Questa settimana ci occupiamo dell’audizione del presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust), Roberto Rustichelli, in Commissione Politiche europee della Camera. Dove si è ripetuta una circostanza singolare: presidenti di autorità di regolazione che svolazzano liberamente su temi che non appaiono strettamente attinenti al loro ruolo ed alle loro funzioni. Per permettervi di comprendere meglio ciò che scrivo e vedrete nel video, qui sotto trovate il testo dell’intervento, dove ho evidenziato i passaggi più “interessanti”.

Le leggi antitrust si limitano a tutelare i consumatori dagli aumenti dei prezzi ma dimenticano i dipendenti

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Da ormai molto tempo si rileva un andamento fortemente diseguale nella ripartizione dei benefici della crescita economica, tra lavoro e capitale. Negli Stati Uniti, dalla metà degli anni 70, la crescita della produttività non ha determinato corrispondenti aumenti delle retribuzioni reali, che sono invece risultate stagnanti, crescendo di solo il 3% al netto dell’inflazione mentre la quota di valore aggiunto catturata dal capitale ha segnato una forte crescita.

“Ritengo che ci siano le condizioni per creare un grande campione europeo del latte” ed “entro una settimana ci sarà la proposta”. Lo dice, in una intervista alla Stampa, il presidente di Granarolo Gianpiero Calzolari, sottolineando che l’azienda è il cuore della cordata e sarà in grado di fare grande Parmalat una volta ”risolto il nodo Antitrust”. Appunto, quello è il problema, ma che sarà mai, Alitalia docet, giusto?

Ma la politica lo lascia sdentato, oltre che inascoltato. Come scrive oggi Francesco Giavazzi sul Corriere, assieme a tanti altri dati molto interessanti, che confermano che siamo un paese che ha capito assai poco del mondo e dell’economia,

Il presidente della Repubblica lamenta il ritardo nella nomina del ministro per lo Sviluppo. Mi dispiace contraddirlo. Abbiamo già un ministro per lo Sviluppo e la crescita: si chiama Antonio Catricalà, il presidente dell’Antitrust. Anziché rischiare un ministro che si inventi una nuova «politica industriale», meglio tradurre in leggi e regolamenti le segnalazioni che l’Antitrust invia a governo e Parlamento e che ormai nessuno nemmeno più legge. Che fine ha fatto il disegno di legge sulla concorrenza (benzina, commercio, farmaci, appalti) che il governo ha promesso?

Già, che fine avrà mai fatto quel disegno di legge? Forse attendiamo anche quello per “la prossima settimana”?

di Mario Seminerio – Libertiamo

I giornali online ci stanno già facendo i titoli, ma il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, nella relazione annuale al parlamento sullo stato della concorrenza in Italia, non si è limitato a dirsi favorevole a modifiche costituzionali per favorire la libertà d’impresa. Catricalà ha ricordato che la scadenza annuale di presentazione della cosiddetta “legge sulla concorrenza” è trascorsa ma di quella legge continua a non esservi traccia. Giova quindi riepilogare lo stato dell’arte sulla concorrenza in questo paese, e non è un bel vedere.

Un articolo di Andrea Boitani e Carlo Scarpa su lavoce.info ci ricorda che viviamo pur sempre in uno degli ultimi bastioni di statalismo esistenti sul pianeta, malgrado il frastuono quotidianamente prodotto dalla guerra tribale tra sostenitori delle due opposte fazioni di socialisti che si contendono la guida del paese, convenzionalmente indicate come “centrodestra” e “centrosinistra”. Prendendo le mosse dalla relazione annuale del presidente dell’Antitrust, a cui viene forse ingenerosamente imputata la rassegnata accettazione di quello sconcio storico che è l’operazione Alitalia, Boitani e Scarpa segnalano la silenziosa ma inarrestabile restaurazione che la maggioranza parlamentare, “con il complice silenzio di quasi tutta l’opposizione” sta attuando nel campo dei trasporti regionali e locali.

“Occorre vigilare affinché i costi della crisi non siano riversati sui consumatori”. E’ l’allarme lanciato dal presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, nel corso della relazione annuale dell’Autorità. ”Il pericolo – ha spiegato – è latente in tutti i mercati e si manifesta in particolare in quelli caratterizzati da intrecci e posizioni dominanti”.