In Europa esistono due modelli prevalenti di finanziamento della sanità: quelli a “singolo pagatore”, in cui la spesa sanitaria è sostenuta ed organizzata dallo stato, con fondi provenienti dalle imposte sul reddito (Regno Unito e Svezia), e quelli detti di assicurazione sociale o fondo malattie (Germania e Francia), nei quali la sanità è finanziata attraverso premi obbligatori calcolati in percentuale delle retribuzioni. In qualunque modo sia organizzata, la spesa sanitaria europea ha visto un costante incremento negli ultimi quattro decenni. I paesi europei contribuiscono più degli Stati Uniti ad integrare l’esborso dei cittadini, ma ciò avviene al prezzo di spostare sistematicamente l’onere del riequilibrio sulla generazione successiva, oppure razionando la sanità per i soggetti più anziani o frenando l’introduzione di utili innovazioni. Il risultato è che l’accesso dei pazienti a servizi sanitari costosi sta venendo ristretto ovunque. Gli unici a sfuggire a questa situazione sono i pazienti assicurati privatamente. Di solito, i pazienti ricorrono a integrazioni assicurative private per poter fruire di prestazioni che non sono (o non sono più) erogate dai sistemi sanitari pubblici, e ciò finisce col creare un sistema sperequato, dei due terzi, dove c’è chi può permettersi di pagare due volte per la salute (con le tasse e con l’assicurazione privata) e chi non può, e resta intrappolato nel sistema ufficiale.

Sul Bestiario di questa settimana, Giampaolo Pansa invita Piero Fassino a risolvere quattro “misteri” relativi al rapporto tra il vertice diessino e Unipol.

Il primo mistero nasce da una domanda che ci siamo fatti in molti e che ‘Il Riformista’ ha esplicitato meglio di tutti. Nella famosa telefonata del luglio 2005, Fassino ha ascoltato Consorte spiegargli di avere già in mano, insieme ai suoi alleati e grazie a patti segreti, il 51 per cento della Bnl e questo prima dell’Opa. Ma in quella data l’Unipol era autorizzata a detenere soltanto il 19 per cento della banca da conquistare. Dunque, Consorte di fatto confessava al segretario dei Ds di aver violato regole e leggi. Fassino l’ha capito o no? E se non l’ha capito, come mai non si è fatto aiutare da qualche esperto di Opa al servizio del Botteghino? Avrebbe subito sentito puzza di bruciato. E, forse, avrebbe mollato Consorte al proprio destino. Invece ha continuato a fare il tifo per l’Unipol. “In un mondo di furbi, io preferisco essere tifoso che cinico”, ha detto Fassino a ‘Repubblica’. Ma tifare per una scalata ‘alla Consorte’ è stata una forma accentuata di autolesionismo che adesso il capo della Quercia sta pagando.

L’inchiesta di copertina di questa settimana de l’Espresso è dedicata alle gravi difficoltà in cui si trovano le ferrovie italiane. Problemi relativi alla riduzione del numero di carrozze, alla estemporanea soppressione di convogli, ai persistenti disservizi legati a quella che appare una caduta libera degli standard qualitativi. A ciò si deve aggiungere la ricomparsa di un profondo rosso di bilancio e di serie tensioni di cassa, legate anche all’ambizioso programma di investimenti in ammodernamento e sicurezza. La costante riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato, unita al blocco delle tariffe, voluto nel 2001 da Tremonti, stanno rivelandosi una miscela esplosiva per le ferrovie, che non rischiano una crisi di liquidità simile a quella di Alitalia, ma che stanno tornando a pesare sulle tasche dei contribuenti in modo inaccettabile. E qui sorge l’equivoco: i pendolari si lamentano per la pessima qualità del servizio, le Regioni minacciano di disdettare gli accordi in base ai quali esse corrispondono un contributo chilometrico per sussidiare le tratte locali, eppure le tariffe restano bloccate, per garantire quella malintesa socialità che serve solo a scavare voragini nei conti pubblici, senza migliorare il welfare della popolazione.

Il segretario dei diesse ha deciso di rispondere “colpo su colpo” a quella che egli considera una vile aggressione politica. E così, ha deciso di sottoporsi ad un autentico tour de force di interviste, in ognuna delle quali riesce a balbettare qualche tassello della sua linea difensiva. Ha iniziato ieri con la fidata Repubblica, intervistato dal “watchdog asimmetrico” Massimo Giannini: