A seguito della pubblicazione dell’articolo “Collezione primavera-estatesul sito de Il Legno Storto, abbiamo ricevuto la diffida di tal Raffaello Morelli, presidente di una non meglio identificata “Federazione dei Liberali”, che ci intima a non utilizzare la denominazione “Partito della Libertà” con riferimento allo schieramento di centrodestra che ha in Silvio Berlusconi il proprio candidato premier. Il testo della diffida (inviata a suo tempo anche a Michela Vittoria Brambilla e a Sandro Bondi) potete leggerla nei commenti all’articolo su Il Legno Storto. La nostra replica a Morelli potete invece leggerla direttamente qui:

Su The American Interest, il neocon Richard Perle viene assalito dalla sincerità, e ci comunica che obiettivo della guerra in Iraq non era la diffusione della democrazia:

Contrary to the view of many critics of the war, we did not go into Iraq mainly to impose democracy by force in some grand, ambitious (and naive) scheme to transform Iraq and then the region as a whole into a collection of happy democracies. It is notable that the critics who charge that this was our core objective never cite evidence to support their claim.

Non solo. Se non fosse stato per l’11 settembre, e se Saddam avesse fornito incontrovertibili prove della distruzione della armi di distruzione di massa in suo possesso, l’Iraq non sarebbe mai stato invaso:

Clearly, had it not been for the attacks of 9/11, we would never have invaded Iraq. If Saddam had provided solid, confirmable evidence of the destruction of the stockpiles of weapons of mass destruction he was believed to possess, we would not have invaded—even though the crucial issue was the capability to produce chemical, biological or even nuclear material and weapons—not just the possession of them.

Il nuovismo veltroniano sembra essersi decisamente impossessato anche delle vecchie mummie della nomenklatura post-comunista diessina. Questa mattina, intervenendo a Radioanchio, Massimo D’Alema ha infatti deciso di tirar fuori dal guardaroba della storia tutto lo strumentario dialettico della Scuola delle Frattocchie. Oggi Spezzaferro ha quindi ribadito la presunta obsolescenza di Berlusconi, definendone l’eventuale ritorno “un fatto di archeologia politica”:

“Ho parlato di archeologia politica perché Berlusconi è legato ad una stagione politica che è quella di Bush, dell’intervento unilaterale in Iraq. Oggi il mondo sta voltando pagina, si sta orientando verso una politica multilaterale e il ritorno al governo di chi è stato uno dei protagonisti di quella stagione è un fatto di archeologia politica.”

Non male detto dall’uomo che, già all’età di nove anni, mangiava pane e comunismo, scrivendosi personalmente i discorsetti da “pioniere” della sezione del Pci di Monteverde Vecchio, a Roma, coccolato da Palmiro Togliatti; che all’età di 14 anni era iscritto alla Fgci, da cui scalò diligentemente tutto il cursus honorum del perfetto comunista: inclusa la scampagnata a Cuba, una trentina di anni fa, alla testa di una nutrita delegazione di giovani comunisti all’undicesimo festival mondiale della gioventù e degli studenti, promosso dal dittatore cubano, che proprio ieri ha annunciato il proprio ritiro (dopo un solo mandato, ha chiosato qualcuno).

Durante l’Assemblea Costituente del Partito democratico, sabato scorso a Roma, Walter Veltroni ha fatto una scoperta fondamentale: senza crescita non ci può essere neppure redistribuzione. E’ con profonda commozione che vi segnaliamo questa svolta epocale per gli italici destini:

Il programma del Partito Democratico assume quindi l’aumento della ricchezza nazionale come obiettivo principale della sua strategia politica e di governo. Anche perché, senza crescita, non c’è politica redistributiva che tenga.
Detto con ancora più chiarezza: senza crescita, senza più ricchezza, non c’è giustizia sociale.
Se l’economia e le imprese vanno male, ogni obiettivo di equità sociale e di creazione di opportunità si allontana.

Fine degli anni ruggenti della sinistra plurale neopauperista, quella egemonizzata dai Giordano e dai Diliberto, che sentenziavano a giorni alterni “ora basta regali alle imprese?”.