Se qualcuno pensa che l’eventuale uscita della Grecia dall’euro possa essere gestita senza particolari scossoni nell’attuale assetto istituzionale, ci ripensi. Oggi i mercati stanno picchiando con violenza sia sull’azionario che su obbligazionario e spread, mentre il cambio euro-dollaro ha ormai bucato al ribasso la soglia di 1,30 che pareva voler mantenere a lungo e in scioltezza.

Colte fior da fiore dalla intervista di oggi di Alberto Quadrio Curzio al Messaggero. Si parte con il downgrade delle nostre banche per opera di S&P:

Professore, le banche italiane meritavano un tale giudizio?
«Assolutamente no»

Come se lo spiega?
«Non avendo letto le motivazioni posso solo fare delle congetture. Ebbene questo declassamento potrebbe essere conseguenza dell’altro, quello sul rating del debito dello stato [Davvero? Chi lo avrebbe mai congetturato? ndPh.]. Perché è chiaro che le banche italiane hanno in portafoglio una notevole fetta di titoli di stato. E certamente adesso non conviene venderli, il che potrebbe ridurre la loro liquidità. Ma ci potrebbe essere anche un’altra motivazione»

[Le motivazioni non sono segrete, sono pubblicate nel momento stesso dell’annuncio della revisione del rating. Se uno viene intervistato, e conosce il tema dell’intervista, dovrebbe forse fare i compiti a casa, ndPh.]