di Mario Seminerio – LiberoMercato

La Casa Bianca ha recentemente dichiarato di non avere obiezioni alla scelta del presidente egiziano Mubarak di imboccare la via del nucleare civile mentre Sarkozy propone di fornire impianti ed assistenza tecnico-nucleare al Marocco. Potremmo quindi domandarci se la politica dell’Occidente è: l’Iran no, perché con il nucleare civile poi si fa la bomba, l’Egitto ed il Marocco si perché sono paesi controllabili ed “amici”. E’ stato più volte evidenziato che un paese che abbia impianti atomici per la produzione dell’elettricità si trova ad un passo, se lo vuole, dalla possibilità di farsi la bomba. Ma, dicono oggi a Washington e Parigi, se accetta le norme e le ispezioni dell’Aiea, non c’è alcun rischio. La storia degli ultimi anni sembra suggerire che, in realtà, l’Aiea è solo una foglia di fico. Ma cosa c’è dietro la corsa al nucleare, per ora solo civile, da parte dei paesi del Mediterraneo? Possiamo tentare l’analisi in base a due piani di lettura, compenetrati: quello economico e quello politico.

“Per principio, da sempre, sono felice per le assoluzioni e dispiaciuto per le condanne. Uguali sentimenti pre-politici e irrazionali affiorano sempre, e per qualunque imputato. Quindi anche ieri per Silvio Berlusconi e oggi per Marcello Dell’Utri. Passando dal sentimento alla ragione, però, le cose cambiano, e non poco.

Confesso di non riuscire ad appassionarmi a questo derby in cui entrambe le squadre mi sembrano poco meritevoli di supporto.

In nessun paese occidentale del mondo, infatti, avremmo a che fare con inquisitori così, che nulla hanno fatto e nulla fanno per celare un connotato apertamente politico della loro opera; e in nessun paese al mondo avremmo una opposizione desiderosa di liberarsi dei suoi avversari attraverso scorciatoie giudiziarie.

La ormai abortita riforma dell’ordinamento giudiziario, elaborata nella precedente legislatura dal guardasigilli Roberto Castelli prevedeva, tra le altre cose, un “colloquio di idoneità psico-attitudinale“, per valutare l’aspirante toga anche da un punto di vista psicologico. La controriforma Mastella, scritta sotto dettatura dell’Anm, ha provveduto a eliminare tale test. Pensate a come potrebbe commentare il tradizionale marziano appena atterrato in Italia, dopo aver parcheggiato l’astronave in seconda fila ed aver letto delle vicende del gip Clementina Forleo.

Sono 510 milioni i rapporti finanziari pervenuti all’archivio dei conti, il nuovo strumento per i controlli fiscali operativo da fine ottobre. ”Con l’archivio l’attività di controllo diventa più razionale e può contare sui vantaggi che offre l’informatica”, ha detto Massimo Romano, l’entusiastico direttore dell’Agenzia delle Entrate, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione parlamentare sull’Anagrafe tributaria.

”Contrariamente a quanto si pensa – ha spiegato ancora Romano – le garanzie per i contribuenti vengono aumentate. Infatti, in precedenza, ogni qualvolta si procedeva a verifiche sui flussi finanziari l’amministrazione era costretta ad inviare comunicazioni per appurare l’esistenza di eventuali conti del contribuente sottoposto a controllo a tutte le banche e intermediari finanziari, informando di fatto tali soggetti dell’attività di controllo sul contribuente. Ora invece è sufficiente interrogare la banca dati per avere le informazioni risparmiando tempo e denaro pubblico e garantendo meglio il contribuente”.

Beh si, messa così è certamente un grande risparmio.

Secondo un articolo pubblicato su Lavoce.info a firma di Tito Boeri e Pietro Garibaldi l’extragettito fiscale, misurato come differenza tra le cifre indicate nella Relazione Previsionale e Programmatica di settembre 2006 e la nota di aggiornamento al Dpef di settembre 2007, è stato pari a poco più di 16 miliardi di euro. E mentre ancora si discute della sua “strutturalità” (vera o, più verosimilmente, presunta), tale somma è stata destinata: per 9,6 miliardi a spesa pubblica corrente, per 1,7 miliardi a interessi passivi sul debito pubblico. Sconcertante il fatto che la spesa in conto capitale, nel corso dei 12 mesi considerati, è diminuita di 1,8 miliardi di euro. Complimenti vivissimi al governo Prodi. E su 7,5 miliardi di avanzo primario, che è già un importo esile rispetto all’extragettito, solo 5,8 miliardi sono andati a ridurre lo stock di debito. Wunderbar.

di Alessio Di Carlo*

Vent’anni sono trascorsi da quando gli italiani furono chiamati alle urne per via referendaria per dire la loro sulla introduzione del principio di responsabilità dei Magistrati. Era l’8 novembre 1987, una valanga di sì, oltre venti milioni, con una percentuale di consenso superiore all’80%, aprì la strada alla cancellazione di uno dei privilegi più odiosi ed irragionevoli di cui la Casta togata godesse. Legge doveva essere, quindi, e legge fu: appena sei mesi dopo venne approvata dalle camere la L. n. 117 del 13 aprile 1988, solennemente intitolata “Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati.” Sembrava cosa fatta, con l’affermazione di un principio per il quale sarebbe forse dovuto bastare il semplice buon senso anziché scomodare il popolo sovrano.

Senonché, ben presto ci si rese conto che quello che si era consumato con la Legge 117 altro non era se non il più grande inganno mai perpetrato ai danni del Popolo sovrano: una vera e propria truffa, un bavaglio normativo, un capolavoro burocratico, un caso da manuale su come imbrigliare tra ganasce procedurali e limiti normativi la possibilità concreta che un magistrato potesse essere chiamato a rispondere degli errori commessi.

Su Panorama di questa settimana troverete un’intervista-ritratto di Stefano Lorenzetto a Renato Farina. Non entriamo nel merito delle argomentazioni di Farina, relative al suo rapporto col Sismi, il servizio segreto militare italiano. Ci preme solo rimarcare due punti. Nel primo, Farina lamenta un’ovvietà: che il Csm scambi Repubblica con le carte processuali: