Charles Krauthammer, sul Washington Post, compie un’interessante analisi degli espedienti retorici utilizzati dai democratici per logorare la proposta di riforma della Social Security presentata da Bush. Come noto, il presidente vuole riformare il sistema pensionistico pubblico, attualmente basato sul meccanismo a ripartizione, ed introdurre un modello a capitalizzazione pura, cioè basato su conti previdenziali individuali. I Democratici hanno ribattuto sostenendo che il piano Bush nulla dice riguardo il principale problema: la solvibilità della Social Security. A questa obiezione Bush ha risposto proponendo un meccanismo progressivo di riforma, in base al quale le pensioni più ricche avrebbero dovuto essere indicizzate unicamente al costo della vita, e non all’inflazione salariale, mediamente più elevata del primo di circa l’1 per cento. Con la proposta Bush nessuno avrebbe perso potere d’acquisto in termini reali, ma i meno abbienti avrebbero fruito di una maggiore rivalutazione della rendita pensionistica rispetto alle classi agiate.

Interessanti spigolature dal convegno organizzato dalla Fondazione Italianieuropei di D’Alema e Amato. Citiamo dal resoconto de l’Unità (articolo integrale):

Allora, qual è il programma? Cosa si impegna a fare l’Unione? Messa così non va bene. Prodi alza la mano, fermi tutti: «Gli impegni si prendono quando una discussione si è chiusa – ammonisce – non quando si sta aprendo. Ho appena scritto ai segretari di partiti per far partire insieme la cabina di regia del programma. Lì metteremo nero su bianco i nostri impegni. Il programma deve essere sottoscritto da tutti. Per ora si parla solo di principi». Principi, dunque, valori di fondo. Non ancora impegni precisi. Eppure la materia per dibattere non manca. Quali linee per una nuova politica estera? Quali strumenti per rimettere in sesto l’economia? Di questo si parla.

D’accordo, parliamone, professor Prodi. E creiamo pure la classica cabina di regia, che non guasta mai. Ma questo è l’uomo che, giorni addietro, in occasione della crisi di governo, disse: “Chiediamo elezioni anticipate”. Quindi andiamo ad elezioni anticipate ma non abbiamo ancora un programma? Mirabile esempio di onestà intellettuale, non c’e’ che dire…

Notizia rigorosamente vera, pubblicata oggi dall’agenzia Ansa:

GERMANIA: BILD, PROPOSTA TASSA SU GOMMA DA MASTICARE

(ANSA) – BERLINO, 2 MAG – Dalla Germania arriva un’altra proposta originale. Dopo quella del bracciale elettronico per i disoccupati, e’ stato infatti suggerito ora di istituire una speciale tassa sulle gomme da masticare. Obiettivo: impiegare i proventi per ripulire strade e marciapiedi infestati sempre piu’ dagli innumerevoli chewing gum gettati via dopo l’uso.”I nostri politici stanno forse diventando matti?”, si chiede oggi la Bild che riferisce dalla proposta avanzata da
esponenti di vari partiti. Per il leader dei Verdi nella Saar Hubert Ulrich, ”una simile imposta andrebbe istituita in tutto il paese. Impiegando il ricavato per la rimozione delle gomme da masticare dalle strade”. Con lui si dice d’accordo Siegfried Helias, esperto della Cdu di problemi sociali. ”La tassa sul chewing gum e’ una buona idea”, ha detto anch’egli al quotidiano popolare.

Ogni anno, nel breve spazio di poco meno di una settimana, in Italia si celebra la Liturgia della Divisione. Il 25 aprile ed il Primo Maggio ci regalano una formidabile colata di luoghi comuni (e comunisti) su un paese distratto e indifferente, malgrado i quotidiani tentativi di elettroshock mediatico che cercano con ogni mezzo di accreditare l’idea di un’Italia ormai trasformatasi in una dittatura, priva peraltro del caratteristico benefit dei treni in orario. Del 25 aprile abbiamo già letto e sentito di tutto. Quest’anno il tema è stato la difesa dell’attuale Costituzione, per promuovere il quale si sono scomodati in tanti, non ultimo il neo-girotondino, e presidente “emerito” della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. E proprio questa simbolizzazione strumentale, ossessiva, moralistica e bigotta rappresenta il vero surrrogato della persistente assenza di un programma della coalizione di Progresso.

Leggiamo dal sito di Rainews24, organo di disinformazione digitale del servizio pubblico e, per l’ennesimo accidente della storia, di rigorosa osservanza marxista:

Sotto gli occhi dei dirigenti del Paese e degli “eroi” della guerra del Vietnam, come il leggendario generale Vo Nguyen Giap, militari, lavoratori e studenti hanno marciato agitando bandiere rosse. Lungo la strada giganteggiavano ritratti dell’allora leader nordvietnamita Ho Chi Minh.

La vittoria del 30 aprile 1975 è “scritta per sempre nella storia del nostro paese come una delle pagine più gloriose”, ha dichiarato nella capitale vietnamita, Hanoi, il primo ministro, Phan Van Khai, durante la cerimonia per il Giorno della Liberazione.

Il governo spera che le commemorazioni aiuteranno a far risorgere il patriottismo e l’orgoglio nazionale tra i giovani. Il premier ha aggiunto, infatti, che il Vietnam ha ancora molte sfide da affrontare e dovrebbe lasciarsi il passato alle spalle per guardare al futuro. Senza dimenticare di “rinforzare le relazioni con i Paesi che presero parte alla guerra in Vietnam”.

L’unica personalità straniera partecipante alle celebrazioni è il ministro della Difesa cubano, Raul Castro, il fratello più giovane di Fidel Castro, nonché suo probabile erede. Cuba, Unione Sovietica e Cina furono gli alleati chiave del Vietnam del Nord durante il conflitto.

Più di 7.500 prigionieri, compresi i detenuti politici, sono stati rilasciati quest’anno per l’amnistia decisa in onore dell’anniversario.

Quindi, business as usual. L’iconografia classica del comunismo è salva:

Con l’iniziativa di costituire un soggetto unico del centrodestra (non chiamiamolo partito unico, il professor Sartori e la memoria storica ne sarebbero urtati…), Silvio Berlusconi sta tentando di aggirare le disfunzioni del sistema elettorale italiano e, al contempo, di impedire che l’apparente frana di consensi per Forza Italia provochi la liquefazione di un partito che non è mai riuscito a mettere radici sul territorio e ad emanciparsi dalla figura del proprio creatore. Andiamo con ordine. L’attuale legge elettorale italiana, che il professor Sartori definì mattarellum, dal nome del suo primo firmatario, l’esponente dei Popolari Sergio Mattarella, vide la luce dopo una tormentata gestazione nell’agosto 1993, sulle macerie del sistema partitico distrutto da Tangentopoli. Un sistema imperniato su due pilastri: il parlamentarismo e la legge elettorale proporzionale. Come noto, uno dei principali trade-off dei sistemi politici è quello tra governabilità e rappresentatività.