“L’ultima previsione di crescita sull’Italia è l’1% di Bankitalia. Il Governo aveva previsto l’1,5%, Confindustria l’1,3%. E’ chiaro che le ultime
stime sono più vicine a quelle che ognuno di noi farebbe in questo momento”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. ”A maggio, nell’ambito della relazione unificata, faremo le nostre nuove previsioni. Certamente – ha proseguito il ministro – siamo in un clima in cui l’economia europea rallenta. Conosco bene il modo in cui lavora Bankitalia. Le sue stime sono uscite a gennaio e le nostre risalgono a settembre. Dunque quelle di Bankitalia sono certamente le previsioni più aggiornate”. E così, il buon TPS scoprì di aver finora usato delle stime di crescita datate, cioè taroccate. Naturalmente, non lo si può biasimare per questo, giusto?

di Antonio Mele

Si fa davvero fatica a comprendere certe cose.

Ad esempio, che un governo sedicente di destra chiami due economisti dichiaratamente di sinistra per fare uno studio che superi il concetto di PIL come misura del benessere e che lo integri con altre importanti misure che hanno a che vedere con il benessere dei cittadini.
Ma non è questo che stupisce, per carità: la sudditanza psicologica della destra nei confronti della cultura di sinistra non si ferma ai nostri confini. Non ci stupiscono nemmeno frasi del Presidente Sarkozy quali “c’è da tempo un forte sentimento, tra gli economisti di professione, che il PIL non è un buon strumento di misura [poiché] non misura adeguatamente i cambiamenti che influenzano il benessere, non permette di comparare correttamente il benessere nei diversi paesi”. No davvero, non ci stupiamo di questo.

Martedì scorso, durante la trasmissione “Filo diretto”, su Decidere Radio, Daniele Capezzone è tornato sul tema della responsabilità patrimoniale dei pubblici amministratori:

“Noi vorremmo che chi sbaglia, paga. Chi sbaglia con dolo (cioè con malafede), oppure con colpa grave (cioè con negligenza, imprudenza, imperizia), dovrebbe rispondere. Qualcosa la Corte dei conti ha già individuato, in termini giurisprudenziali. Noi vorremmo che questo fosse, diciamo, istituzionalizzato anche dal punto di vista normativo.”

Non prima di aver invocato una moratoria sull’aborto dei congiuntivi, segnaliamo a Capezzone che la Corte dei conti non ha individuato alcunché, in termini giurisprudenziali, perché in materia esiste già una istituzionalizzata norma di legge.