Se pensate che Obama sia ormai saldamente incardinato in una non meglio precisata “dottrina Bush”, o che comunque stia fedelmente ripercorrendo le orme di W., soprattutto sul teatro afghano, e se pensate ciò anche per i reiterati messaggi non troppo subliminali del solito tuttologo appena assunto dalle edizioni Broken Records, fatevela passare.

Il dottor Strada, nel suo incessante delirio d’onnipotenza, ora riesce pure a mandare avanti il piccolo guitto con la matita. Parlando dell’Aventino di Emergency dall’Afghanistan, ennesimo penultimatum di chi proprio non riesce a rassegnarsi di essere “solo” una Ong, Vauro (che Strada, che dio lo aiuti, si è scelto come responsabile della comunicazione), dichiara a l’Unità:
 

Quali sono le condizioni per restare?

“Gli operatori internazionali non vorrebbero lasciare il Paese. Ma devono rimanere rispetto a Emergency le condizioni di neutralità”.

Ovverosia? Cosa deve succedere per far restare la vostra Ong sul territorio?

“Deve fare un passo indietro il governo Karzai che ci ha accusato di fiancheggiare Al Qaeda. E lo può fare liberando immediatamente il nostro capo del personale Rahmatullah Hanefi. E un passo avanti il governo italiano che sostiene Karzai con denaro e truppe e che invece davanti alle accuse nei nostri confronti è rimasto e continua a rimanere silente. La nostra è una Ong italiana e le gravissimie accuse nei nostri confronti sono un affronto all’Italia stessa. Ma il governo non dice una parola”.

Siamo al solito lessico sinistro made in Italy: “un passo indietro”, “senza se e senza ma”, e via vaneggiando. In sostanza, funziona così: subito dopo l’assassinio di Adjmal Nashkbandi ad opera dei talebani, Strada accusa i servizi segreti del governo Karzai (e quindi il governo Karzai medesimo) di essere “una banda di assassini e tagliagole“.

Daniele Mastrogiacomo was freed on Monday in exchange for the release of up to five Taliban prisoners being held by the Afghan government. Our prediction was correct, unfortunately.
An unnamed official in the administration of US President George W. Bush, told news agencies on Wednesday that Washington had expressed “disappointment” over the deal to the Italian government on Tuesday, just a few hours before Massimo D’Alema, Italian foreign minister, said that U.S. Secretary of State, Condollezza Rice, expressed “comprehension” about Italy’s move to free Mastrogiacomo. The official said that “striking deals with kidnappers is never a positive thing”, adding that the released militants would go on to help the Taliban fight US and NATO forces in their bid to retake power in Afghanistan.

“The way Mastrogiacomo was released increases the risks for our troops, Afghan troops and international forces,” he said.
The official added that Washington had been “taken by surprise” by the exchange. Secretary of State Condoleezza Rice’s spokesman said on Thursday that the U.S. were unaware of the exchange talks. Edward Luttwak speculated that American officials made the political calculation that for the sake of good relations with Italy, it was better not to stop the transfer.
“They certainly didn’t lean on the Afghans” to trade the prisoners, Mr. Luttwak said. “But they didn’t interpose themselves. They let them have it.”

Meanwhile, an official at the British Foreign Office told to news agencies on Wednesday that the British government was “concerned by the implications of the release of the Taliban” and had raised the matter with both Rome and Kabul.
“There is concern that this could send the wrong message to those who are thinking of taking hostages,” the official said.

The Dutch Foreign Minister, Maxime Verhagen, criticized on Wednesday the exchange of Taliban prisoners by the Afghan government to secure the release of Mastrogiacomo, saying it would “support the taking of hostages” by the Taliban. “When we create a situation where you can buy the freedom of Taliban fighters when you catch a journalist, in a short term there will be no journalists anymore”, Verhagen told reporters at the headquarters of the International Security Assistance Force (ISAF) in Kabul.

