Poiché in questo periodo storico il tema del ridisegno dei meccanismi di welfare e della loro “universalizzazione” in tempo di crisi fiscale in Italia è divenuto vieppiù acuto, ecco una storia assai poco edificante ma paradigmatica del perché questo paese si è sin qui mostrato geneticamente incapace di darsi una missione per il proprio futuro di comunità e di perseguirla evitando porcate che sono il segno distintivo di uno stato fallito.

E’ opportuno chiedere venia. Per aver dubitato, dopo averlo elogiato, che Francesco Caio fosse in fondo solo un fedele esecutore dei voleri del suo azionista, e quindi del governo. Pare che le cose non stiano esattamente in questi termini e la cosa non può che fare piacere, in un paese in cui abbiamo visto e vediamo carriere (ad ogni livello, anche nel leggendario privato) costruite sull’acquiescenza, sul tenere famiglia e sul sollecito conferimento del cervello all’ammasso.

Il momento è dirimente. Qui si parrà la nobilitate dei nostri top manager, quelli che con mano ferma hanno guidato il paese verso il disastro, e quelli che si sono fatti venire degli scrupoli da ventitreesima ora ed oltre, applicando criteri minimali di razionalità. Tutto evolve, serve contestualizzare. Anche quando sono passate poche settimane dall’evento che era considerato il padre di tutte le sinergie. Un vero peccato che la realtà continui ad essere così gufa e rosicona.

Mentre siamo in più o meno trepida attesa di capire che sarà dell’accordo tra Alitalia ed Etihad, dopo mesi di data room, pre-condizioni, proclami ministeriali, messe in stand-by, via libera governativi a non è chiaro cosa, sinergie lisergiche con Poste Italiane, sulla stampa comincia forse ad affiorare la celebre “quadra”, pur se in almeno due versioni differenti. Proviamo quindi ad ingannare il tempo per capire cosa potrebbe attenderci, soprattutto come contribuenti.

Liberals like us – “A Sochi ribadirò la contrarietà dell’Italia a qualunque normativa discriminatoria nei confronti dei gay, nello sport e fuori dallo sport”. Lo ha detto il premier Enrico Letta a Doha confermando la sua partecipazione alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali (Ansa)

E già che c’è, Letta ribadisca a sé stesso ed al mondo che l’Italia continua ad essere priva di una legislazione sulle unioni civili, e che ogni volta che qualcuno tenta di colmare la lacuna, usando nel caso anche ardite espressioni anglosassoni per camuffare abilmente l’iniziativa, le sabbie mobili inghiottono tutto, silenziosamente ed inesorabilmente.

L’Italia è il paese dell’eterno ritorno, o meglio della eterna zombizzazione. Di persone, movimenti politici, dibattiti “culturali” ed aziende decotte, da pubbliche e da (fintamente) private. Non serviva la sfera di cristallo per intuire come sarebbe finita con Alitalia, ed infatti è già stato tutto scritto e detto. La società ha tutte le carte perdenti di questa partita, e malgrado ciò il suo “tutore” politico, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, continua a balbettare frasi che farebbero tenerezza se non fossero la premessa ed il presagio di un nuovo massacro dei contribuenti italiani. Perché è davvero tutto già scritto.