di Mario Seminerio – LiberoMercato

Su Libero Mercato di sabato 26 aprile il professor Francesco Forte critica la Commissione europea per la decisione di investigare la reale natura del prestito concesso dal governo italiano ad Alitalia. Per Forte non di aiuto di stato si tratterebbe, bensì di erogazione “a tassi di mercato”. A nostro avviso questa definizione di tasso di mercato rappresenta il principale fraintendimento semantico in cui molti commentatori sono finora incappati. Per meglio comprenderne i motivi è opportuno ricordare che, secondo la normativa comunitaria vigente, fino alla fine di giugno Alitalia dovrà pagare un tasso base (in regime di interesse composto) calcolato sulla base della media dei tassi swap interbancari a cinque anni per i mesi di settembre, ottobre e novembre dell’anno precedente, aumentato di 75 punti base. Il regolamento però dice che “in casi debitamente giustificati la Commissione può aumentare il tasso di più di 75 punti base per uno o più Stati membri”. Variazioni sono inoltre possibili se il movimento dei tassi comporta variazioni superiori al 15% rispetto al tasso calcolato dalla Ue. E già questa definizione suggerisce che non si tratta di “tasso di mercato”, non foss’altro perché i tassi swap a cinque anni, da novembre ad oggi, si sono mossi in modo significativo a causa della nota crisi creditizia globale.

Da qualche giorno succedono cose piuttosto strane, diremmo italiane, nella Norvegia Felix. Almeno ipotizzando che la versione inglese del quotidiano online Aftenposten pubblichi resoconti veritieri. Dapprima abbiamo appreso di una quarantacinquenne, di padre olandese e madre norvegese, nata in un ospedale norvegese, alla quale le autorità del regno scandinavo rifiutano il rinnovo del passaporto. Secondo la legge norvegese, i bambini nati dopo il primo luglio 1979 da madre norvegese ricevono automaticamente la cittadinanza alla nascita, mentre i nati tra il 30 giugno 1961 e il primo luglio 1979 devono richiedere esplicitamente la cittadinanza norvegese (pagando 2500 corone, pari a circa 300 euro, e attendendo mediamente un anno), se non già ricevuta in precedenza, notificando di avere una madre norvegese. Questa è esattamente la condizione della malcapitata protagonista di questa vicenda, che ad oggi è impossibilitata a recarsi in Olanda, dove suo padre sta morendo di cancro.

Ci segnalano una non troppo lineare articolessa del titolare dell’aggregatore Legno Storto, in “replica” al nostro post di giorni addietro. Ora, premesso che parlare di noi non è particolarmente interessante (e infatti smetteremo appena pubblicato questo post), proviamo ad analizzare i contenuti di questo “editoriale”. In primo luogo, il senso dell’umorismo del nostro interlocutore si coglie sin dal titolo e dalla scelta della foto, che tale titolo richiama. Foto e citazione che sembrano ben attagliarsi a chi parla di “valore pedagogico-politico della discussione” su un forum (eh, la madonna, avrebbe detto Renato Pozzetto). Riguardo lo svolgimento del tema, ve la faremo breve: nessuno è depositario della verità. In questi anni abbiamo tentato di fare divulgazione sui temi economici, da una prospettiva liberale e liberista. A volte ci siamo riusciti (ad esempio ottenendo e continuando ad ottenere da un anno a questa parte la fiducia di Oscar Giannino), altre no. Fortunatamente (lo abbiamo già scritto più e più volte, ma giova ribadirlo) l’economia è una scienza sociale, i cui paradigmi sono quindi perennemente esposti a disconferma. Nessuna sicumera epistemologica, quindi, tranquilli.

Confermando la propria recente involuzione in termini di comprensione dei meccanismi di mercato, la SPD tedesca si accingerebbe a proporre un tetto di 1 milione di euro annui alla deducibilità dal reddito aziendale dei compensi corrisposti a propri collaboratori. Oltre tale importo la deducibilità scenderebbe al 50 per cento. Il ministro delle Finanze, Peer Steinbrueck, è favorevole alll’idea, mentre per la CDU si tratterebbe di una proposta troppo estrema (ed estremistica). Sfortunatamente, pare tuttavia che la maggioranza dell’opinione pubblica tedesca approvi l’idea, che potrebbe così diventare uno dei leit-motiv populistici della campagna elettorale per le politiche del prossimo anno. Dopo l’introduzione (poi cassata dai giudici)* del salario minimo per finalità protezionistiche, la Germania potrebbe così evolvere (si fa per dire) anche verso il salario massimo.