L’adeguamento dei tassi di interesse alle disposizioni di politica monetaria decise dalla Banca centrale europea deve essere contestuale: una volta deciso di adottare le disposizioni della Bce, le banche devono cioè obbligatoriamente variare sia i tassi attivi che quelli passivi “con modalità tali da non portare pregiudizio al cliente”.

E’ quanto stabilisce una nota della Direzione Generale del Ministero dello Sviluppo Economico preposta all’orwelliana funzione di “armonizzazione del mercato e tutela dei consumatori“, in cui si chiariscono i termini di applicazione di alcune norme del primo pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni.

Ieri l’Istat ha pubblicato il dato preliminare relativo all’inflazione italiana in agosto. I prezzi al consumo, dato nazionale per l’intera collettività (NIC) crescono del 2 per cento su base annua, contro il 2.1 per cento di luglio. Pubblicata anche la variazione dell’indice dei prezzi alla produzione, in rialzo del 3.6 per cento annuale. Anche questo mese non siamo sfuggiti all’abituale teatrino: se l’inflazione rallenta, ecco sindacati e associazioni di consumatori che si stracciano le vesti, sostenendo che ciò avverrebbe perché i consumi sono fermi; se l’inflazione accelera, anche di un decimo di punto percentuale, ecco l’invito perentorio al governo a “fare qualcosa, perché la popolazione è allo stremo”. Nessun dubbio circa la possibilità che non si tratti di una tendenza ma più semplicemente di rumore statistico di fondo: comunque la si giri, è sempre carestia biblica. Interessante, a nostro giudizio, questo commento del segretario di Adiconsum: