di Mario Seminerio – © LiberoMercato

Nel suo secondo mandato da premier, José Luis Rodriguez Zapatero si troverà a dover gestire una crisi economica di ampia e profonda portata, mai sperimentata dalla Spagna in epoca moderna, e riconducibile all’implosione del mercato immobiliare, il fattore che negli ultimi anni è stato alla base dell’accumulo di crescenti squilibri macroeconomici del paese iberico. Il primo è più importante dei quali è l’imponente deficit delle partite correnti, che ha ormai raggiunto il 10 per cento del prodotto interno lordo. Analizziamo il quadro macro attuale.

di Mario Seminerio – © Libero Mercato

Venerdì scorso stare davanti al terminale Bloomberg, nostro insostituibile strumento di lavoro, produceva una sensazione di frustrazione e irritazione. Le borse in ennesimo, forte ribasso; il contratto future sul Bund tedesco in rialzo, secondo la inevitabile regoletta del flight-to-quality, la fuga verso la sicurezza, a cui ricorrono gli investitori quando il mercato azionario è in ribasso. Venerdì questa regola, per noi italiani, è stata pesantemente disattesa: la pagina dei Btp mostrava prezzi in calo (e rendimenti in rialzo) su quasi tutta la curva, con l’unica eccezione delle scadenze di mercato monetario. Il differenziale tra Btp e Bund, lungo la curva dei rendimenti (settanta punti-base sulla scadenza decennale, quasi trenta sul due anni), continuava ad aumentare, come ormai accade dalla scorsa estate, cioè dall’avvio della crisi creditizia globale (e globalizzata) innescata dai subprimes. Gli italiani, venerdì scorso, hanno subìto danno e beffa: perdite sull’azionario, perdite sui titoli di stato italiani. Che accade? E soprattutto, che implicazioni suggerisce questa crisi globale per il nostro paese? Proviamo a sintetizzare.

Walter Veltroni non perde occasione per puntualizzare che, riguardo il programma del Pd, non di salario minimo si deve parlare bensì di “compenso minimo per i lavoratori precari“, perché “nessuno deve guadagnare meno di 1000-1100 euro al mese“. Ora, a noi questa proposta continua a risultare incomprensibile. Proviamo ad interpretarla e tradurla in concrete disposizioni di legge. Se non si tratta di “salario minimo” (meglio così, altrimenti in poche settimane vedremmo spettacolari catene di fallimenti aziendali e/o forte incremento del ricorso al sommerso) ciò può voler significare che l’onere dell’allineamento all’obiettivo di reddito non peserà sulle imprese, e che sarà lo Stato a pagare la differenza tra il salario di mercato ed il livello di compenso (o reddito) minimo che il governo si è prefissato come obiettivo.