Ieri si sono svolte in Toscana le prime elezioni primarie ufficialmente organizzate da una regione. Risultato non particolarmente brillante, se è vero che, di fatto, vi hanno partecipato solo gli elettori dei democratici di sinistra. Ma questa notizia offre alcuni spunti di riflessione. In primo luogo, le consultazioni sarebbero costate la modica cifra di 400.000 euro, a carico del bilancio regionale. Sfortunatamente, e malgrado la stessa regione Toscana lo abbia, (come dire?) intuito, i partiti sono solo delle associazioni di privati cittadini, e davvero non si comprende il motivo di utilizzare fondi pubblici (nella deprecata America direbbero “soldi dei contribuenti”) per quello che resta di fatto un passaggio organizzativo eminentemente pre-elettorale, e quindi estraneo alla sfera della tutela pubblica dei diritti politici. Poi, colpisce che alle consultazioni abbiano partecipato solo i Ds, e che nessuna altra lista, non solo del centro-destra, ma anche del centro-sinistra, abbia ritenuto di dover mettere a rischio la privacy degli elettori e le strategie interne ai singoli partiti, forse perché le misure precauzionali a tutela della riservatezza (quali la distruzione delle schede dopo lo spoglio), risultavano del tutto insufficienti.

La visita di George W. Bush in Europa rappresenta l’ennesima occasione di “puntualizzazione” della linea politica interna all’Unione prodinottiana. La lettera di Prodi a Repubblica rappresenta un momento di ufficialità (oltre che di abituale ostentazione di atteggiamenti da statista), ed è quindi al contempo interessante e trascurabile. Trascurabile, perché rappresenta un condensato di banalità e luoghi comuni caratteristici dei protocolli diplomatici in occasioni ufficiali; interessante perché rappresenta il tentativo prodiano di affermare la propria presunta leadership entro una delle coalizioni più estremiste ed estremizzate dell’attuale panorama europeo ed occidentale. Non a caso abbiamo assistito ad uno spettro di reazioni variamente puntualizzanti e stizzite da parte degli alleati ulivisti di Prodi. Il professor “Pancho” (?) Pardi parla, per darsi una verniciata di sociologismo d’antan, di “fiducia obbligante” di Prodi a Bush, come quella concessa (si parva licet) da Furio Colombo a Sharon.

Possiamo, per una volta, essere d’accordo con Marco Follini? “E’ stata una bella manifestazione. E’ stata una manifestazione intensa e composta. Questa manifestazione ha messo insieme due cose: un sentimento umano votato alla liberazione di Giuliana Sgrena e un sentimento politico votato a chiedere una diversa posizione del nostro paese sull’Iraq. Condivido fino in fondo il sentimento umano, ho una diversa opinione politica. Non esserci è la conseguenza di questa diversa opinione”. Abbiamo seguito la diretta della manifestazione su Rai News 24, emittente satellitare ora presente anche sul digitale terrestre. Doveva essere la Cnn italiana (definizione fin troppo abusata e talvolta assolutamente offensiva nei confronti dell’emittente di Atlanta, come nel caso della definizione di “Cnn del Golfo” data ad Al-Jazeera), è invece un canale dall’orientamento ideologico ancora più distorcente ed unidirezionale del Tg3. Abbiamo sentito molte testimonianze, alcune condivisibili per la caratterizzazione umanitaria della richiesta di liberazione per Giuliana Sgrena (e come potrebbe essere altrimenti?), altre imbevute di disarmante ideologismo.

L’Ecofin ha approvato il programma di stabilità presentato dall’Italia.

Possiamo attenderci che questa notizia passerà prevalentemente sotto silenzio da parte di quella larga parte dei media italiani che sono convinti che questo paese abbia come responsabili di politica economica dei giocatori d’azzardo e pure un po’ bari. La grancassa ed il rigorismo vagamente autolesionistico scatenati sui conti pubblici italiani dalla sinistra e dai suoi “giornali di riferimento” sono piuttosto sconcertanti, se solo si cerca di analizzare e capire il perché delle attuali difficoltà dei conti pubblici italiani, e non solo.

L’economia italiana, dopo l’introduzione della moneta unica europea, è entrata in una crisi strutturale causata da produzioni industriali a generalmente basso valore aggiunto, eliminazione dell’abituale leva strategica delle svalutazioni del cambio, tessuto produttivo prevalentemente costituito da imprese piccole e molto piccole, per ciò stesso strutturalmente inadatte ad investire in ricerca. La moneta unica ha drammaticamente messo a nudo la fallacia dell’ovvietà culturale secondo la quale la “genialità imprenditoriale” italiana, oltre ad alcune peculiarità, quali il lusso, il turismo e la trasformazione agroalimentare, sarebbero state più che sufficienti a consentire al nostro paese un posizionamento strategico vincente.

