La polemica innescata dalle ultime, lievemente avventate e vagamente elettoralistiche, dichiarazioni del premier, su tempi e modi del disimpegno delle nostre truppe dall’Iraq, rappresenta un’ottima occasione per ripassare la Costituzione della Repubblica italiana. Secondo il quirinalista del Tg3, Luciano Fraschetti, il presidente Ciampi, da Londra, avrebbe espresso malumore ed irritazione per l’esternazione di Berlusconi, perché non preventivamente informato. Ma Fraschetti fa e dice di più: arriva a spingersi ad affermare che il presidente della repubblica sarebbe “il massimo rappresentante della politica estera italiana”. Really? Rileggiamo allora la nostra Carta fondamentale, articoli da 87 a 90:

America, 1940. Charles A. Lindbergh, eroe della trasvolata sull’Atlantico, fervido antisemita e filonazista, diventa presidente sconfiggendo Franklin D. Roosevelt. Da quel momento gli Stati Uniti smettono di appoggiare gli inglesi e i francesi contro le potenze dell’Asse, e dietro un’apparente neutralità stringono patti con la Germania di Hitler. Una famiglia ebraica di Newark, la famiglia Roth, scopre di non essere abbastanza americana per i gusti del nuovo presidente e inizia a temere che anche il proprio paese possa trasformarsi in un regno del terrore. Tra controstoria e autobiografia, il ritratto dell’America in forma di incubo.

A noi, tutto sommato, Alessandra Mussolini sta simpatica. Portatrice di un interessante femminismo, che spesso l’ha vista in rotta di collisione con l’integralismo cattolico di ampia parte della Casa delle Libertà, ci è sempre parsa un caso di “anomalia” politica nel senso di assenza di calcolo e passione spesso naif. Per questo crediamo che, nella vicenda delle firme di lista falsificate, sia rimasta vittima di una delle tante, troppe porcherie che caratterizzano la politica italiana. Quello che della Mussolini non ci è mai piaciuto è l’orgoglio con il quale parla della figura del nonno, quasi rappresentasse ancora oggi un modello politico da seguire. Se è vero che le colpe dei nonni non dovrebbero ricadere sulle nipoti, è altresì vero che Alessandra avrebbe potuto fare politica da posizioni lievemente meno estremiste. Invece, la sua passionalità ed ingenuità (lo diciamo in senso positivo) l’hanno fatta entrare in rotta di collisione con i vertici di An, partito che, non senza astuzie, si è definitivamente lasciato alle spalle il Ventennio. Ora, ci risulta davvero incomprensibile il motivo per cui, dopo essere stata truffata da personaggi interessati e da occasionali e mefitici compagni di strada, abbia deciso di invocare “la democrazia”, concetto verosimilmente alieno alla cultura politica di suo nonno. Ci sono state irregolarità? Pare di si, quindi di cosa stiamo discutendo? E’ opportuno e necessario avviare delle verifiche in tutto il paese, ma che c’entra tutto questo con la democrazia? Forse che una che di cognome fa Mussolini deve necessariamente poter violare le regole, altrimenti è segno che è scattata la conventio ad excludendum? E poi, ecco l’abituale riflesso italico del “tengo famiglia”: mia zia (la Loren) non ci dorme la notte, i bambini (le creature) piangono e vogliono la mamma, etc etc. La Mussolini ringrazi soprattutto la sinistra, che ha dato per l’ennesima volta prova della propria “eticità”, quella di cui il professor Prodi si riempie la bocca ad ogni piè sospinto, raccogliendo firme (pure false) per mettere un cuneo nello schieramento avversario. Vistisi scoperti con le mani nella marmellata, ecco Marrazzo e Violante uscirsene dicendo che si tratta di “beghe interne alla destra”. Impareggiabili.

