Ieri si è tenuto l’ennesimo vertice bilaterale tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, in preparazione del messianico Eurogruppo del 23 gennaio, che sarà preceduto dall’incontro trilaterale del 20 gennaio a Roma con Mario Monti. Ieri i nostri due eroi hanno posto l’accento sulla crescita, ma senza troppa convinzione, seguiti a ruota dal presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Ma quanto di tangibile ha prodotto questo nuovo, ennesimo summit?

Mentre attendiamo la smentita della Cancelleria tedesca a questo cosiddetto scoop del Wall Street Journal, secondo il quale Angela Merkel avrebbe esercitato pressioni sul Quirinale per arrivare alla sostituzione di Silvio Berlusconi, potrebbe essere utile qualche riflessione sulla vicenda, oltre ad alcuni pensieri in ordine sparso sull’imminente, incipiente, minaccioso anno.

Alcuni flash del (confuso) pensiero di Angela Merkel sulla situazione greca, offerto questa mattina al Bundestag:

  • La partecipazione volontaria dei creditori privati è supportata solo da alcuni paesi in Europa;
  • Al momento non è possibile pensare all'”insolvenza controllata” di uno stato;
  • Un default scatenerebbe un contagio di cui non voglio essere responsabile;
  • Un haircut potrebbe costringere all’assistenza dell’EFSF paesi che attualmente non hanno problemi;
  • Posso solo lanciare ammonimenti contro un default disordinato;
  • Non è possibile chiedere un contributo al settore privato se la Bce non è d’accordo sul metodo;
  • Voglio una volontaria, sostanziale, quantificabile contribuzione del settore privato all’accordo sugli aiuti alla Grecia;

In sintesi estrema, vorrei ma non posso.

Il regolatore finanziario tedesco, BaFin, nella giornata di ieri ha introdotto tre distinte restrizioni al trading di altrettanti strumenti finanziari. Vietato il naked short selling (cioè la vendita allo scoperto senza preventivo prestito) per obbligazioni sovrane dell’Area Euro, l’acquisto di protezione tramite credit default swap (CDS) senza possedere l’entità di riferimento sottostante e la vendita di azioni di società finanziarie tedesche. Pare che i market maker saranno sottoposti alle restrizioni solo sui Cds. Obiettivo dichiarato dell’operazione è quello di stabilizzare i mercati finanziari (sic).

Il  premio “Pane & Volpe” della settimana continua ad essere assegnato a tedeschi. Questa volta è il turno di Angela Merkel, che se ne è uscita molto candidamente dicendo che il famoso bailout di due settimane fa, e nella fattispecie l’altrettanto famoso veicolo speciale da 440 miliardi (il cui status giuridico ed operativo continua ad essere largamente indeterminato ed indeterminabile), ha avuto ed ha una funzione specifica, da Truman Show:

«Non abbiamo fatto altro che prendere tempo per noi, per risolvere le differenze in competitività e deficit di bilancio dei singoli paesi dell’Eurozona. Se ci limitiamo ad ignorare questo problema non saremo in grado di calmare questa situazione»

Che tradotto vuol dire: cari mercati, non sappiamo che diavolo fare, aspettateci. Angie, la migliore amica dei malvagi speculatori.

Il Cancelliere designato, Angela Merkel, si appresta ad ottenere il via libera dai propri partner di coalizione per un programma di governo che, secondo gli imprenditori, non riuscirà a stimolare la crescita tedesca. Dopo sei settimane di defatiganti trattative, l’accordo siglato tra socialdemocratici e cristiano-democratici prevede l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto, dal 16 a 19 per cento entro il 2007, la maggiorazione dal 42 al 45 per cento dell’aliquota massima sul reddito personale, ed un pacchetto di 25 miliardi di euro di nuove spese, finalizzate a permettere alle piccole imprese abbattimenti dell’imponibile sui beni strumentali, agevolare ristrutturazioni edilizie e finanziare progetti infrastrutturali. Con una crescita stimata per il 2006 intorno all’1 per cento, e con un trend ormai in atto di tagli agli organici e delocalizzazioni industriali, Merkel si troverà a dover combattere contro l’ostilità delle imprese, di ampia parte degli economisti e dei consumatori.

Appena un giorno dopo che la leader dell’opposizione tedesca, e candidato alla Cancelleria, Angela Merkel, ha reso pubblica la propria piattaforma elettorale in vista delle elezioni anticipate, il probabile partner di coalizione della CDU-CSU ha avviato la propria campagna elettorale criticando aspramente uno dei capisaldi del programma: l’aumento delle imposte indirette. Il leader della FDP, Guido Westerwelle, ha dichiarato oggi alla Neue Presse di Hannover che una simile manovra si tradurrebbe in un onere aggiuntivo per i cittadini tedeschi. I sondaggi indicano che la CDU della Merkel, ed i suoi tradizionali alleati, i Cristiano-Sociali bavaresi, pur in vantaggio di una quindicina di punti percentuali sull’attuale coalizione rossoverde al governo, avranno con tutta probabilità bisogno di allearsi con i liberali per poter governare.
Merkel vorrebbe utilizzare le maggiori risorse fiscali ottenute portando l’aliquota Iva dal 16 al 18 per cento per ridurre gli oneri sociali, come l’assicurazione sulla disoccupazione, che gravano sul costo del lavoro, un problema presente anche in Germania, pur se non nella drammaticità che caratterizza invece il caso italiano.

In un editoriale pubblicato sul Wall Street Journal, il professor Gotz Aly, docente di ricerca sull’Olocausto al Fritz Bauer Institute dell’Università di Francoforte, analizza le sfide che la candidata alla cancelleria per la Cdu-Csu, Angela Merkel, si troverà di fronte in caso di vittoria alle elezioni. Questa elezione per la cancelleria sarà completamente diversa dai due cicli politici precedenti, quelli di Gerhard Schroeder ed Helmut Kohl. Di fatto, un unico, ininterrotto ciclo, durato 23 anni, caratterizzato da scenari economici molto più tranquillizzanti, e da ricette di welfare altrettanto tradizionali. Il sistema politico tedesco, pur essendo privo di bipartitismo, è sempre stato caratterizzato da un bipolarismo più o meno consolidato, con i cristiano democratici (ed i loro alleati bavaresi della Csu) alleati con i liberali, ed i socialdemocratici impegnati a fare squadra con i verdi.