Romano Prodi, in visita a Jacques Chirac, scolpisce: “Sull’atteggiamento post-elettorale la posizione è chiara : non un soldato, non una divisa, né di Francia, Germania e Spagna, né della Nato in Iraq».

Il messaggio del professore è quindi chiaro: l’Unione lavorerà per riportare l’Italia al centro del processo decisionale europeo che lui, chissà perché, tende ad identificare con Germania, Spagna e Francia, non con il Regno Unito di Blair che siede nell’Internazionale socialista ma è un nemico per i Bertinotti, Diliberto, Pecoraro Scanio che infestano la coalizione di sinistra-sinistra, con complemento d’arredo di qualche neo-doroteo alla Rutelli, e di qualche integralista di estrema sinistra catto-sociale alla Rosy Bindi.

Gli Stati Uniti richiamano il proprio ambasciatore in Siria per “consultazioni urgenti”. Il portavoce del dipartimento di Stato, Richard Boucher, ha dichiarato: “Siamo molto cauti riguardo chi possa aver commesso questo assassinio, ma sappiamo quali effetti ha la presenza siriana in Libano. E sappiamo che essa non porta sicurezza ai libanesi”.

La Siria mantiene un contingente di 16.000 soldati sul suolo libanese, contravvenendo alla risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (lo segnaliamo a futura memoria del professor Prodi e della sua allegra brigata di pacifondai unilateralisti…), che ne chiede il ritiro.

Dopo essersi di fatto annesso il Libano, al termine di una guerra civile durata 15 anni, e con la rassegnata accettazione delle cancellerie occidentali (segnatamente della Francia, che storicamente ha esercitato il proprio protettorato su Siria e Libano), e con l’adesione entusiastica del Vaticano, desideroso di tutelare la comunità cristiana maronita anche a costo di ridurla al ruolo di dhimmi, la Siria di fatto controlla in Libano il movimento terroristico Hezbollah, di concerto con il regime teocratico iraniano, oltre a rappresentare da sempre un porto sicuro per i terroristi mediorientali e gli insorti iracheni. Rafik Hariri, ex primo ministro assassinato ieri, amico e sostenitore dell’attuale presidente palestinese, Mahmoud Abbas, si era dimesso lo scorso autunno, quando fu approvata una modifica costituzionale “suggerita” da Damasco per prolungare il mandato del presidente libanese, aveva assunto posizioni sempre più critiche nei confronti dell’occupazione siriana.

Da alcuni anni, dopo aver lasciato la direzione di Repubblica e monetizzato meritatamente i frutti della sua creatura imprenditoriale, Eugenio Scalfari si è elevato nell’empireo della riflessione filosofica. Nulla di che, alcune rimasticature di grandi temi della (e sulla) umana esistenza, ma sempre illustrate con il periodare asciutto, incisivo e severo che lo caratterizza. Di quando in quando, tuttavia, il Nostro non disdegna qualche capatina nelle angustie del mondo quotidiano per accendere i Lumi sulle nostre esistenze, e ciò avviene in preferenza la domenica ove, a differenza di un suo illustre predecessore, Scalfari non riposa.

Anche oggi, quindi, abbiamo il piacere di abbeverarci alla fonte della Conoscenza, sul tema assai contingente della “strategia di uscita” dall’Iraq.

UNIONE:FASSINO, RESPONSABILE CHIEDERE ANCHE VOTI OPPOSIZIONE

(ANSA) – ROMA, 11 FEB – Piero Fassino rinnova, alla trasmissione ‘Conferenza Stampa’, il concetto che il centrosinistra, se tornerà al governo, farà in modo di attuare il suo programma anche se dovesse, su alcuni temi specifici, mancare il consenso di tutta la maggioranza.
”Quando una maggioranza si trova di fronte al fatto che una sua parte non condivide una certa scelta, sia in politica estera o in altro – spiega Fassino – quella maggioranza ha due possibilità: la prima di non fare niente e dire ‘mi fermo’; e l’altra e’ di non sottrarsi alla propria responsabilità di governo. In questo caso si presenta in Parlamento, anche se non tutta la maggioranza e’ d’accordo e li cercherà i voti”.
”Questo – sottolinea il segretario dei Ds – vuol dire dare garanzia che non ci sottrarremo alle nostre responsabilità e se la nostra posizione e’ giusta può ottenere, nell’interesse del paese, i voti dell’opposizione”. (ANSA).