Alla vigilia della prima visita di stato di Nicolas Sarkozy in Algeria, esplode la polemica tra Francia e paese maghrebino, dopo le dichiarazioni del ministro dei Moujahidin (i combattenti della Guerra di Liberazione) Mohamed Cherif Abbes che, in un’intervista al quotidiano El Khabar ha evocato le origini ebraiche del presidente francese ribadendo ancora una volta la necessità di scuse da Parigi per i crimini commessi durante la colonizzazione.

Sono 21 milioni le famiglie italiane che trarranno vantaggi dalla manovra finanziaria del governo per il 2008, circa l’85 per cento del totale, con un beneficio medio di 177 euro annui. Lo afferma l’Isae nel suo Rapporto su politiche pubbliche e redistribuzione. Saranno invece nulli, sempre secondo le proiezioni contenute nel Rapporto Isae, gli effetti per il 13,8 per cento dei nuclei: meno del 2 per cento è svantaggiato, a causa principalmente dell’aumento dei contributi sociali sui lavoratori parasubordinati che, come noto, appartengono alla fascia reddituale più agiata del paese ed è giusto che contribuiscano al celebre “risarcimento sociale” di cui la maggioranza favoleggia da sempre.

di Mario Seminerio

La fine degli scioperi dei ferrovieri francesi (sia quelli della SNCF che quelli della RATP, la Régie locale della regione parigina), ha scatenato una corsa all’interpretazione ed all’analisi su chi abbia “vinto” il braccio di ferro che per una decina di interminabili giorni ha visto fronteggiarsi gli cheminots da un lato, ed il governo Sarkozy-Fillon dall’altro. Passeggiando per la blogosfera abbiamo notato alcuni spericolati paragoni tra l’azione di Sarkozy ed il braccio di ferro che oppose Margaret Thatcher ai minatori inglesi, alla fine degli anni Settanta, o ancora il licenziamento in tronco dei controllori di volo in sciopero, adottato da Ronald Reagan nel 1981. Ci colpisce, soprattutto, l’interesse quasi ossessivo che ogni iniziativa di Sarkozy suscita presso politici e giornalisti italiani, un interesse che non ha pari in nessun altro paese europeo.

“Ieri sera ad Arcore si è parlato di un sistema elettorale con uno sbarramento attorno al 4%”, tale cioè da consentire alla Lega l’accesso. Lo ha affermato Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi, ai microfoni di Repubblica Radio-Tv, parlando dell’incontro fra il Cavaliere e il leader del Carroccio Umberto Bossi. ”Le asticelle – ha però aggiunto il parlamentare azzurro – in questo gioco vengono sempre abbassate, non alzate” e dunque il 4% potrebbe anche ”cambiare”. Beh, si certo, l’asticella potrebbe cambiare. Magari, quando si parlerà con Clemente Mastella o Oliviero Diliberto o Alfonso Pecoraro Scanio si deciderà che l'”asticella” va posta all’1,5 per cento. E Gianfranco Rotondi, dove lo vogliamo mettere? Portiamo l’asticella allo 0,5 per cento, così magari anche ad Alessandra Mussolini riesce il ventrale o il fosbury.