Parlando sul tema dell’odiosa prescrizione per gli autori della strage di Primavalle, Luciano Violante spreca l’ennesima opportunità per affrontare in modo responsabile il tema della giustizia in Italia.

Dopo aver invitato a “ricordare tutte le vittime di quegli anni, di destra e di sinistra” (ma è sempre stata la sinistra a negare anche la dignità della morte al “nemico”…), Violante si lancia in un’ardita opera di decontestualizzazione degli eventi dall’epoca in cui accaddero, e tenta di ascrivere i folli esiti di alcune sentenze della magistratura al più generale malfunzionamento della giustizia:

“La prescrizione? E’ una notizia che provoca sconcerto e indignazione, perché una strage di quel genere meritava una sollecitazione ben maggiore affinché i responsabili scontassero le condanne.

Tra le innumerevoli reazioni alle elezioni irachene, segnaliamo quella del vescovo di Bassora:

”La gente era felice di recarsi ai seggi, c’era un clima di festa”. Cosi’ commenta per la MISNA la giornata elettorale di ieri in Iraq monsignor Djibrail Kassab, arcivescovo dei caldei di Bassora, nel sud del Paese. Ricordando che nella sua città ha votato circa il 60% degli elettori e non si sono verificate violenze di alcun tipo, il presule ribadisce di aver visto persone andare ai seggi ”quasi come fosse un Carnevale; intere famiglie hanno portato con se’ i bambini, la gente sembrava soddisfatta e mostrava di non aver paura di eventuali episodi di violenza”. Monsignor Kassab aggiunge che, nelle prime ore del mattino, l’affluenza è stata scarsa, ma dalle 11 locali in poi i seggi si sono riempiti di gente in fila per consegnare il proprio voto.”

La democrazia rappresenta sempre un momento di festa, soprattutto quando è stata così a lungo negata…

I dati non sono ancora definitivi, ma sembra che la democrazia, questo concetto creato dalle forze del male neocon (in versione ebraica o evangelica, non è ancora appurato) sia stata avvistata in Iraq. Ancora una volta, l’Impero del Male amerikano ha colpito a morte le libere coscienze di dittatori e autocrati, segnatamente di quelli mediorientali. Con una brutalità senza precedenti, pare che otto milioni di “cittadini” (termine pericolosamente illuminista) iracheni siano stati indotti, sotto la minaccia delle armi di persuasione di massa del Grande Satana di Washington, a recarsi a deporre in un’urna, sotto l’intollerabile tutela della propria privacy politica e civile, la propria preferenza elettorale. Costernazione nelle principali cancellerie della Vecchia Europa. Il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, atterrito dalla sconvolgente notizia, si è chiuso in un silenzio carico di dolore e disperazione.

Non ci sono ancora certezze sulle relazioni di causa-effetto tra presenza di discariche e patologie, ma di certo in 104 comuni della provincia di Caserta e 92 della provincia di Napoli i dati epidemiologici mostrano un “eccesso significativo”, rispetto quanto si attendeva a livello regionale, di mortalità generale, di mortalità per varie cause tumorali e di malformazioni. Lo dice uno studio pilota sul “Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana” condotto dall’Oms, l’Istituto superiore di sanità, il Cnr, l’assessorato alla Sanità e l’Osservatorio epidemiologico della Campania. Il rapporto, presentato oggi dal commissario straordinario per i rifiuti Corrado Catenacci e dal responsabile della Protezione civile Guido Bertolaso, analizza il periodo compreso tra il 1994 e il 2002. Sono state studiate 20 cause di morte, tra cui la mortalità per tutte le cause, quella legata ai tumori più diffusi (esofago, stomaco, retto, polmoni, mammella, vescica, rene e leucemie) e le cause maldefinite.

