Intervistato da Time sulla figura di Vladimir Putin ed il futuro delle relazioni tra Stati Uniti e Russia, Henry Kissinger tratteggia un ritratto del leader del Cremlino e fornisce alcune indicazioni per la gestione delle relazioni tra Stati Uniti e Russia, improntate ai canoni classici del realismo: la tutela degli interessi nazionali, il rifiuto di utilizzare la prescrittività morale e moralistica nelle relazioni internazionali, pur non rinunciando a perseguire quella che Kissinger definisce “inclinazione missionaria” della politica estera statunitense, cioè il suo idealismo. Per Kissinger il fatto che il 64 per cento della popolazione abbia votato per Putin non equivale ad affermare che la Russia sia una dittatura. Sembra un paradosso, magari guidato dal bizzarro senso dell’umorismo di cui Kissinger ama talvolta dar prova, ma il concetto viene meglio precisato quando l’ex Segretario di Stato di Nixon sostiene che obiettivo di Putin è l’accumulazione dello stock di potere necessario per consolidare la reputazione internazionale della Russia e la sua sicurezza, minata dalle conseguenze del crollo dell’Unione Sovietica.

Questo articolo rappresenta un tentativo di spiegare cosa è il signoraggio, come si produce ai nostri giorni, quale è la fondamentale differenza tra signoraggio nominale, reale ed imposta da inflazione, quale è il ruolo delle banche commerciali nel processo di creazione della moneta, attraverso il meccanismo del moltiplicatore dei depositi indotto dalla riserva obbligatoria. L’imperfetta conoscenza dei meccanismi economici alla base del processo di creazione della moneta ha concorso ad alimentare alcuni miti intorno al concetto di “moneta fiduciaria”. Riteniamo quindi opportuno e necessario tentare il debunking di tali miti.

Poco più di due anni addietro abbiamo dato conto dell’operazione finanziaria imbastita dal diessino Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano ed ex sindaco di Sesto San Giovanni, la leggendaria “Stalingrado d’Italia”. La Provincia, già azionista di controllo dell’autostrada Milano-Serravalle con il 36 per cento decise, all’epoca, di rilevare un altro 15 per cento, per raggiungere la maggioranza assoluta ed ottenere l’effetto collaterale di estromettere dal controllo della società il Comune di Milano dell’odiato rivale Gabriele Albertini. Penati chiese ed ottenne un prestito di 238 milioni di euro da Banca Intesa, e concluse l’affare con il costruttore Marcellino Gavio. A distanza di due anni, che è stato di quella bislacca operazione? Ce lo racconta un articolo di Laura Maragnani per Panorama.

di Mario Seminerio

Nell’ambito del progetto di ristrutturazione della pubblica amministrazione francese, il presidente Sarkozy sta studiando in queste settimane il “modello svedese” e le sue peculiarità. Tra le quali spicca il ridotto numero di dipendenti della burocrazia statale: 4.600 persone in 13 ministeri. Quello dell’Agricoltura, ad esempio, ne conta 100, quello delle Finanze 500. Per un paese di 9 milioni di abitanti. Ciò è causato dal fatto che i ministeri, nel paese scandinavo, si limitano a fissare le grandi linee-guida. L’attuazione delle quali è affidata a 270 agenzie (le più importanti sono l’Agenzia delle Imposte e quella dell’Impiego), che occupano da alcune decine ad alcune migliaia di persone. Ogni anno l’agenzia riceve una “lettera di missione” ed una dotazione finanziaria che non può quasi mai superare. Ogni trimestre le loro direzioni rendono conto della propria attività al rispettivo ministro di riferimento, ed i loro conti sono regolarmente sottoposti a revisione e certificazione. Per il resto, i margini di manovra sono amplissimi. Il direttore generale di ogni agenzia è nominato con mandato di sei anni dal governo, mentre il personale è reclutato in autonomia dalle agenzie, con contratti di lavoro stipulati in regime privatistico e remunerazioni contrattate su base individuale. I dipendenti delle agenzie non beneficiano di alcuna garanzia sull’impiego, con l’eccezione dei giudici, che hanno uno status particolare.

Leggiamo dello sconcerto del ministro dell’Economia di fronte alla richiesta di sfiducia individuale presentata dall’opposizione e relativa alla gestione del “caso Speciale”. Sostiene Tommaso Padoa Schioppa:

“Che senso ha una mozione di sfiducia individuale verso un ministro il quale non ha fatto altro che esercitare il proprio diritto, quello di sostituire il capo di un corpo militare con il quale si è rotto il rapporto di fiducia?”

Appunto. Che senso ha, aldilà delle comprensibili tattiche di “spallata” da parte dell’opposizione, presentare una mozione di sfiducia individuale perché un organo di giustizia amministrativa ha dato torto per ben due volte al ministro dell’Economia, in relazione ad altrettanti “atti politici” del medesimo? Bizzarro paese, quello in cui la giustizia amministrativa fa premio sull’indirizzo politico. Però. C’è un però.