Nella sua consueta messa domenicale, l’economista-filosofo Eugenio Scalfari si lancia nell’ennesima enciclica su come rilanciare l’economia e la competitività italiane. E lo fa da par suo, con l’abituale iattanza e disonestà intellettuale che lo caratterizzano, unite ad alcuni buchi di memoria che non sapremmo se ricondurre a malizia o agli effetti del tempo che passa. Vediamo in dettaglio lo Scalfari-pensiero: il declino della competitività del paese è iniziato da almeno dieci anni, cioè più o meno dall’avvio della manovra di convergenza all’Euro attuata dai governi Amato, Ciampi e Prodi, con il fortissimo inasprimento della tassazione, ordinaria e straordinaria, e il sistematico rinvio di spesa per investimenti pubblici ed infrastrutture, unito al blocco del “tiraggio di tesoreria” imposto agli enti locali ed alla pubblica amministrazione. Ma, secondo Scalfari, è dal 2002 (casualmente, primo anno di governo completo da parte dell’attuale maggioranza) che esso ha assunto i connotati di una rovinosa caduta del paese verso la deindustrializzazione. Secondo il Nostro, il governo avrebbe sconsideratamente privilegiato gli sgravi fiscali a vantaggio dei redditi medio-alti, a scapito di consumi ed investimenti. Sul congelamento ormai ultradecennale degli investimenti pubblici abbiamo già detto. Sulla fiscalità, esistono sufficienti evidenze che gli sgravi fiscali sui redditi medio-alti esercitano uno stimolo sui consumi maggiore rispetto ad interventi di uguale natura applicati ai redditi più bassi. Inoltre, aggiungiamo che questo governo ha introdotto e ampliato il concetto e la platea di beneficiari della no-tax area, mentre nella precedente legislatura i tre premier di sinistra, succedutisi a suon di colpi di palazzo, strutturalmente agevolati da un assetto istituzionale che impediva la “dittatura del premier”, avevano ridotto la fiscalità quasi esclusivamente sugli scaglioni d’imposta più elevati, cosa che si tende troppo spesso a dimenticare. Inoltre, il governo rossoverde di Gerhard Schroeder, che pensiamo rappresenti per Scalfari ed i suoi amici progressisti un pericoloso darwinista sociale neo-reaganiano, ha da quest’anno ridotto tutta la struttura delle aliquote dell’imposta sul reddito, ed in modo evidentemente asimmetrico. L’aliquota massima passa infatti dal 45 al 42 per cento, la minima dal 16 al 15 per cento

Scrive David Frum, in un articolo per il giornale canadese National Post:

Sembra che la ragione per cui l’auto di Calipari sia stata fatta oggetto di colpi d’arma da fuoco sia stata il fatto che le autorità italiane non avevano informato quelle statunitensi della missione di Calipari. E la ragione di questa strana omissione è stata che la missione di Calipari implicava il pagamento di un riscatto per la giornalista rapita.

Gli Italiani sanno che le autorità statunitensi si oppongono fieramente al pagamento di riscatti, e così pensavano che la cosa migliore da fare fosse tenere le cose tranquille fin quando Sgrena e Calipari si fossero messi in salvo fuori dall’Iraq.

Queste azioni italiane hanno messo in pericolo le vite di Sgrena e Calipari. Esse hanno anche messo in pericolo le vite di migliaia di altri civili occidentali in Iraq. Pagare riscatti incoraggia nuovi rapimenti- e l’Italia sta prendendo la brutta abitudine di consentire il pagamento di riscatti. Quasi fosse colpevolmente consapevole di quanto sbagliata sia questa pratica, il Primo Ministro italiano, Silvio Berlusconi, ha egli stesso fornito i fondi, utilizzando il suo immenso patrimonio, per liberare le due cooperanti rapite nel 2004. Questa volta, i soldi sembrano essere venuti da fondi pubblici.

Le motivazioni dell’Italia sono comprensibili: la guerra non è popolare in Italia, che ha circa 3000 soldati in quel paese. E un prolungato dramma degli ostaggi indebolisce ancora di più il consenso alla guerra. Il governo Berlusconi è naturalmente tentato di fare tutto ciò che è in suo potere per portare il dramma alla conclusione più rapida e positiva possibile.

Le nuove avventure di Bocca Giorgio, partigiano antisemita Sant’Anna di Stazzema – Domenica 13 marzo 2005
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
IERI IN ITALIA, OGGI IN IRAQ
STESSI I CRIMINI, STESSA LA RESISTENZA

Il 12 agosto 1944, a Sant’Anna di Stazzema, 4 compagnie di SS comandate dal maggiore Walter Reder e spalleggiate dalle autorità fasciste e collaborazioniste italiane, trucidarono 560 persone innocenti. Fu uno dei tanti massacri compiuti dai nazisti tedeschi nel corso della loro guerra imperialista.
Il nazismo e il fascismo furono battuti, ma i loro metodi sanguinari e le loro ambizioni imperiali no.
Già durante la seconda guerra mondiale gli eserciti angloamericani si macchiarono di crimini orrendi, con bombardamenti a tappeto che sterminarono milioni di civili, soprattutto in Germania e in Italia. Per non parlare di Hiroshima e Nagasaki dove gli americani, compiendo il più grave crimine di guerra di tutti i tempi, giunsero ad usare le bombe atomiche nonostante il Giappone fosse già in ginocchio.
Il disegno hitleriano di un dominio totale sul mondo è infatti lo stesso che gli U.S.A. hanno perseguito incessantemente sino ad oggi. Ovunque sono andati, gli eserciti a stelle e strisce si sono lasciati appresso una interminabile scia di sangue.