Abituale tema dell’adesione alle tesi revisioniste più becere, peraltro fatto proprio da una parte non minoritaria della sinistra, non solo italiana. Occorrerebbe riflettere sul gran numero di sedie vuote, appartenenti alle delegazioni di paesi arabo-islamici all’Onu durante la commemorazione (la prima in assoluto, all’Onu sono molto riflessivi…) della Shoah.

Non conosciamo il gup di Milano, Clementina Forleo, che ha mandato assolti dall’accusa di terrorismo internazionale cinque maghrebini accusati (accuse confermate) di avere organizzato campi militari nel nord dell’Iraq e di avere svolto attività di arruolamento di aspiranti kamikaze. Si tratta di fatto della sconfessione della linea investigativa dell’ex pm Stefano D’Ambruoso, da poco diventato consulente presso la sede di Vienna dell’Onu per le questioni giuridiche legate al terrorismo internazionale. Colpisce la motivazione utilizzata dal gup per il proscioglimento. Riconoscendo che gli imputati “avevano come precipuo scopo il finanziamento, e più in generale il sostegno di strutture di addestramento paramilitare site in zone mediorientali, presumibilmente stanziate nel nord dell’Iraq“, e anche che, a tal scopo

“erano organizzati sia la raccolta e l’invio di somme di denaro, sia l’arruolamento di volontari, tutti stranieri e tutti di matrice islamico-fondamentalista”, ma “non risulta invece provato – aggiunge il giudice – che tali strutture paramilitari prevedessero la concreta programmazione di obiettivi trascendenti attività di guerriglia da innescare in detti (cioè in Iraq, ndr) o in altri prevedibili contesti bellici, e dunque incasellabili nell’ambito delle attività di tipo terroristico”.

Singolare capziosità o interpretazione stilisticamente elegante e logicamente ineccepibile dell’attuale quadro legislativo italiano, tuttora caratterizzato dalla sostanziale assenza di una legislazione che recepisca le nuove situazioni internazionali?

Che cosa rappresenta, in sostanza, la vittoria di Niki Vendola alle primarie pugliesi della Gad? Le interpretazioni si sprecano, come ovvio in un paese come il nostro, dove ogni innovazione, vera o presunta, viene vissuta, soprattutto dai media, con lo stesso spettro di reazioni che deve aver accompagnato i nostri progenitori alla scoperta del fuoco. Di questo evento è possibile dare un’interpretazione psico-sociale, come quella, francamente troppo intimista, agiografica e sopra le righe, fatta da Francesco Merlo su Repubblica, con Vendola dipinto come una sorta di San Francesco benedicente, che cammina, lieve e leggiadro come il soggetto di un quadro naif, attraverso le miserie mondane. Grattando sotto la superficie di tale agiografia è però fin troppo facile leggere l’abituale riflesso pavloviano del quotidiano di largo Fochetti, ancora pateticamente convinto di essere una mosca cocchiera della “grande” politica e l’unico vero king maker della sinistra, e per questo motivo sempre piuttosto critico verso l’oligarca D’Alema. Ma altre e meno misere considerazioni si impongono.

Anche quest’anno si è ripetuto il logoro rituale nazional-popolare della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, con relazioni ponderose e allarmate dei procuratori generali, e proteste fatte di ipocriti simbolismi, come la toga nera indossata in segno di “lutto” e l’ostentazione di quella coperta di Linus che per molti giudici è diventata la Costituzione. Resta un unico punto fermo: la pervicace resistenza della corporazione giudiziaria a qualsivoglia ipotesi di riforma. Ricordate le estenuanti discussioni, ai tempi della Bicamerale di dalemiana memoria, sulla “bozza Boato”, un progetto di riforma certo non suscettibile di essere etichettato come berlusconiano? L’argomentazione più articolata che la magistratura, o la parte più conservatrice di essa, riesce ad esprimere è l’abituale niet ad ogni e qualsiasi ipotesi di riforma, anche le più impalpabili ed amichevoli, come quelle degli anni del governo dell’Ulivo, quando il guardasigilli era Giovanni Maria Flick.