Fantastica performance di Pierluigi Diaco, l‘enfant prodige (?) del giornalismo (??) italiano, di recente migrato da Sky, dove la sua professionalità aveva incontrato inusitati ostacoli, a RaiNews24, la rete di stretta osservanza marxista-zapatista-zapaterista del cosiddetto servizio pubblico. Ieri sera, il nostro brillante e saccente tardo-adolescente si è prodotto in una memorabile intervista genuflessa a Romano Prodi, nei locali della leggendaria Fabbrica del Programma. Quaranta minuti di frasi fatte, luoghi comuni e domande talmente incisive ed incalzanti da far apparire Bruno Vespa come un inviato di guerra, reporting live dal teatro delle operazioni.

Cosa c’è di più confortante e gratificante che entrare in una libreria e verificare con i propri occhi quella caratteristica fondamentale e fondante del mondo occidentale e della sua cultura, il pluralismo delle idee? Testi di destra e di sinistra, testi libertari e testi liberticidi, testi di fede e testi di agnosticismo e di ateismo assiomaticamente dimostrato, quasi fosse un teorema. Il confronto di idee in nessun caso censurate è l’essenza dell’idea libertaria. Nessun Indice, nessuna censura ideologica, anche verso quelle culture la cui essenza prevede un controllo sociale (e quindi delle idee) molto stretto. Ecco perché siamo interessati alla diffusione del compendio di catechismo della chiesa cattolica, promosso da Benedetto XVI. Una diffusione che si annuncia capillare, così come già si annunciano imbarazzanti, per una cultura laica autenticamente tale, le grida di dolore che alcuni “illustri” maitres-à-penser di casa nostra stanno già levando alte.

Passione, ideali, entusiasmi. Sono questi i termini che più ricorrono in Alleanza Nazionale, e la loro frequenza aumenta in parallelo al progressivo declino della base elettorale del partito. Anche il dibattito durante i lavori dell’Assemblea Nazionale all’Ergife non è stato immune da questi toni vibranti e passionali. Abbiamo iniziato sentendo Fini dichiarare guerra alle correnti interne ed alla loro degenerazione e “metastatizzazione”. Abbiamo poi sentito il vibrante sdegno della corrente Destra Sociale, pronta a passare all’opposizione interna e a minacciare sfracelli verso l’apostata relativista Fini. Abbiamo terminato con un “rinnovato slancio unitario” (partiti nominalmente nuovi, terminologia indefettibilmente decrepita), che ha di fatto congelato la situazione, apparentemente mantenendo una bizzarra unità interna fatta di qualcosa di molto simile agli insulti personali. Avrà verosimilmente prevalso il terrore di scomparire dalla geografia elettorale del paese, che ha condotto alla logica paleo-democristiana dell’embrassons-nous.

Negli Stati Uniti, l’aumento di un quarto di punto del tasso sui Fed Funds (ora al 3.25 per cento), e la fraseologia utilizzata dalla Federal Reserve nel proprio statement sembrano suggerire che la banca centrale statunitense sia divenuta più ottimista circa l’espansione in atto. Come recita il comunicato finale, malgrado pressioni inflazionistiche potenziali che restano elevate, l’espansione “resta salda”, e le condizioni del mercato del lavoro continuano a migliorare gradualmente, pur in presenza di crescenti prezzi dell’energia. E’ inoltre reiterato che la restrizione monetaria potrà proseguire a “passo misurato”, e che la politica monetaria si mantiene “accommodative“, in presenza di aspettative inflazionistiche di lungo periodo che restano contenute. Il mercato ha mostrato di confermare la fiducia nella capacità della Fed di mantenere sotto controllo le spinte inflazionistiche, come dimostra la reazione successiva alla pubblicazione del comunicato, che del resto s’inscrive in un movimento di più lungo periodo caratterizzato da contemporaneo appiattimento della curva e discesa dei rendimenti nominali sulla parte lunga della stessa.

Le elezioni politiche si avvicinano inesorabilmente. C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi d’antico. Congressi di partito in cui si spara a zero sul premier della propria coalizione, con reiterate richieste di primarie (che riteniamo siano la giusta rivendicazione di pari opportunità di carriera per le donne medico…), si infliggono bacchettate ai propri “alleati”, ricordando che i democristiani, quando volevano sbranare o accoltellare qualcuno, sempre rigorosamente alle spalle, lo definivano preventivamente “amico” e, per dimostrare il proprio francescano amore per gli animali, si dotavano di un gallo con la spiccata propensione a cantare tre volte. Rivendicazione orgogliosa dell’eredità democristiana: uno Sturzo di qui, un De Gasperi di là, un Aldo Moro che veglia su di noi. Alcune robuste posizioni di lotta e di governo, come la valutazione di un bilancio politico “magro” per l’attuale maggioranza uscente ed uscita (di senno), un’ammissione di scarsa produttività dei lavori parlamentari, forse anche per effetto della pervicace inclinazione a far mancare reiteratamente il numero legale durante le votazioni.

Quale è la cosa su cui, in Italia, destra e sinistra proprio non riescono a litigare? Una cosa capace di catalizzare quella concordia, “per il supremo bene del Paese”, che tanto piace ai buoni sentimenti ed al ruolo istituzionale di ogni presidente della repubblica che si rispetti? Quella cosa che accomuna notabili e capibastone, soprattutto nelle regioni meridionali, dove l’ideologia, contrariamente al proprio etimo, non si alimenta delle idee ma di qualcosa di molto più tangibile? Tra le tante, possibili definizioni, a noi piace molto quella di “convivialità istituzionale“. Ricorda le tavole imbandite, le ritualità del desco, quel momento in cui si guarda il mondo con occhio benevolo e ci si lascia alle spalle le piccole e grandi angustie della quotidianità. Se poi il conto del ristorante lo pagano altri, il convivio è ancora più godibile e goduto.