A riprova del fatto che l’uccisione di Bin Laden sta avendo tra i parlamentari italiani lo stesso effetto di un rave party, segnaliamo la dichiarazione Ansa di Andrea Lulli, capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera:

«Dopo il significativo calo del prezzo del petrolio registrato in queste ore, ci aspettiamo che le compagnie petrolifere adeguino oggi stesso il prezzo dei carburanti alla pompa così come avviene quando il petrolio aumenta. Sarebbe una occasione per dimostrare serietà nei confronti dei consumatori sempre più tartassati dal governo e dai petrolieri»

Premesso che sarebbe più opportuno osservare il prezzo delle benzine e non quello del greggio, in questo momento al Nymex il West Texas Intermediate sta quotando 112,42 dollari, in calo di 1,52 dollari sulla chiusura di venerdì.

(…) Novità sarebbero in arrivo anche per la rete di distribuzione carburanti, un tema che vede al lavoro il ministero dello sviluppo economico guidato da Claudio Scajola per ‘disegnare’ una liberalizzazione del mercato che in prospettiva faccia  anche scendere i prezzi. E non è escluso che si tratti di un intervento varato per decreto. L’articolato complesso di misure a cui il governo sta lavorando in vista del Cdm, infatti, dovrebbe essere organizzato in un disegno di legge e in un decreto per le misure più urgenti – Ansa, 15 giugno 2008

“Chiederemo conto all’industria petrolifera dell’andamento dei prezzi della benzina alla pompa” tuonò il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, prima di entrare all’assemblea dell’Unione petrolifera ieri a Roma. “Non si puo’ tollerare che il prezzo cresca troppo velocemente quando aumenta il barile di petrolio e troppo lentamente quando cala”.  Vecchie menate, buone per ogni occasione. Questa dinamica asimmetrica di prezzo è stata analizzata dalla letteratura economica, che ha finora prodotto la teoria dei “razzi e delle piume” (rockets and feathers), secondo la quale il fenomeno sarebbe riconducibile al comportamento dei consumatori, nelle fasi di calo dei prezzi meno disposti a fare shopping around alla forsennata ricerca del prezzo migliore. Teoria economica a parte, contano molto altri aspetti.

Dopo la Norvegia, quello che potremmo definire il “virus dell’italianità” sembra essere stato isolato anche negli Stati Uniti, nel ceppo noto come “demagogia politica” ibridato con “analfabetismo economico”. In queste settimane il dibattito pubblico tra i candidati alla Casa Bianca si sta focalizzando sulla proposta di John McCain di sospendere l’imposta federale sulla benzina (gas tax) durante la summer driving season. Proposta bizzarra e controproducente, ma immediatamente ripresa con entusiasmo da Hillary Clinton, mentre Barack Obama si è detto contrario. Ma, come vedremo tra poco, questo non è esattamente un merito.

Adusbef e Federconsumatori hanno chiesto un incontro urgente col ministero dello Sviluppo economico e con quello dell’Economia per fermare i ”comportamenti speculativi” che ”pesano sulle tasche dei cittadini per oltre 3 euro a pieno di benzina e con oltre 70 milioni di euro al mese di incasso per le compagnie”. Le due associazioni consumeriste con un comunicato tornano a denunciare una ”doppia velocità” dei prezzi della benzina rispetto a quelli del petrolio e chiedono di verificare perché ”il prezzo industriale della benzina in Italia sia il più elevato in Europa”.

”Non c’è giustificazione alcuna perché oggi la benzina sia venduta a 1,31 euro al litro, visto che il petrolio è a 65 dollari al barile, come nello stesso periodo dell’anno scorso e allora la benzina era venduta 1,30 euro al litro, ma con una differenza sostanziale e cioè che il dollaro valeva l’8% in più rispetto all’attuale cambio con l’euro. Quindi solo per questo raffronto vi sono 3-4 centesimi in più sul prezzo al litro della benzina”.

Ad un più attento esame dei numeri scopriamo che le cose stanno diversamente. Vediamo perché.