Le elezioni tedesche consegnano all’Europa un paese bloccato a metà del guado, timoroso di abbandonare gli antichi e non più sostenibili privilegi di welfare, ma assediato dalla concorrenza fiscale dei paesi di nuovo ingresso nell’Unione Europea. Quello che è evidente è che la Germania non potrà permettersi una stagnazione in stile italiano ma, soprattutto, questo esito elettorale certifica che la politica tende a subire gli eventi, anziché guidarli e determinarli. Alcuni dati economici sono piuttosto illuminanti: secondo un report pubblicato il 9 agosto dall’istituto di ricerca economica IW, con un costo medio del lavoro di 27,60 euro l’ora il lavoratore tedesco costa almeno sei volte quello ungherese o polacco, e 22 volte più di quello cinese, senza che la sua produttività sia proporzionalmente più elevata.

Secondo alcune recenti evidenze di ricerca, l’immigrazione professionalmente qualificata eserciterebbe effetti positivi sull’economia statunitense, mentre quella di soggetti dequalificati influirebbe negativamente. In particolare, gli immigrati appartenenti alla prima categoria andrebbero a ricoprire ruoli professionali di difficile reperibilità sul mercato del lavoro interno, contribuirebbero ad un utilizzo più efficiente della base di capitale e alla crescita di produzione e reddito e pagherebbero in tasse più di quanto ottenuto in termini di benefici pubblici. I lavoratori immigrati non qualificati, per contro, riducono occupazione e retribuzioni dei lavoratori nativi del paese, contribuiscono ad alzare i prezzi di case ed affitti nelle fasce di reddito più basse, tendono ad inviare in patria la quasi totalità dei propri guadagni, anziché spenderli sul mercato domestico, e pagano in tasse (qualora siano regolari) mediamente meno di quanto ricevono in sussidi pubblici.

In Cina, come segnala un reportage Ansa, la pratica degli aborti e delle sterilizzazioni forzate è ancora diffusa nelle zone rurali, secondo la denuncia di Teng Biao, un giovane professore universitario di Pechino. Dopo una visita nella contea di Yinan, nella provincia settentrionale dello Shandong, Teng ha denunciato una serie di spaventosi abusi commessi nei mesi scorsi da un gruppo di funzionari locali tra cui il presidente della contea, Zhu Hong Guo, e il capo del locale Dipartimento per la Pianificazione Familiare, Du Feng Ze.

Quella che segue è una sintesi minima dell'”analisi” dei fatti dell’11 settembre 2001, compiuta sui media arabi ed islamici da cosiddetti “esperti” locali. Per un quadro più completo di questo florilegio di psicopatologie, è possibile consultare il meritorio sito Memri.

Si tratta di teorie che hanno rapidamente attecchito anche in Occidente, dove peraltro alcune di esse sono state create, e che sono entrate a far parte del bagaglio culturale della sinistra antagonista e cospirazionista, soprattutto di quella italiana, che si accinge ad arrivare al governo del paese. Ma oltre a questa versione hard della teoria cospirazionista, che per sua natura non riesce a travalicare gli angusti confini dei circoli “intellettuali” che l’hanno prodotta, ne esiste una soft, più pervasiva.