Il nostro premier non perde occasione per attribuire ad eventi ed entità esterne l’inazione ed i fallimenti del proprio governo in politica economica. Oggi, nuova puntata della saga:

“Credo che soltanto l’Unione europea, centralmente, potrà dare il via alla realizzazione ed alla costruzione di nuove centrali nucleari, perché i singoli governi non hanno la forza per convincere i cittadini visto che il nucleare è un termine che li spaventa ancora, nonostante sia una necessità per il futuro”.

George W.Bush ha solennemente affermato di volere che l’America diventi una società di proprietari. Prescindendo, per ora, dalla reale possibilità di concretizzare tale visione, cosa significa ciò, concretamente? E’ noto da molto tempo (ne scrisse già Aristotele) che gli individui tendono a prendersi maggiore cura delle cose che possiedono personalmente. Chi è proprietario dell’abitazione in cui vive tende ad averne più cura di chi vi si trova in affitto. Ciò non è determinato da una qualche “imperfezione” morale dell’inquilino, ma semplicemente dal fatto che il proprietario è più attento ai dettagli, quando si tratta di trarre profitto dal crescente valore della proprietà immobiliare, o di sopportarne una decurtazione causata dal rischio di suo deterioramento. Più in generale, l’estensione della proprietà privata suscita maggiore orgoglio, dignità, fiducia in se stessi. Ma ciò non si riduce ad una sorta di pulsione egoistica che nega socialità e spirito di comunità.

La sollevazione a cui i francesi stanno assistendo, sbigottiti, da ormai dieci giorni viene da lontano e porta lontano. E’ stato alfine aperto il vaso di Pandora dello sradicamento rafforzato dall’autosegregazione sociale e culturale, dell’emarginazione come evidente sottoprodotto dell’assenza di una valutazione delle compatibilità socioeconomiche nei flussi migratori, dei fantasmi dell’Uomo Nuovo, della toutepuissance dello Stato Leviatano, il mito in cui si sono crogiolate generazioni di politici francesi. Per la Francia esistono problematiche specifiche, quali il retaggio del colonialismo, che ad esempio per l’Italia non sussistono, se non in misura del tutto trascurabile. L’unico vero problema italiano è l’ignoranza discernitiva di una classe politica incapace di compiere elaborazioni autonome, sempre in cerca di qualche compagno di banco da cui copiare il tema, con la voluttà di chi ritiene di aver trovato la scorciatoia per risolvere ogni problema.

Immagina di essere una donna. Quando nasce tuo fratello, le persone dicono: “E’ nato un bambino grazie a Dio!”. Quando nasci tu, invece, esclamano: “E’ una femmina, ma se questa è la volontà di Dio…”. Ti chiamano “bambina” – usando una forma di diminutivo – e sei la benvenuta al mondo se sei la prima o la seconda, l’importante è che poi non ci siano più figlie femmine, perché ciò non sarebbe auspicabile per la madre. Mentre i tuoi fratelli sono sempre bene accetti: più sono e meglio è.