Secondo alcune recenti evidenze di ricerca, l’immigrazione professionalmente qualificata eserciterebbe effetti positivi sull’economia statunitense, mentre quella di soggetti dequalificati influirebbe negativamente. In particolare, gli immigrati appartenenti alla prima categoria andrebbero a ricoprire ruoli professionali di difficile reperibilità sul mercato del lavoro interno, contribuirebbero ad un utilizzo più efficiente della base di capitale e alla crescita di produzione e reddito e pagherebbero in tasse più di quanto ottenuto in termini di benefici pubblici. I lavoratori immigrati non qualificati, per contro, riducono occupazione e retribuzioni dei lavoratori nativi del paese, contribuiscono ad alzare i prezzi di case ed affitti nelle fasce di reddito più basse, tendono ad inviare in patria la quasi totalità dei propri guadagni, anziché spenderli sul mercato domestico, e pagano in tasse (qualora siano regolari) mediamente meno di quanto ricevono in sussidi pubblici.

In Cina, come segnala un reportage Ansa, la pratica degli aborti e delle sterilizzazioni forzate è ancora diffusa nelle zone rurali, secondo la denuncia di Teng Biao, un giovane professore universitario di Pechino. Dopo una visita nella contea di Yinan, nella provincia settentrionale dello Shandong, Teng ha denunciato una serie di spaventosi abusi commessi nei mesi scorsi da un gruppo di funzionari locali tra cui il presidente della contea, Zhu Hong Guo, e il capo del locale Dipartimento per la Pianificazione Familiare, Du Feng Ze.

Quella che segue è una sintesi minima dell'”analisi” dei fatti dell’11 settembre 2001, compiuta sui media arabi ed islamici da cosiddetti “esperti” locali. Per un quadro più completo di questo florilegio di psicopatologie, è possibile consultare il meritorio sito Memri.

Si tratta di teorie che hanno rapidamente attecchito anche in Occidente, dove peraltro alcune di esse sono state create, e che sono entrate a far parte del bagaglio culturale della sinistra antagonista e cospirazionista, soprattutto di quella italiana, che si accinge ad arrivare al governo del paese. Ma oltre a questa versione hard della teoria cospirazionista, che per sua natura non riesce a travalicare gli angusti confini dei circoli “intellettuali” che l’hanno prodotta, ne esiste una soft, più pervasiva.

Lapo Elkann, responsabile del brand promotion Fiat, ha delle innegabili doti di comunicazione, associate ad una grande ricchezza semantica. Tempo addietro disse che la Juventus non era simpatica perché non aveva lo smile, suscitando la risentita reazione dell’accigliosa Trimurti di corso Ferraris, che rimproverò immantinente alla Fiat di avere chiuso il portafoglio già in tempi andati. Poi, Lapo annunciò urbi et orbi che la Juve avrebbe “sicuramente” preso Cassano, ed abbiamo visto come è andata. Oggi, in occasione della presentazione della Grande Punto, il ragazzo sprizza energetico ottimismo da tutti i pori, e lo comunica al colto ed all’inclita, in bella prosa:

Il frastuono mediatico, provocato dalle idiozie di Pat Robertson, ha finito col distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale dalle ultime imprese di Hugo Chavez e del suo regime. L’ultima, in ordine di tempo, è il tentativo di imporre la presenza di due funzionari dello stato nei consigli d’amministrazione delle banche che operano in Venezuela, siano esse domestiche o estere. La misura coinvolgerebbe anche istituti spagnoli, quali il Bbva ed il Banco Santander che in Venezuela controllano, rispettivamente, Banco Provincial e Banco De Venezuela. La mossa fa parte della strategia chavista per la realizzazione del “socialismo nel Ventunesimo secolo”, che prevede il progressivo controllo e condizionamento sull’erogazione del credito, come in ogni progetto rivoluzionario che si rispetti. La presenza di funzionari governativi permetterebbe di orientare l’erogazione del credito, e di rafforzare il sistema di premi e sanzioni per le aziende che tardassero ad introdurre il nuovo precetto chavista, che prevede che almeno il 20 per cento degli organismi aziendali di indirizzo e controllo debba essere riservato ai lavoratori. Ma questa è solo la punta dell’iceberg: