La Francia ha rigettato il Trattato costituzionale dell’Unione Europea con il 54.87 per cento dei voti, secondo i dati del Ministero dell’Interno. La sconfitta, che rappresenta il primo veto al patto europeo da parte di un membro fondatore, può “uccidere” la costituzione, che richiede l’approvazione da parte di tutte le 25 nazioni. Il rovescio può mettere poi fine alle speranze di rielezione di Chirac, dopo il suo palese fallimento a ridurre una disoccupazione arrivata al massimo da 5 anni e mezzo, oltre a mettere a rischio i negoziati per l’adesione di paesi quali Croazia e, soprattutto, Turchia. Ancora una volta, abbiamo assistito ad un voto “contro” da parte dell’elettorato francese. Contro il governo del presidente, l’eterno Giano bifronte senza ideali né morale, l’uomo che vuole essere maggioranza ed opposizione, tecnocrate e popolano, nazional-sciovinista ed idealista.

La firma apposta al rinnovo del contratto della pubblica amministrazione, nella tarda serata di ieri, sembra essere la riproposizione di un vecchio schema: gli aumenti li diamo subito, la ristrutturazione e riorganizzazione della pubblica amministrazione la rinviamo ad un momento successivo, che di solito tende ad essere differito sine die. E’ finita, quindi, che il governo ha concesso esattamente l’incremento del 5.01 per cento richiesto dalla Triplice; che si è impegnato a trovare le risorse aggiuntive rispetto a quanto inizialmente stanziato per il rinnovo (4.3 per cento) con la prossima legge finanziaria che, parecchi mesi prima della sua elaborazione, si trova già con nuovi impegni di spesa da coprire.

Tra le pieghe della torrenziale requisitoria compiuta da Luca Cordero di Montezemolo all’assemblea annuale di Confindustria, tutta improntata alla strenua difesa dell’imprenditoria italiana e dei suoi atrofizzati animal spirits, si segnala il grido di dolore sull’Irap, che va abolita d’urgenza, per recuperare competitività. In sala, un diligente Romano Prodi prende appunti. Al termine della relazione di Montezemolo, il Professore scolpisce:

«La relazione di Montezemolo è forte e bella. Non ha nascosto i problemi del paese. E’ però responsabilità della classe politica di questo paese essere uniti. E proprio per questo “ ha continuato il Professore – ho chiesto l’unità dell’Ulivo. La sua forza è indispensabile per salvare l’Italia».

di Daniel Pipes
New York Sun
24 maggio 2005
Pezzo in lingua originale inglese: A Conspiracy Theory Spreads Polio

Una campagna mondiale avviata nel 1988 per debellare l’infezione della poliomielite stava per avere successo quando, all’inizio del 2003, una teoria cospirativa attecchì nella popolazione musulmana della Nigeria settentrionale. Quella teoria cospirativa è riuscita a far ritornare la poliomielite a delle proporzioni epidemiche.

Autore della teoria sembra essere un certo Ibrahim Datti Ahmed, 68 anni, medico e presidente del Consiglio supremo nigeriano per la legge della Shari’a. Ahmed, un islamista, accusa gli americani di correggere il vaccino con un agente che rende sterili le bambine (oppure, in base a un’altra teoria, che le infetta con l’AIDS) e li considera, come scrive John Murphy sul Baltimore Sun, “i peggiori criminali che esistono sulla Terra (…) Persino Hitler non fu malvagio quanto lo furono loro”.

(ANSA) – BERLINO, 25 MAG – La decisione dell’ex leader socialdemocratico Oskar Lafontaine di lasciare dopo 39 anni la Spd è stata commentata in termini positivi da Otto Schily, ministro dell’interno, e tra i più autorevoli esponenti del partito socialdemocratico tedesco.
”Lafontaine è una figura tragica. Ma lui ci dà una chance, quella di far capire più chiaramente alla gente che noi siamo un partito di centro”, ha detto Schily in dichiarazioni oggi al secondo canale pubblico Zdf.
Lasciando la Spd, Lafontaine ha annunciato la sua intenzione di voler lavorare per la formazione di un nuovo blocco unitario a sinistra del partito socialdemocratico, a cominciare dall’unione tra la Pds, il partito dei postcomunisti, e la WASG (Alternativa elettorale per il lavoro e la giustizia sociale), la nuova formazione della sinistra fondata da sindacalisti e dissidenti dell’ala sinistra Spd per protesta contro il programma di riforme del Governo di Gerhard Schroeder. Non è chiaro tuttavia se il poco tempo che resta fino alle elezioni anticipate consentirà la creazione di una tale nuova lista di sinistra.

Su LaVoce.info appare un solenne ed inacidito “appello” della redazione al ministro dell’Economia, Siniscalco. Più che di un appello, si tratta di un esplicito invito a dimettersi. Fin qui, non si tratta di un avvenimento destinato a lasciare profonde tracce nelle nostre esistenze. In Italia, per tradizione ancestrale, l’iniziazione alle tecniche dialettiche e retoriche avviene di norma chiedendo le dimissioni di qualcuno, come insegna l’unità primigenia di socializzazione politica del nostro paese, il condominio, dove abitualmente si svolge il rito di passaggio della richiesta di dimissioni dell’amministratore. Quello che tuttavia colpisce è il tono dell’”appello”, molto simile ad un anatema, e le argomentazioni utilizzate. Si parte con un incipit da Fine dei Tempi:

Si riapre pericolosamente lo spread fra Btp e Bund e, con la decisione Eurostat, il rapporto fra debito pubblico e Pil torna ad aumentare dopo 10 anni. Ci vorrebbero mani salde alla conduzione della politica economica. Ma non c’è spazio per i tecnici in questo governo. E non c’è controllo democratico su chi davvero decide. Inquietante.

E si sviluppa il tema, peraltro con scarsa coerenza: