Venticinque anni dopo, il ricordo della strage alla stazione di Bologna è sempre una ferita dolorosamente viva per quanti desiderano che questo paese possa finalmente contare su una democrazia matura, fatta di pesi e contrappesi, senza inquinamenti della vita civile, da qualsiasi parte essi provengano. Si è scritto e detto molto, troppo. Sul sangue delle vittime si sono anche costruite più o meno brillanti carriere politiche. Sfortunatamente, anche questa ricorrenza è stata sequestrata dalla solita fazione tribale, che ne ha fatto l’ennesimo feticcio della propria ideologia di divisione, e l’ennesimo capitolo di quella “guerra civile fredda” che contamina la nostra vita pubblica non meno di quanto fece lo stragismo dell’epoca.

L’Unità si lancia in una desolata e desolante lamentazione perché qualche cattivone di hacker avrebbe alterato i risultati di un proprio sondaggio online sul “pacchetto Pisanu” antiterrorismo. I risultati sono stati sovvertiti, facendo balzare al primo posto quelli che il giornale di Padellaro definisce i “paladini del law&order in salsa padana”. Analoga pernacchia fu subita nel sondaggio di alcune settimane fa sul candidato premier dell’Unione, con Romano Quisling Prodi scalzato da altro, assai temibile, concorrente. Però, è bizzarro: quando gli hacker attaccano i siti aziendali od istituzionali, sono degli eroi; quando fanno un’innocente sberleffo alla versione online del quotidiano fondato da Antonio Gramsci diventano dei pendagli da forca. Con tanto di minaccia tecnologica finale:

Chi di noi non vorrebbe avere un angelo custode? Una sorta di entità superiore, che possa guidarci nei nostri atti quotidiani, consigliarci ed impedirci di compiere sciocchezze di varia natura? Sfortunatamente, non tutti possono avere una simile guida al proprio fianco. Altri, più fortunati, dispongono di questo “benefit”. E’ il caso di Giovanni Consorte, presidente di quella Unipol che si accinge ad acquisire il controllo di Banca Nazionale del Lavoro, dopo aver messo in cantiere un aumento di capitale da far tremare le vene ai polsi di entità ben più robuste della pur solida cooperativa bolognese. Ma tant’è, anche a distanza di molti anni il fascino della bancassurance è sempre forte, malgrado risultati non propriamente eclatanti, perlomeno in Italia. E poi, quando il Partito chiama, i piani industriali sgorgano come ruscelli di montagna, rinfrescanti ed incontaminati. L’angelo custode di Consorte è niente meno che un magistrato, di quelli che scioperano contro il governo accusandolo, con la sua riforma della giustizia, di attentare all’indipendenza dell’ordine giudiziario.

Ricordate quel brano cantato (si fa per dire…) da Claudia Mori, parecchi anni fa? Era, molto banalmente, una storia di corna. C’era una lei che telefonava ad un lui, sfortunatamente impegnato ed impossibilitato, in quel momento, ad esternare appieno i propri sentimenti. Il poveretto era costretto a fingere, con tono assolutamente asettico, che all’altro capo del filo vi fosse un non meglio specificato “dottore”.
Questa canzone ci è tornata in mente rileggendo le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche tra Gian Piero Fiorani, amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, ed il suo arcigno controllore, il governatore della Banca d’Italia.

In Italia, l’emersione del fenomeno blairiano coglie la sinistra in una delle sue innumerevoli, abituali transizioni, quella causata dalla sconfitta elettorale del 1994, e che Andrea Romano definisce dell’“oltrismo”: l’aspirazione fumosa e confusa al superamento di comunismo e socialdemocrazia, che come un fiume carsico periodicamente riemerge nella elaborazione psicanalitica della sinistra italiana. Tale aspirazione, di fatto, era figlia del moralismo berlingueriano, che alimentava la mitologia dell’eccezionalismo della sinistra italiana, e che era destinata a giungere ai giorni nostri attraverso Mani Pulite e il persistente giustizialismo, che ancora oggi rappresenta il tratto distintivo di ampia parte della sinistra e le fondamenta del collateralismo di una componente non marginale della magistratura italiana. Dunque, all’indomani della sconfitta del 1994, per opera di Berlusconi, il gruppo dirigente dell’allora Pds è impegnato nell’ennesima ridefinizione strategico-identitaria. E decide di perseguire un duplice obiettivo: collocare stabilmente la sinistra italiana nell’alveo di quello che viene evocativamente definito socialismo europeo; e, sul piano interno, annunciare la metamorfosi verso quella “rivoluzione liberale” strumentale a fare dell’Italia un “paese normale”.

Scrive Eugenio Scalfari, nel suo consueto contro-angelus illuminista domenicale:

La nostra lotta contro il terrorismo “qaedista” si gioca in gran parte – per quanto riguarda il secondo fronte che si è ormai aperto in Europa – sulla riconquista di quella zona grigia delle seconde e terze generazioni musulmane agli ideali di un Islam civile, pacifico, rispettato e rispettabile. Inserito nel tessuto economico delle società ospitanti. Lasciando ai suoi membri la scelta tra l’integrazione o la convivenza separata o una possibile mescolanza tra questi due principi.

Gli risponde la madre di Theo Van Gogh: