Nel 2003 l’allora governatore della Fed, Ben Bernanke, spingeva per comunicare ai mercati finanziari che la banca centrale statunitense sarebbe stata pronta e disponibile a ridurre i tassi d’interesse fino a zero, perché ciò avrebbe avuto effetti benefici sulle aspettative:

“E’ estremamente importante che facciamo quanto possibile per mantenere una configurazione di sostegno ai mercati. Questo significa proseguire la nostra politica monetaria accomodante e, anche più importante, usare i nostri comunicati per segnalare la nostra volontà di mantenere una politica lasca fintanto che ci sarà il rischio di ulteriore disinflazione e di continua debolezza economica”

La settimana scorsa la Federal Reserve ha comprato 5 miliardi di dollari di debito emesso da Fannie Mae, Freddie Mac, e Federal Home Loan Bank, nell’ambito del nuovo programma mirato a ridurre i costi dei mutui. L’acquisto ha interessato titoli di scadenza compresa tra dicembre 2008 e novembre 2009, ad un tasso d’interesse del 4,5 per cento.

di Mario Seminerio

Lo scorso mese, in un discorso pubblico, Ben Bernanke aveva dichiarato: “Non è responsabilità della Federal Reserve – né sarebbe appropriato – proteggere prestatori ed investitori dalle conseguenze delle loro decisioni finanziarie“. Che tradotto voleva dire che la Fed di Bernanke non avrebbe agito come la Fed di Greenspan, cioè non avrebbe iniettato fiumi di liquidità nel sistema finanziario statunitense (e globale) al solo scopo di evitare il panico di mercati finanziari gonfiati dagli anabolizzanti di bolle finanziarie create da precedenti “salvataggi” dei bonus di Wall Street.