Abbiamo (quasi) tutti letto, nei giorni scorsi, della non-intervista di Alessandro Gilioli (l’Espresso) a Beppe Grillo, in relazione alla preparazione del V2-Day, il prossimo 25 aprile, contro la “casta dei giornalisti”. Ora, come la pensiamo qui su Grillo dovrebbe essere noto. Fa strategie di comunicazione mirate ad un target culturalmente medio-basso, cioè populismo, neo-qualunquismo e cospirazionismo all’amatriciana. Fa tenerezza vedere i politici affannarsi dietro alle sue intemerate, lisciargli il pelo e tentare di ridurre i danni mentre i più “riflessivi” tra i suoi adepti si fanno intervistare esibendosi nella scimmiottatura di Flores D’Arcais e dichiarando, con involontario umorismo, “noi siamo cittadini pensanti”.

Il sesto dei tredici punti programmatici di Decidere.net, il network di Daniele Capezzone, recita:

Responsabilità patrimoniale del pubblico amministratore: chi sbaglia e arreca un danno, paghi.

Essenziale, asciutto, lapidario. Così si fa, vivaddio. Per una politica ad alta velocità. Vrooom! Ma dove l’avevamo già letto, questo principio? Nel Deuteronomio? Nei fratelli Karamazov? Nel ricettario di suor Germana? Ah, no! Pare che il principio di responsabilità patrimoniale dei pubblici amministratori sia già previsto dall’ordinamento italiano. Lo avevamo letto sul sito della Corte dei Conti, nella sezione relativa alle funzioni giurisdizionali della stessa in materia di responsabilità amministrativa e contabile.

Su Liberalizzazioni.it Carlo Lottieri, traendo spunto dall’ormai “celebre” studio di tre ricercatori della Banca d’Italia, svolge alcune considerazioni epistemologiche sulla modellistica e sulla prescrittività che da essa discende. In sintesi ed in sostanza, Carlo contesta che dalle premesse metodologiche alla base dei modelli econometrici realizzati vengano tratte indicazioni di politica economica. Secondo Lottieri,

(…) La ricerca appare basata su premesse metodologiche lontane da quanti si collocano nella tradizione liberale classica e specialmente da quanti sono di scuola “austriaca”

E ancora:

Per quanti si collocano in una prospettiva “liberista”, quello che gli operai faranno – nel 2008 – di un loro eventuale salario rafforzato non è egualmente importante: ridurre le imposte è necessario e utile anche qualora gli operai decidessero di mettere i loro euro sotto il materasso

Dall’8 al 10 febbraio prossimi, a Milano, si terrà la Conferenza nazionale di An. Nei giorni scorsi sono stati resi pubblici (anticipati e commentati da Mario Sechi su Panorama.it) i principali orientamenti programmatici che il partito di Gianfranco Fini sottoporrà al proprio elettorato, attuale e potenziale, ed agli interlocutori politici. Scorrendo i singoli punti è difficile non essere colti da sconforto.

Saviano: ecco i colpevoli“, strilla il titolo su Repubblica, ad introdurre l’editoriale dell’autore di Gomorra, ultimo discendente di una folta progenie di intellettuali dal dito puntato contro la criminalità organizzata ed il malaffare degli eletti, che della prima è da sempre il catalizzatore ed il sottoprodotto ancillare. Saviano vive una vita blindata a causa della sua denuncia, ed anche questo è un disarmante déjà-vu in un paese dove lo stato non riesce ad affermare il monopolio dell’uso legittimo della forza finendo per subappaltarlo, per mano di propri rappresentanti eletti, alla criminalità organizzata. Eppure, leggendo e rileggendo questo pezzo di sdegno, ripulsa e impegno civile quasi manieristico, non si riesce a non essere colti da una crescente sensazione di straniamento. L’articolo ha un periodare sincopato, si fatica a seguirne il filo logico, ci sono persino numerosi refusi. Ci sono citazioni tratte da The Lancet Oncology ma senza altri riferimenti che permettano di meglio comprendere il contesto da cui sono tratti i dati, ci sono percentuali di incremento di patologie tumorali che non è chiaro (né esplicitato) a quale base di calcolo si riferiscano. Ma oltre ad esserci qualcosa, manca anche altro, molto altro.