Secondo l’associazione dei consumatori Adusbef, quest’anno pignoramenti ed esecuzioni immobiliari dovrebbero aumentare del 19 per cento, per effetto delle insolvenze legate alla insostenibilità, da parte dei debitori, dei costi legati all’aumento dei tassi sui mutui. Sempre secondo Adusbef, in Italia i mutui a tasso variabile rappresenterebbero il 91 per cento del totale, una percentuale molto più elevata della media europea.

Il blocco della sinistra sociale e politica che sta gioiosamente spingendo il Belpaese verso il baratro sembra a sua volta sull’orlo di una crisi di nervi. L’antefatto è noto, ma lo riepiloghiamo. Accade che il 23 luglio governo e parti sociali firmino una bozza di accordo sulla riforma del welfare. Come sempre in questi casi, i sindacati ne subordinano la ratifica all’approvazione da parte della propria base. Inizia una lenta e logorante guerra di trincea, con la sinistra radicale (più qualche Mussi di complemento in cerca di visibilità) che sposa la logora tesi della centralità operaista, e tenta di condizionare l’esito del referendum tra i lavoratori usando tutta la panoplia di strumenti “dialettici” di cui dispone, non ultimo quello estremo dei brogli elettorali.

La maledizione di Scalfarotto ha colpito ancora. Il blogger dei ‘ggiovani, quello che “votatemi che c’ho trentacinque anni“, ha fatto un flop, o meglio uno splash onomatopeicamente paragonabile ad un suo leggiadro tuffo con spanciata. Un dato piuttosto interessante, nel lavacro di democrazia partecipata della primaria del Partito democratico, è che il buon Adinolfi, a dati ancora provvisori (e con tutta probabilità destinati a rimanere definitivi, come dimostra l’esperienza della Primaria 2005), avrebbe preso un numero di voti di poco superiore a quello delle firme da lui presentate per la candidatura. Con buona pace dei “sondaggi” all’amatriciana che lo davano ora al 3, ora al 7 per cento (parole, musica e stime sue, s’intende).

Il governo Prodi è da sempre un modello di doppiezza, cinismo ed opportunismo politico di cui sarà opportuno conservare memoria. Anche in occasione dello psicodramma collettivo noto come protocollo sul welfare la tradizione è stata rispettata. E’ accaduto che la scorsa estate governo, sindacati e Confindustria hanno raggiunto e sottoscritto un accordo su una serie di interventi che complessivamente contribuiranno a determinare un ulteriore irrigidimento del mercato italiano del lavoro, per effetto della lotta senza quartiere ingaggiata dalla sinistra radicale contro la legge 30, meglio nota come legge Biagi. Oltre a ciò, l’eliminazione dello “scalone Maroni“, sostituito con una serie di costosissimi (per i contribuenti) scalini, in cima ai quali si è appollaiata anche la sostanziale rottamazione del sistema previdenziale contributivo, grazie all’ennesimo rinvio (dopo quello attuato nel 2005 dal governo Berlusconi) dell’applicazione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo, per determinare l’entità dell’assegno pensionistico. Ora se ne riparlerà nel 2010, dopo insediamento dell’ennesima commissione, ed è facile immaginare che la tecnica del rinvio, di cui l’Unione accusava la Casa delle Libertà per l’entrata in vigore della riforma Maroni, verrà puntualmente riproposta.