Scrive David Frum, in un articolo per il giornale canadese National Post:

Sembra che la ragione per cui l’auto di Calipari sia stata fatta oggetto di colpi d’arma da fuoco sia stata il fatto che le autorità italiane non avevano informato quelle statunitensi della missione di Calipari. E la ragione di questa strana omissione è stata che la missione di Calipari implicava il pagamento di un riscatto per la giornalista rapita.

Gli Italiani sanno che le autorità statunitensi si oppongono fieramente al pagamento di riscatti, e così pensavano che la cosa migliore da fare fosse tenere le cose tranquille fin quando Sgrena e Calipari si fossero messi in salvo fuori dall’Iraq.

Queste azioni italiane hanno messo in pericolo le vite di Sgrena e Calipari. Esse hanno anche messo in pericolo le vite di migliaia di altri civili occidentali in Iraq. Pagare riscatti incoraggia nuovi rapimenti- e l’Italia sta prendendo la brutta abitudine di consentire il pagamento di riscatti. Quasi fosse colpevolmente consapevole di quanto sbagliata sia questa pratica, il Primo Ministro italiano, Silvio Berlusconi, ha egli stesso fornito i fondi, utilizzando il suo immenso patrimonio, per liberare le due cooperanti rapite nel 2004. Questa volta, i soldi sembrano essere venuti da fondi pubblici.

Le motivazioni dell’Italia sono comprensibili: la guerra non è popolare in Italia, che ha circa 3000 soldati in quel paese. E un prolungato dramma degli ostaggi indebolisce ancora di più il consenso alla guerra. Il governo Berlusconi è naturalmente tentato di fare tutto ciò che è in suo potere per portare il dramma alla conclusione più rapida e positiva possibile.

Le nuove avventure di Bocca Giorgio, partigiano antisemita Sant’Anna di Stazzema – Domenica 13 marzo 2005
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
IERI IN ITALIA, OGGI IN IRAQ
STESSI I CRIMINI, STESSA LA RESISTENZA

Il 12 agosto 1944, a Sant’Anna di Stazzema, 4 compagnie di SS comandate dal maggiore Walter Reder e spalleggiate dalle autorità fasciste e collaborazioniste italiane, trucidarono 560 persone innocenti. Fu uno dei tanti massacri compiuti dai nazisti tedeschi nel corso della loro guerra imperialista.
Il nazismo e il fascismo furono battuti, ma i loro metodi sanguinari e le loro ambizioni imperiali no.
Già durante la seconda guerra mondiale gli eserciti angloamericani si macchiarono di crimini orrendi, con bombardamenti a tappeto che sterminarono milioni di civili, soprattutto in Germania e in Italia. Per non parlare di Hiroshima e Nagasaki dove gli americani, compiendo il più grave crimine di guerra di tutti i tempi, giunsero ad usare le bombe atomiche nonostante il Giappone fosse già in ginocchio.
Il disegno hitleriano di un dominio totale sul mondo è infatti lo stesso che gli U.S.A. hanno perseguito incessantemente sino ad oggi. Ovunque sono andati, gli eserciti a stelle e strisce si sono lasciati appresso una interminabile scia di sangue.

l quotidiano francese Liberation esprime in un editoriale un dubbio e una certezza. Il dubbio che il governo italiano paghi sistematicamente un riscatto per i propri rapiti, o che ciò rappresenti perlomeno la prassi “operativa” di Roma; la certezza che il rapimento di Giuliana Sgrena e quello di Florence Aubenas non abbiano nulla in comune. Liberation (di cui Florence Aubenas è inviata) si chiede perché Georges Malbrunot e Christian Chesnot siano rimasti prigionieri per quattro mesi, mentre Simona Torretta e Simona Pari lo siano state solo per tre settimane, e perché Giuliana Sgrena sia stata liberata dopo un mese, mentre per la propria inviata non vi siano, da due mesi, indicazioni diverse dall’oscura richiesta d’aiuto rivolta dalla prigioniera al deputato Didier Julia, vecchio arnese della realpolitik di Parigi verso il regime saddamita. Il quotidiano osserva: “A priori, l’Italia sembra male posizionata per salvare la vita ai propri ostaggi perché, con 3000 soldati, fa parte della coalizione che occupa l’Iraq”. Nell’editoriale si cerca di spiegare i periodi di detenzione relativamente brevi degli ostaggi italiani sulla base del pagamento di un riscatto, citando la notizia, mai smentita dal governo italiano, del pagamento di un milione di dollari per liberare le due cooperanti di “Un ponte per…”. Oggi invece la Francia non sarebbe ormai più in grado di esercitare alcuna influenza in Iraq, perché venute meno le proprie reti di relazione dei tempi di Saddam (e Parigi ne aveva moltissime, a tutti i livelli della precedente dittatura, come dimostra la pervicace resistenza dell’Eliseo al regime change chiesto da Bush), e al contempo non fidandosi delle attuali forze politiche di Baghdad, sentimento verosimilmente reciproco, proprio per i motivi sopra citati.

