Questa mattina, intervenendo alla trasmissione Radio anch’io, il futuro premier Pierluigi Bersani (questa non è ironica), ha dichiarato:

«Dobbiamo vedere se l’obiettivo che ci siamo dati del pareggio di bilancio è centrato. Bisogna vedere se la crescita è quella delle previsioni e quanta polvere è stata messa sotto al tappeto. Certamente siamo usciti dal baratro, ma non condivido certi toni un po’ trionfalistici: il 2013 sarà un anno difficile»

Sarà certamente un anno difficile, e non abbiamo idea di chi possa essere così stolto da assumere “toni un po’ trionfalistici”. Non ce n’è proprio motivo. A meno che Bersani si riferisse a Mario Monti, che in questi giorni per lui è diventato qualcosa di molto simile ad un incubo, quello del Senato in stallo. Ma da questa frase di Bersani si possono anche cogliere alcune sfumature programmatiche.

Nei giorni scorsi il segretario del Partito democratico (e futuro premier), Pierluigi Bersani, ha avuto un giro di colloqui a Bruxelles con alti funzionari della Ue, durante i quali ha tentato di delineare la posizione del governo italiano in pectore delle prossime settimane. Dal resoconto fatto dal Financial Times emerge che Bersani avrebbe proposto una sorta di scambio, basato su quella che esponenti del Pd definiscono la “regola aurea”, cioè l’esclusione degli investimenti dal computo delle metriche di deficit. Se le cose stanno in questi termini, abbiamo il timore che si tratti di una pia illusione del leader italiano, oltre ad essere la strada sbagliata per definizione per rilanciare la crescita.

Qualche considerazione molto spicciola ed in ordine sparso sull’esito delle primarie del centrosinistra, che hanno “incoronato” Pierluigi Bersani a front runner di coalizione alle prossime, mitologiche elezioni politiche. Il risultato finale è inequivocabile, segno che Renzi non ha praticamente intercettato voti degli elettori dei candidati eliminati al primo turno. Non che non lo si sapesse, peraltro, vista la levata di scudi contro il “corpo estraneo” di Firenze che ha segnato tutta questa consultazione.

A giudicare dai commenti letti sui social network c’è soprattutto un punto, dell’intervista di oggi di Pierluigi Bersani al Sole, che suscita scandalo. Eppure, aguzzando lo sguardo e resistendo ai riflessi pavloviani, si scoprirebbe che l’idea di Bersani è ispirata ad uno dei capisaldi del “modello tedesco”. Che poi la declinazione di tale modello riesca dalle nostre parti, è tutt’altro discorso.

Tanto tuonò. O era mal di pancia?

«Io chiedo che si cerchi in ogni modo un’intesa, poi può anche non riuscire ma vorrei che tutti ci provassero. Se non c’è l’accordo il Pd ha detto che sosterrà Monti fino a fine legislatura ma che su ogni problema diremo la nostra. Il tavolo lavori in pace e il Governo cerchi ogni possibilità di intesa innovativa. Noi siamo pronti a metterci tutta la coralità per una buona riforma»

“Coralità” significa che Fassina e Orfini saranno gli esecutori della deliziosa polifonia del Pd, immaginiamo. Anche quello potrebbe avere valenza terapeutica.