French President Nicolas Sarkozy on Friday claimed victory in the 10-day labour dispute over a pension reform as the strike called to protest the proposal appeared to be ending. “I promised this reform, and I have kept my promise,” Sarkozy said during a speech at the Elysee Palace. The French Finance Ministry has estimated that the strike cost France’s economy up to 4 billion euros (about 6 billion dollars).

The reform, which apparently deprives about 500,000 workers in the railway and energy sectors of some pension privileges, “could not be
postponed any longer,” Sarkozy said, and paid tribute to travelers and commuters who, he said, were “taken hostage” by the striking
workers. However, France-Info reported that most of the railway workers who voted to return to work were talking about a “suspension” of the strike, rather than a definitive end.

The end of the strike has been hailed as a huge success of Sarkozy by two heavyweights in the blogosphere: Glenn Reynolds and David Frum: the former today wrote of France’s Thatcher, citing an enthusiastic article on The New York Sun talking about “a first success of Sarkozy”; the latter today compared France’s president stance in this conflict to the firing of the airline controllers by Ronald Reagan in 1981. We fear that Reynolds and Frum are making a mistake.

Dall’11 settembre 2001 è apparso drammaticamente chiaro che l’Occidente si sarebbe trovato ad affrontare, negli anni successivi, la sfida della “guerra asimmetrica”: di qui, eserciti regolari, equipaggiati in modo estremamente sofisticato, per combattere in teatri di guerra guerreggiata. Di là, gruppi agili composti da cellule spesso dormienti ed attivabili in modo estremamente efficace (per danno inflitto al nemico) ed efficiente, per limitatezza dei costi operativi sostenuti per il mantenimento di tali cellule. Di qui, il rischio di compressione dei diritti civili e di “stress democratico”, di là il puro e semplice disprezzo per la vita umana. Il simbolo di questa asimmetria è stato tragicamente rappresentato, per lunghi anni, dagli IED (improvised explosive devices), le bombe che, collocate ai lati delle strade irachene ed azionate con telecomandi, hanno fatto strage di militari statunitensi e civili locali.

E ti pareva che il direttore di Repubblica, giornale che da tempo riveste la funzione di cancelleria mediatica del Tribunale di Milano, in cui cioè vengono depositati atti e trascrizioni delle intercettazioni che ammorbano la vita civile di questo paese, non trovasse modo e maniera di riesumare il golem della P2:

“Un’interposizione arbitraria e sofisticatissima, onnipotente perché occulta come la P2, capace di realizzare un’azione di ‘spin’ su scala spettacolare, offuscando le notizie sgradite, enfatizzando quelle favorevoli, ruotando la giornata nel senso positivo per il Cavaliere.”

Ezio Mauro, nel suo manierismo cospiratorio ormai stucchevole come tutti i Nada-gate realizzati finora da Rep., coglie però nel segno in questo giudizio:

La realtà è che in questo Paese ha operato e probabilmente sta operando da anni una vera e propria intelligence privata dell’informazione che non ha uguali in Occidente, un misto di titanismo primitivo e modernità, come spesso accade nelle tentazioni berlusconiane. Potremmo chiamarla, da Conrad, ‘struttura delta‘”

Una struttura delta in questo paese esiste certamente, ed è rappresentata dai milioni di pagine di trascrizioni di intercettazioni telefoniche, da quelle legalmente richieste dalla magistratura a quelle realizzate in parallelo da organismi a ciò delegati, come l’affaire Telecom, con il Tiger Team di Tavaroli che si emancipa rapidamente da ogni e qualsiasi regola di governance e di codice penale.

L’ormai mitologico Greg Mankiw ci spiega che il voto di scambio non necessariamente riduce l’efficienza (cioè il miglioramento di condizione delle parti coinvolte nello scambio), ma certamente determina l’insorgere di rilevanti esternalità, impedendo di applicare ad esso la tradizionale analisi economica basata sullo scambio volontario. Ad esempio, riprendendo pedissequamente l’esempio da egli proposto, ipotizzate che vi siano tre elettori (Andy, Ben e Carl), che devono votare per decidere la fornitura di un bene pubblico (cioè un programma elettorale) del valore di 9 dollari, da finanziare con tassazione in parti uguali di 3 dollari.

di Mario Seminerio

Su lavoce.info un articolo di Chiara Saraceno evidenzia le numerose incoerenze della cosiddetta manovra “redistributiva” del governo, che di redistributivo sembra in realtà avere poco e nulla. A partire dalla manovra di riduzione dell’Ici, fortemente voluta da Rutelli ed originariamente nata con soglia di reddito, poi fatta saltare (con assenso governativo) durante il dibattito sulla Finanziaria. Saraceno lamenta che poco e nulla sia stato fatto per gli affittuari, che tendenzialmente (ma non necessariamente) accolgono tra le proprie fila i soggetti a maggior disagio economico.