Ci siamo a lungo domandati quali siano le caratteristiche qualificanti del polemista di sinistra. Azzardiamo: lo spirito pedagogico, lo snobismo, il moralismo, l’indulgenza ed il perdonismo compulsivo verso amici e “compagni che sbagliano”, il rigorismo forcaiolo e l’irrefrenabile pulsione alla “rieducazione” del “nemico”, cioè di chiunque impedisca all’umanità di evolvere verso le proprie magnifiche e progressive sorti; l’unidimensionalità nella descrizione delle caratteristiche psicologiche di chi è “altro” dalla propria tribù, talvolta la tendenza, assai poco politically correct, alla derisione dei difetti fisici o di dizione dell’avversario, il revisionismo liofilizzato ed il sillogismo aristotelico: il primo caso è quello in cui si riabilitano (preferibilmente post mortem,) tutti coloro che nel passato avevano osato opporsi o anche solo innescare una qualche dialettica nei confronti del Progresso, il secondo caso, dando prova di indefettibile realismo, è quello per cui “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Nelle ultime variazioni sul tema, pare persino affiorare (ma questo punto è ancora oggetto di dibattito) l’utilizzo di tecniche dialettiche machiste e più generalmente da destra becera.

BERTINOTTI:VOGLIO ANCORA LA FINE DELLA PROPRIETA’ PRIVATA

(ANSA) – ROMA, 3 MAR – ”In questo tempo – dice il leader di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, intervistato dal CORRIERE DELLA SERA, ritoccando la relazione con cui oggi al Lido di Venezia aprirà il congresso – ho corso dei rischi pazzeschi”. La rottura con Prodi e la scissione. ”Non una scissione laica, come le altre. Una crociata. La fecero per distruggerci. Delenda Carthago. Un’operazione eterodiretta con un unico obiettivo: cancellarci”, dai tg dell’Ulivo a Nanni Moretti, il quale dopo le elezioni del 2001 disse da Cannes: ”Non capisco perché Berlusconi ringrazi tutti gli italiani quando dovrebbe ringraziarne uno solo. Bertinotti”.
”Rispetto al ’96 – spiega Bertinotti – è cambiato tutto. Allora c’era la desertificazione sociale, il silenzio della piazza, la stasi dei movimenti. E c’erano due forze distinte, lontanissime, ognuna con il suo programma. Stavolta è diverso. Al centro della scena ci sono i movimenti. Le politiche neoliberiste sono fallite. Il governo Berlusconi ha riacceso la lotta sociale. Stavolta il programma si farà insieme. E non ci accontenteremo di simboli, di bandiere, come l’altra volta: le 35 ore, la scala mobile, la patrimoniale. Stavolta non si tratta di influenzare alcune scelte, ma di dare l’ispirazione generale, di improntare tutta la politica del governo. (…) La lealtà al programma è importante. Ma il programma lo scriveremo anche noi. E i movimenti non saranno messi di fronte al fatto compiuto; saranno interpellati prima. Il patto sarà aggiornato, corretto, revisionato nel tempo. Sempre ascoltando i movimenti, i sindacati. Vivremo nel clima della riforma. Produrremo democrazia e partecipazione: una, dieci, mille Puglie; mille Vendola. E poi stavolta al governo ci saremo anche noi”. Lei? “No, non io. E’ escluso. Ci saranno politici, e personalità”.
Lei sogna ancora il comunismo ideale? Chiede il quotidiano.
“No. La mia è l’utopia concreta di Bloch. L’ispirazione a essere liberi e uguali. La critica alle basi materiali dell’ineguaglianza e dell’alienazione, che hanno assunto le forme della globalizzazione ma portano ancora il nome terribile di capitalismo. E la base da rimuovere restano i rapporti di proprietà. Certo: la proprietà privata non si può abrogare per decreto. Ma è un obiettivo”, conclude Bertinotti.