Intervento del vostro titolare a ZappingDuepuntozero del 31 ottobre, condotto da Giancarlo Loquenzi su Rai RadioUno. Sulla forza negoziale di Alitalia, l’aventino di Air France, assisa in riva al fiume, la dura realtà che ci si para di fronte, la ricerca di nuovi fantomatici partner internazionali, l’esito più probabile di tutta questa indegna vicenda, che parte da lontano e non andrà lontano, se non nella portata del danno a contribuenti ed immagine del paese.

Oggi sta girando un rumour giornalistico secondo il quale Air France non avrebbe intenzione di partecipare all’aumento di capitale di Alitalia, il cui periodo di sottoscrizione scade il 16 novembre. Secondo questa vocina, il vettore franco-olandese vorrebbe contare di più in merito a piano industriale e rinegoziazione del debito, prima di mettere altri soldi nella compagnia italiana. Come dar torto ad Air France? Il punto è ipotizzare che accadrà nelle prossime settimane, per capire se l’Italia si esporrà per l’ennesima volta al ridicolo planetario.

Il comunicato con cui il governo italiano “esprime soddisfazione per la volontà di Poste SpA di partecipare, come importante partner industriale, all’aumento di capitale di Alitalia”, è un esempio da manuale di come sia possibile partire dal presupposto che i cittadini-elettori siano in realtà dei minus habens o profondamente disinformati, forse perché in altre faccende affaccendati (le loro vite, ad esempio), oppure sufficientemente rimbecilliti dalla visione dei talk show politici che, mai come in questa fase della vita del paese, rappresentano le vere armi di distrazione di massa.

Nelle more degli spasmi di Alitalia, che ormai si configura come un “regalo ad orologeria” del grande statista di Arcore, ed attendendo che qualche coniglio esca dal cilindro delle patriottiche “banche di sistema”, oggi vi presentiamo la “soluzione” dei sindacati. E’ -ovviamente- una garanzia di fallimento, ma ve la segnaliamo perché esempio eclatante della mentalità che ha ridotto questo paese un relitto alla deriva dell’economia mondiale, in attesa dell’affondamento liberatorio.