Nel primo di innumerevoli day after di autocoscienza frammista a sconcerto e sorpresa per la perdita dei nostri campioni nazionali, si segnalano alcune interessanti coazioni a ripetere, che possono essere agevolmente ricondotte ad una delle seguenti due fattispecie: stupidità o paraculismo. Cerchiamo il tertiur, che per quanto ci riguarda resta non datur.

Il prossimo 26 settembre, nel corso di un vertice bilaterale Italia-Francia, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, è atteso dare un virile ultimatum ad Air France sul destino di Alitalia. Con la tragicomica sicumera che da sempre fa del nostro paese il Cialtrone d’Europa, il titolo di campioni che ci permette, tra le altre cose, di essere posti sotto ferrea tutela esterna sulle decisioni di politica economica.

Ieri l’amministratore delegato del Gruppo FS, Mauro Moretti, ha commentato i ricorrenti boatos che vorrebbero l’operatore ferroviario dominante assumersi l’onere del salvataggio di Alitalia: “Un’operazione molto, molto complicata ma non si può escludere nulla”. D’acchito, e da perfetti malpensanti, viene da inferire che nulla si possa escludere in funzione della moral suasion che il potere politico eserciterà su Moretti medesimo. Il quale, però, essendo da sempre solidamente inserito nel sistema di potere del paese, probabilmente non farà resistenza, anche considerando alcuni benefici collaterali che potrebbero derivargli, in termini di potere personale e della mai trascurabile possibilità che il suo nome entri nel pantheon dei “salvatori” del sistema-paese. Un sistema che ormai olezza di cadavere lontano un miglio.

A volte il destino è crudele, altre più banalmente si fa trovare pronto agli appuntamenti, grazie alla stupidità di chi non riesce a guardare oltre il proprio naso. E’ vero che la congiuntura è drammaticamente peggiorata, ma la sostanza delle cose non cambia: Alitalia stand alone non ci stava. Abbiamo perso anni a farci paranoie, a fare dibattiti televisivi, a riempire di inchiostro giornali, a costruire fiabe e teorie politiche ad uso dei minorati encefalici che se le sarebbero bevute. Cosa puntualmente avvenuta, in un paese in cui la televisione riuscirebbe a convincervi che il sole sorge ad ovest, e chi ne dubita è comunista, inclusa La7.

In un puntuto editoriale sul Sole, il professor Luigi Zingales analizza quello che è ormai divenuto il “modello Intesa Sanpaolo”, quello di una cosiddetta “banca di sistema” che, nelle parole del presidente del Consiglio di Sorveglianza, Giovanni Bazoli, persegue un modello di responsabilità sociale aziendale, a differenza di quanto accade nel modello americano, che impone «l’imperativo categorico del continuo aumento dei profitti e del valore per gli azionisti». Premesso che gli azionisti catalanamente preferiscono la creazione di valore alle ricapitalizzzazioni per chiudere i buchi, di certo c’è motivo per ritenere che Intesa riesca piuttosto agevolmente a farsi gli affari propri, mentre inneggia alla dottrina sociale della banca-chiesa.

Visto che il nuovo gioco di società di politici e media sembra essere la riscrittura dell’articolo 41 della Costituzione, in attesa che l’emergenza non-crescita imponga una patriottica patrimoniale notturna, segnaliamo la proposta del direttore di Italia Oggi, Pierluigi Magnaschi, che enfatizza l’importanza della tutela della concorrenza, trovando le radici di questo precetto nel pensiero di don Luigi Sturzo, nel Trattato di Roma del 1957 e negli articoli 81 ed 82 del Trattato di Maastricht, quello che alla nostra destra peronista e tassista è sempre rimasto sullo stomaco, per le più disparate e (soprattutto) illiberali ragioni.

Probabilmente mosso dal desiderio di competere con i politici nel gioco di società su chi spara l’idiozia più grossa, il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni (quello moderato e ragionevole, ricordate?), ha oggi dichiarato, nel corso della trasmissione dall’adattissimo titolo “Effetto domino“, su la7:

“Oggi Alitalia fa utili, se dovessimo andare ad allearci con i francesi ci andremmo non con il cappello in mano, ma da grande Paese, parleremmo da Paese a Paese. Preferisco che Alitalia resti italiana, se c’è da allearsi preferisco i tedeschi, certo è che se dovessimo andare dai francesi, ci andremmo oggi da grande Paese”

Prego? Alitalia fa utili? E in che universo parallelo? Di quali sostanze fanno uso i nostri politici e sindacalisti, per pronunciare simili svarioni?

I nodi, lentamente ma inesorabilmente, vengono al pettine. I miracoli di questo governo si rivelano per quello che sono: cerone ed illusionismo. E’ di oggi, sempre per il tramite dell’ennesimo “ultimo libro” di Bruno Vespa (più che un uomo, l’albo pretorio della palude italiana) il ballon d’essai lanciato da Roberto Colaninno per il tramite del suo a.d., Rocco Sabelli: è meglio se Alitalia finisce tra le braccia di Air France. Non è una notizia, lo sapevamo già tre anni e tre miliardi di euro fa.