Il programma del Popolo della Libertà è articolato in sette “missioni”, ulteriormente suddivise in punti. Riguardo gli aspetti più propriamente economici la prima missione, “rilanciare lo sviluppo”, prevede la detassazione di straordinari, premi ed incentivi legati ad incrementi di produttività. Si tratta di proposte ancora troppo generiche per poter essere compiutamente valutate. Se il principio è condivisibile, restano problemi di attuazione pratica. Va definito il concetto di detassazione, in primo luogo: è totale o parziale? Non si dovrebbe poi dimenticare che non tutti i lavoratori dipendenti percepiscono straordinari: si pensi a quadri e dirigenti. In condizioni di debolezza congiunturale è poi verosimile attendersi un minore ricorso agli straordinari, che perderebbero così la funzione di leva strategica per l’aumento del potere d’acquisto dopo le imposte. Inoltre, la detassazione integrale degli straordinari implica il rischio che la creazione di nuova occupazione subisca un rallentamento, e che le imprese finiscano col contrabbandare aumenti retributivi imputandoli a straordinari. Ciò finirebbe col sottrarre materia imponibile.

Ben consapevoli che i programmi sono fatti per essere disattesi, tentiamo di analizzare il manifesto economico dei due maggiori partiti, iniziando da quello del Partito democratico. Dal versante della spesa, rileviamo l’abituale mantra a “riduzione e riqualificazione”, senza intaccare, ma anzi facendo crescere nel tempo la quota di spesa sociale sul Pil (ça va sans dire). Negli intendimenti del Pd la riduzione della spesa (assieme all’aumento di entrate derivante dalla chimerica lotta all’evasione) sarà strumentale alla riduzione della pressione fiscale su imprese e famiglie. Le indicazioni su come conseguire questa riduzione (mezzo punto nel primo anno, un punto nel secondo e nel terzo) restano largamente indeterminate o al più si richiamano a generiche attività di “alta amministrazione”, come l’introduzione di benchmark contro i quali confrontare le performances dei singoli uffici. Molto suggestivo, ma è lecito nutrire dubbi su dove possa posizionarsi questa asticella di prestazioni nell’ipotesi in cui si cerchi la concertazione con i sindacati. Presente anche l’abituale giaculatoria sui dirigenti “responsabilizzati”, e corrispondente remunerazione “robustamente condizionata” al raggiungimento di predeterminati risultati. Questo significa che i dirigenti (che continueranno ad essere scelti per concorso pubblico, s’intende) saranno anche liberi di scegliere i propri collaboratori, eventualmente liberandosi di quelli ritenuti inidonei al ruolo? Chi può dirlo.