Prima la notizia del meeting segreto tra alcune banche d’affari e i notabili Democratici centristi e pro-business, che solo agli occhi dei malevoli ha prodotto il decisivo intervento dei New Democrats nell’annacquamento della riforma della regolazione finanziaria. Oggi quella secondo la quale a dicembre 2008, l’allora capo della Fed di New York, ed oggi Segretario al Tesoro, Timothy Geithner, avrebbe ordinato ad AIG di non rendere noti, nelle comunicazioni societarie, i nomi delle controparti a cui l’assicurazione americana, divenuta buco nero governativo, avrebbe effettuato i pagamenti in adempimento dei contratti di credit default swap.

Tredici imprese finanziarie che hanno ricevuto dal Tesoro statunitense i fondi del TARP devono all’IRS imposte arretrate per 220 milioni di dollari, secondo quanto scoperto dalla sottocommissione di vigilanza del Ways and Means Committee della Camera dei Rappresentanti. La normativa del TARP prevede che le istituzioni finanziarie che accedono ai fondi del salvataggio non debbano avere imposte arretrate da pagare. Ma il Tesoro (leggasi Hank Paulson) non ha mai richiesto la documentazione fiscale a supporto, accontentandosi di un’autocertificazione degli interessati.

Si chiamano retention bonus perché servirebbero a trattenere i “migliori” manager presso una società. Eppure, la ormai mitologica AIG – parte assicurazione, parte hedge fund abusivo, parte “fabbrica di milionari” (viste le erogazioni ai propri manager) – è riuscita a pagare i retention bonus a undici persone che oggi non sono più in società, essendosi dimesse subito dopo aver ricevuto la gratifica. Qui occorre chiedersi se le due specie umane prevalenti negli Stati Uniti sono idioti e predatori. Oppure, per usare l’understatement di Andrew Cuomo (per il quale facciamo il tifo, sperando di non apparire troppo forcaioli)

“AIG ha creato 73 milionari nella divisione che ha perso così tanto denaro da mettere in ginocchio l’intera azienda, costringendo al salvataggio da parte dei contribuenti. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in questo esito”.

*Post tecnico. In questo periodo facciamo poca filosofia, sorry.

Ennesimo round del salvataggio al rallentatore di AIG. La criticità della compagnia, come segnalato, deriva dall’aver venduto protezione creditizia “naked“, cioè senza possedere titoli della reference entity, su importi nozionali stratosferici, 450 miliardi di dollari al picco di operatività, ancora 300 miliardi lo scorso settembre. Al deteriorarsi del merito di credito degli emittenti sui quali è stata venduta protezione, AIG deve postare un aumento dei margini di garanzia a favore dei compratori di protezione. Non solo: in caso di fallimento dell’entità di riferimento sottostante, AIG deve pagare al compratore di protezione il capitale nozionale garantito, ricevendo in cambio un’obbligazione dell’entità andata in default.