Di Eugenio Scalfari conosciamo da moltissimi anni la iattanza e la sicumera intellettuale, quel patrimonio di superiorità morale che è alla base di larga parte del pensiero politico dello schieramento con cui egli si identifica (o meglio, degli schieramenti che egli, da navigato king maker, unge di volta in volta con il suo crisma). Ma non ne conoscevamo ancora il gusto per il paradosso (via Informazionecorretta)

Dall’edizione on-line di Repubblica riportiamo un brano della cronaca di un dibattito “sulle religioni” tenutosi alla Fiera del libro di Torino.
Il brano che riportiamo riguarda l’intervento di Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica.

Così come, aggiunge Scalfari, “è vero ed è positivo che l’ebraismo non ha in sé la componente di proselitismo delle altre due religioni monoteistiche, come ha riconosciuto il rabbino Benedetto Carucci Viterbi. Ma questo suo autoescludersi ha avuto dei risvolti negativi” fino al punto da edificare una prigione, una enclave che ha reso possibile e alimentato l’antisemitismo con tutte le conseguenze che questo ha portato. Per questo – dice ancora il fondatore di Repubblica – noi non credenti vorremmo che si aprisse”.

Silvio Berlusconi ama definirsi liberale e liberista. Da questa collocazione ideologica sembra talvolta far discendere il corollario secondo il quale nessuna attività governativa dovrebbe interferire nelle scelte degli agenti economici. Posizione genericamente condivisibile, se non fosse che Berlusconi sembra ignorare che liberalismo e liberismo devono incidere a monte delle decisioni economiche, e non a valle. In altri termini, è corretto sostenere che un governo non deve controllare i prezzi, ma è piuttosto bizzarro affidarsi al buon senso e all’oculatezza di casalinghe e casalinghi per far trionfare il mercato soprattutto quando, come spesso accade in Italia, un mercato non è mai esistito. Perché compito primario del legislatore (e quindi anche e soprattutto della maggioranza che esprime l’esecutivo) è creare le condizioni “istituzionali” per far vincere la concorrenza e quindi i cittadini-consumatori. Parlando di costo della vita ed euro, Berlusconi afferma:

“Il governo non può controllare i prezzi. Li controllano i cittadini quando dicono di no ai prezzi eccessivi: è questo che li invito a fare”.
“Guardiamo al futuro, guardiamo avanti. Certo, io so che l’ euro ha fatto e fa delle incursioni negative sui bilanci di tutte le famiglie. L’Italia ne ha subito la negatività molto più di altri Paesi europei, perchè alla nostra moneta è stata data una quotazione che non rispondeva alla realtà dei fatti al momento del changeover; per questo – ribadisce – ci sono delle responsabilità che non si possono attribuire a questo governo che peraltro ha continuato a dire che l’euro è stato ed è una cosa positiva che ci consente di essere presenti sui mercati europei con forza. Il problema è la valutazione eccessiva rispetto al dollaro che danneggia le nostre imprese. I governi – conclude – hanno difficoltà ogni giorno ad intervenire non potendo più svalutare la propria moneta come si faceva una volta”.

Alcune frasi sono condivisibili, altre assai meno.

Nelle università italiane sta rapidamente affermandosi un movimento squadrista e fascista di chiare connotazioni ideologiche, che trova nei centri sociali il proprio brodo di coltura. Questo movimento sembra trarre proficua ispirazione dall’antisionismo e da un filoarabismo manierista, retto dall’abituale equazione che vede nello Stato di Israele la matrice di ogni cospirazione contro le “masse sfruttate” di tutto il pianeta.
L’ultimo episodio, in ordine di tempo, è quello verificatosi all’università di Torino, contro Daniela Ruth Santus, professore associato di Geografia culturale alla facoltà di Lingue e letterature straniere. La docente, lo scorso 20 aprile, è stata contestata ed accusata di “propaganda sionista” dal Collettivo Universitario Autonomi (Cua), con interruzione della lezione, accensione di fumogeni, lancio di uova e pure pesanti insulti e minacce. Il 2 maggio contestazione ripetuta, ma all’esterno dell’ateneo. Un episodio che rappresenta solo l’ultimo caso, in ordine cronologico, di una marea montante antisionista (ci sforziamo di non definirla ancora antisemita) che sta assediando i luoghi dove dovrebbe formarsi la libera coscienza dei cittadini, le Università, ma anche contesti molto diversi, come i campi di calcio, dalle tribune della serie A alle categorie allievi, come dimostra la recente vicenda romana.

Charles Krauthammer, sul Washington Post, compie un’interessante analisi degli espedienti retorici utilizzati dai democratici per logorare la proposta di riforma della Social Security presentata da Bush. Come noto, il presidente vuole riformare il sistema pensionistico pubblico, attualmente basato sul meccanismo a ripartizione, ed introdurre un modello a capitalizzazione pura, cioè basato su conti previdenziali individuali. I Democratici hanno ribattuto sostenendo che il piano Bush nulla dice riguardo il principale problema: la solvibilità della Social Security. A questa obiezione Bush ha risposto proponendo un meccanismo progressivo di riforma, in base al quale le pensioni più ricche avrebbero dovuto essere indicizzate unicamente al costo della vita, e non all’inflazione salariale, mediamente più elevata del primo di circa l’1 per cento. Con la proposta Bush nessuno avrebbe perso potere d’acquisto in termini reali, ma i meno abbienti avrebbero fruito di una maggiore rivalutazione della rendita pensionistica rispetto alle classi agiate.