A volte il destino è crudele, altre più banalmente si fa trovare pronto agli appuntamenti, grazie alla stupidità di chi non riesce a guardare oltre il proprio naso. E’ vero che la congiuntura è drammaticamente peggiorata, ma la sostanza delle cose non cambia: Alitalia stand alone non ci stava. Abbiamo perso anni a farci paranoie, a fare dibattiti televisivi, a riempire di inchiostro giornali, a costruire fiabe e teorie politiche ad uso dei minorati encefalici che se le sarebbero bevute. Cosa puntualmente avvenuta, in un paese in cui la televisione riuscirebbe a convincervi che il sole sorge ad ovest, e chi ne dubita è comunista, inclusa La7.

In un puntuto editoriale sul Sole, il professor Luigi Zingales analizza quello che è ormai divenuto il “modello Intesa Sanpaolo”, quello di una cosiddetta “banca di sistema” che, nelle parole del presidente del Consiglio di Sorveglianza, Giovanni Bazoli, persegue un modello di responsabilità sociale aziendale, a differenza di quanto accade nel modello americano, che impone «l’imperativo categorico del continuo aumento dei profitti e del valore per gli azionisti». Premesso che gli azionisti catalanamente preferiscono la creazione di valore alle ricapitalizzzazioni per chiudere i buchi, di certo c’è motivo per ritenere che Intesa riesca piuttosto agevolmente a farsi gli affari propri, mentre inneggia alla dottrina sociale della banca-chiesa.

Visto che il nuovo gioco di società di politici e media sembra essere la riscrittura dell’articolo 41 della Costituzione, in attesa che l’emergenza non-crescita imponga una patriottica patrimoniale notturna, segnaliamo la proposta del direttore di Italia Oggi, Pierluigi Magnaschi, che enfatizza l’importanza della tutela della concorrenza, trovando le radici di questo precetto nel pensiero di don Luigi Sturzo, nel Trattato di Roma del 1957 e negli articoli 81 ed 82 del Trattato di Maastricht, quello che alla nostra destra peronista e tassista è sempre rimasto sullo stomaco, per le più disparate e (soprattutto) illiberali ragioni.

Probabilmente mosso dal desiderio di competere con i politici nel gioco di società su chi spara l’idiozia più grossa, il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni (quello moderato e ragionevole, ricordate?), ha oggi dichiarato, nel corso della trasmissione dall’adattissimo titolo “Effetto domino“, su la7:

“Oggi Alitalia fa utili, se dovessimo andare ad allearci con i francesi ci andremmo non con il cappello in mano, ma da grande Paese, parleremmo da Paese a Paese. Preferisco che Alitalia resti italiana, se c’è da allearsi preferisco i tedeschi, certo è che se dovessimo andare dai francesi, ci andremmo oggi da grande Paese”

Prego? Alitalia fa utili? E in che universo parallelo? Di quali sostanze fanno uso i nostri politici e sindacalisti, per pronunciare simili svarioni?

I nodi, lentamente ma inesorabilmente, vengono al pettine. I miracoli di questo governo si rivelano per quello che sono: cerone ed illusionismo. E’ di oggi, sempre per il tramite dell’ennesimo “ultimo libro” di Bruno Vespa (più che un uomo, l’albo pretorio della palude italiana) il ballon d’essai lanciato da Roberto Colaninno per il tramite del suo a.d., Rocco Sabelli: è meglio se Alitalia finisce tra le braccia di Air France. Non è una notizia, lo sapevamo già tre anni e tre miliardi di euro fa.

E così, il “capitano coraggioso” Roberto Colaninno ha scelto il palcoscenico per lui più problematico (il Festival dell’Economia di Trento) per annunciare al mondo che Alitalia ha qualche problema. Palcoscenico problematico perché il ragioniere mantovano appartiene alla sempre più folta schiera di “artigiani del fare” che provano crescente fastidio verso le analisi e le obiezioni di provenienza accademica.

Quando la fantasia commerciale incontra gli enti pubblici, i risultati aberranti sono garantiti. L’ultimo è l’espediente del cosiddetto co-marketing, una iniziativa di alcune regioni italiane per incentivare il turismo internazionale. E così, da metà dicembre, almeno tre volte alla settimana, un volo Alitalia collegherà direttamente Torino a Mosca, Istanbul, Amsterdam e Berlino. In cambio, nei prossimi tre anni, l’ex compagnia di Stato riceverà 6 milioni di euro dagli enti locali piemontesi (Regione, Provincia, Comune di Torino) e dalla Sagat, la società che gestisce l’aeroporto di Caselle. Soldi pubblici ad una società formalmente privata, geniale.