce and supply domestically is going to be a big part of that.

Forse Palin intende l’aumento di produzione di energia a servizio dei mezzi utilizzati dagli americani in Iraq, chissà.

Leggendo i punti qualificanti delle deliberazioni su Alitalia del Consiglio dei ministri di ieri, espresse in un decreto legge ed in un ddl delega si viene colti dalla netta impressione che in questo paese non sia materialmente possibile introdurre un mercato degno di questo nome. In ordine sparso e non esaustivo, ad esempio, notiamo che il decreto legge prevede che le operazioni di concentrazioni  ”connesse, contestuali o previste” dal piano di salvataggio del commissario straordinario ”non sono soggette ad autorizzazione ai sensi della normativa antitrust”. Il decreto spiana così la strada all’integrazione tra asset operativi di Alitalia e la compagnia Air One, prevista dal piano di salvataggio messo a punto dall’advisor Intesa Sanpaolo.