L’Avvocatura dello Stato ha depositato mercoledì un secondo ricorso alla Corte Costituzionale per la violazione del segreto di Stato da parte della magistratura di Milano nel procedimento sul rapimento dell’ex imam Abu Omar. Nel ricorso, in particolare, l’Avvocatura chiede l’annullamento dell’ordinanza di rinvio a giudizio emessa dal gup di Milano Caterina Interlandi il 16 febbraio scorso, a carico di 33 indagati, tra cui l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e di 26 agenti della Cia. Già il 14 febbraio scorso, l’Avvocatura aveva depositato presso la cancelleria della Corte Costituzionale un ricorso sulla questione dei limiti del segreto di Stato, il cui esame di ammissibilità sarà svolto il 18 aprile prossimo in camera di consiglio. Se i giudici della Consulta dovessero dichiarare ammissibile il ricorso, l’esame nel merito della questione avverrà dopo qualche tempo.

Nei ricorsi alla Consulta, secondo quanto si è appreso, il governo sostiene che la magistratura di Milano, nell’indagare sul sequestro di Abu Omar, avrebbe violato il segreto di Stato intercettando i telefoni cellulari di 180 agenti del Sismi e svelando l’identità di 85 spie italiane e straniere; avrebbe utilizzato integralmente un documento sequestrato nell’ufficio romano del Sismi gestito da Pio Pompa nonostante il Servizio segreto militare avesse già trasmesso lo stesso documento con alcuni passaggi oscurati perché riservati e dunque coperti dal segreto di Stato. Violando l’identità di 85 agenti e acquisendo elementi riguardanti la struttura del Sismi con agenti segreti stranieri, la procura di Milano (ma a questo punto anche il gup che ha disposto il rinvio a giudizio) ha violato – secondo il governo Prodi – il principio di leale collaborazione tra poteri. Prima conseguenza di questi atti è la sospensione della richiesta di estradizione dei 26 agenti Cia da parte del ministero della Giustizia italiano, in attesa del pronunciamento della Corte costituzionale.

The Taliban want Italy to quit Afghanistan in exchange for the release of a kidnapped reporter, Italian public broadcaster Rai reported today.

Rai interviewed a Pakistani journalist, Rahimullah Yousefzai, who claims to be in direct touch with the Islamists holding La Repubblica correspondent Daniele Mastrogiacomo. As well as the withdrawal of Italy’s some 2,000 troops, the Taliban wants NATO to halt an offensive unleashed Monday and release two Taliban spokesmen from jail in Kabul, Yousefzai said. However, the Italian ambassador in Kabul said Italy had received no such demands.

Italian diplomats and the country’s intelligence are working in Rome and Kabul to obtain the release of Daniele Mastrogiacomo, 52, a correspondent for Italian daily La Repubblica, gone missing while trying to talk to Taliban leaders in southern Afghanistan. Officials at the Foreign Ministry in Rome appeared certain on Wednesday that the reporter was abducted in the southern city of Kandahar by a “military structure” answering to the Taliban.

Un recente rapporto del think tank statunitense bipartisan CSIS ammonisce che la situazione afghana è giunta a tal punto di deterioramento che, “se nelle prossime settimane non si verificheranno cambiamenti eclatanti il 2007 diverrà l’anno della rottura“. Secondo le misurazioni del Post Conflict Reconstruction Project del CSIS, basato su valutazioni di breve termine, relative alla gestione dell’emergenza, ed a lungo termine, relative allo sviluppo di autonoma capacità di gestione da parte delle autorità locali, il peggioramento appare pressoché omogeneamente diffuso nei cinque settori critici per la ricostruzione afghana: sicurezza, partecipazione popolare al governo del paese, giustizia, condizioni economiche, servizi sociali ed infrastrutture.

Nel 2006, gli afghani appaiono disillusi e delusi dal lento passo della ricostruzione. C’è una crescente percezione che l’impegno internazionale non sia genuino né di lungo termine, e che l’approccio occidentale alla problematica afghana non sia sufficientemente informato. La popolazione guarda con crescente nervosismo al deterioramento delle condizioni di sicurezza al sud del paese, e si sente sempre più isolata sia dai rappresentanti della comunità internazionale che da quelli del proprio governo. Gli afghani sentono che la loro voce non è ascoltata, che i loro bisogni non stanno venendo identificati né che ad essi stia venendo assegnato il corretto ordine di priorità. Tutto ciò favorisce la vasta diffusione di teorie cospirative, che fanno il gioco dei talebani e dei signori della guerra nel vincere “le menti e i cuori” della popolazione.