La contrarietà della Lombardia al monopolio di Cai sulla tratta aerea fra Milano e Roma è ormai acquisita, ma oggi il governatore Roberto Formigoni è andato oltre, proponendo di mettere a gara la tratta se la società andrà avanti con il piano che prevede di ridurre Linate alla sola navetta per la capitale, aumentando solo simbolicamente i collegamenti con Malpensa.

Dall’audizione di ieri dei vertici della nuova Alitalia, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, è emerso soprattutto che il load factor (il coefficiente di riempimento degli aerei) a gennaio è sceso ad un miserevole 43 per cento. Un vero e proprio crollo verticale rispetto al load factor combinato di Alitalia ed Air One nel gennaio 2008. Una contrazione del coefficiente di riempimento di venti punti percentuali che si aggiunge ad un taglio del 42 per cento dei voli offerti dalla combinazione dei due vettori. Quindi, come segnala su Liberalizzazioni.it il professor Ugo Arrigo, un’Alitalia dimezzata rispetto allo scorso anno trasporta solo un quarto dei passeggeri. E lo fa potendo contare sulla soppressione della concorrenza sulla rotta domestica più remunerativa.

Francesco Ramella su LiberoMercato ci racconta la triste involuzione dell’uomo che anni addietro giocava al paladino dei consumatori, mentre oggi tutela i monopoli. A morte Ciampino, patria delle low cost, con l’alibi dell’ambiente:

“Signori, si chiude”. La straordinaria e non pianificata esperienza che ha visto l’aeroporto di Ciampino evolversi in pochi anni da scalo per pochi fortunati a porta di ingresso nella capitale per cinque milioni di passeggeri “normali” sembra essere destinata a finire molto presto. I decisori politici laziali sono infatti fermamente intenzionati a mettere in atto l’eutanasia dell’aeroporto. La prima mossa, attuata nel 2007, è consistita nella riduzione del numero di movimenti aerei autorizzati da 138  a 100 ed ora ci si ripropone di tornare alla situazione pre-esistente allo sbarco delle compagnie low cost ossia ad uno scalo unicamente dedito ai voli di Stato mentre quelli commerciali dovrebbero essere dirottati sul nuovo aeroporto di Viterbo la cui apertura è prevista per il 2011 (e non manca chi vorrebbe chiudere Ciampino prima ancora che Viterbo divenga operativo). Tale decisione viene motivata da parte dell’amministrazione comunale di Ciampino con ragioni di carattere ambientale ed in particolare l’eccessivo livello di inquinamento acustico generato dagli aeromobili. Tesi che appare quanto mai debole se, ad esempio, paragoniamo l’attuale traffico che gravita sullo scalo romano con quello di Heathrow, l’hub londinese localizzato a soli ventidue chilometri dal centro della città, circondato da un’area con una densità abitativa di gran lunga superiore a quella che interessa lo scalo romano e con un traffico aereo di un ordine di grandezza superiore.

Gli europarlamentari della Lega Mario Borghezio e Francesco Speroni hanno presentato due distinte interrogazioni alla Commissione europea sugli scali di Milano-Malpensa e Milano-Linate. Con la fusione delle compagnie aeree Alitalia e AirOne, sottolinea Speroni, si sono create ”le condizioni per un monopolio di fatto, soprattutto sulle tratte nazionali, in  particolare Linate-Fiumicino” e si è prospettata l’ipotesi di consentire l’uso dello scalo milanese “solo per l’effettuazione di questa tratta”. In questa situazione, chiede l’europarlamentare leghista, la Commissione ”come intende agire per tutelare le regole della concorrenza tra vettori?”.

Il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, nel corso dell’intervista al Messaggero in cui definisce “curioso” l’atteggiamento del sindaco di Milano Letizia Moratti, che invoca la riapertura del dossier Lufthansa, si premura di informarci che quella di Alitalia

“Non è una vendita surrettizia ad Air France. C’è un passaggio molto importante degli accordi sottoscritti con i sindacati e la società: prevede che i soci non possano vendere per cinque anni”

Questa è, al contempo, una verità formale ed una bugia sostanziale.

Il sindaco di Milano, dopo aver perso il sale antighiaccio perde pure la pazienza e si domanda, chiedendo polemicamente al premier, quale è la vera natura di Cai-Alitalia:

“Se Cai ha interesse pubblico, quindi è una compagnia di bandiera, il governo non può sottrarsi a un ruolo di garanzia: cioè deve essere sicuro che la scelta di Cai (Air France, ndr) è la migliore per il Paese. Se Cai è invece privata, non si capisce perché a questa compagnia è stato consentito di avere ciò che non ha avuto in precedenza Alitalia: i debiti sono finiti a carico dei cittadini e c’è stata data una moratoria di tre anni sull’esclusiva della rotta più redditizia cioè Milano-Roma. Se gli interessi degli imprenditori non sono quelli dell’Italia, allora il governo deve intervenire.”

Good morning, Moratti! Lei è finalmente giunta a prendere coscienza della natura di centauro di Cai. Peccato non legga questo sito, ci sarebbe arrivata già da tempo.

Nella giornata surreale in cui Letizia Moratti, l’aspirante dea ex machina di Expo2015, ci informa che non si attendeva 40 centimetri di neve ma solo 25, e che Milano ha donato parte delle proprie scorte di sale (incluso quello nella sua zucca) a Torino, i leghisti parlano a Cai-Alitalia affinché Berlusconi intenda. Di assoluto rilievo il messaggio di Roberto Calderoli, che si traveste da John Wayne e manda a dire a Colaninno che

“Il tesoretto di Cai è la navetta Roma-Milano. Senza gli slot su quella tratta la nuova Alitalia può interessare al massimo a qualche compagnia siamese”.

Nessuna minaccia, s’intende (per carità) ma

“Cai è ormai una compagnia privata e può fare anche scelte diverse da quelle che suggerisce il governo. Certo, in questo caso è chiaro che scelte diverse le faranno anche altri”.